TRAMA
Se non avete mai sentito parlare dell'Area X è merito della Southern Reach. Da trent'anni un fenomeno dall'origine sconosciuta sta alterando l'ecosistema costiero di un territorio nel Sud degli Stati Uniti. Cosa (o chi...) ha generato l'Area X, cosa avviene all'interno del confine impenetrabile che la divide dal resto del mondo, quale destino attende chi decide di esplorarla? Sono domande a cui, da trent'anni, tenta di rispondere la Southern Reach, un'agenzia governativa segreta incaricata di studiarne il fenomeno. Senza risultati, almeno finora.
Alla Southern Reach c'è un nuovo direttore: John Rodriguez, anche se tutti lo chiamano Controllo. Eppure quello che sembra mancargli è proprio il controllo sulle cose. A cominciare dalla struttura che è stato chiamato a dirigere, dove tutti perseguono i loro scopi, tanto segreti quanto personali. La sua vice, per esempio, ancora legata alla direttrice precedente e forse a conoscenza dei veri motivi che hanno spinto l'ex capa a prendere parte alla dodicesima missione nelle vesti della psicologa. O i membri della divisione scientifica, con i loro terribili e pericolosi esperimenti con i conigli. O Whitby, che sembra sapere troppe cose per un semplice "tuttofare".
A controllo basterà poco per capire che i misteri della Southern Reach sono altrettanto numerosi e pericolosi di quelli dell'Area X. Qual è il vero scopo della Southern Reach? Chi la comanda? A quale autorità risponde? Per rispondere a queste domande, Controllo potrà contare su un unico, imprevisto alleato. Lo capisce appena la guarda negli occhi, nella sala degli interrogatori dove l'hanno portata appena è ricomparsa al di qua del confine: la biologa è tornata.


COMMENTO

UMANO, TROPPO UMANO
È curioso pensare che, sette giorni fa, avevo definito la mia esperienza di lettura di "Annientamento" come un balzo, un tuffo nell'ignoto, l'abbandono della razionalità di tutti quei discorsi che ripetono "no, non perdere tempo con la fantascienza, non ti piacciono questi libri". Ho ancora in mente, vividissime, le sensazioni suscitare da quel primo volume: perturbamento, confusione, inquietudine, e una grande, grandissima, irrazionale attrazione. Tutto questo, inaspettatamente, mi ha spinto a prendere in prestito anche il secondo e il terzo volume quando ero ancora immersa nella dodicesima spedizione nell'Area X, sperando di ritrovare quelle stranianti sensazioni di ridimensionamento dei sensi umani: "Annientamento" parlava di mimetismo genetico, di sensazioni primitive e primordiali, era in grado di avvicinarsi ad una sorta di iato profondo, tangibile, fra le facoltà umane e quacosa si estraneo, di altro, di oltreumano. Ed era un'esperienza terribilmente inquietante, ma anche magnetica.
"Autorità", ahimé, soffre di tutti i difetti di "Annientamento" (confusione della trama, personaggi macchiettistici e piatti, assenza totale di spiegazioni) senza i benefici dei suoi innegabili pregi: questo secondo volume si trascina stancamente, insegue i brividi del primo capitolo semza essere in grado di avvicinarsi nemmeno un po', si perde in ritornelli che non hanno spessore. La forza di "Annientamento" era l'Area X, e in "Autorità" non c'è Area X: non parlo di trama o ambientazione, il punto non è che questo secondo volume si svolga interamente fra i corridoi della Southern Reach, impregnati di puzzo di miele rancido e dei ricordi di una ex direttrice scomparsa, il punto è proprio che manca quello che l'Area X rappresentava. Tutta l'alterità del primo romanzo di perde, per lasciare spazio alle sfiancanti elucubrazioni mentali di Controllo, nuovo direttore della Southern Reach, che il controllo non ce l'ha nemmeno sulle sue facoltà mentali. Resta il senso di diffidenza che il lettore deve avere per ogni cosa che legge, perché il punto di vista del narratore non è affidabile, non è per niente affidabile; ma se in "Annientamento" questa inaffidabilità era una sensazione strisciante e diffusa, che permeava e investiva tutto - compresi, forse, i sensi del lettore - in "Autorità" si tratta di qualcosa di molto più limitato, qualcosa che sembra riguardare solo la mente di Controllo, qualcosa di troppo umano. Avrebbe potuto tranquillamente trattarsi di un qualsiasi libro sulle turbe psichiche di un uomo che, ironia, perde il controllo sulle proprie facoltà razionali, l'Area X sarebbe anche potuta non esistere, e questo libro si sarebbe retto benissimo. Ecco, di per sé questo non lo rende un brutto libro, ma il confronto con la bellezza e la forza del primo volume è così impietoso da rendere "Autorità" un pallido esemplare dei tanti libri che fanno a formare il calderone della narrativa fantascientifica-orrorifica contemporanea.
C'è poi da dire che una buona metà di queste 300 pagine sono puramente infarcite di nulla, un confuso e noioso trascinare il lettore in mezzo a scontrini e autostrade e poi viaggi in pick-up senza arrivare da nessuna parte (se non la conclusione che si vende di più scrivendo trilogie che due volumi, ahimè), e questo sì, è un difetto in sé e per sé, a prescindere dal confronto con un primo volume totalmente affascinante.
Le ultime quaranta pagine mi hanno tuttavia ricordato cosa ho trovato di così bello nell'Area X, hanno riportato in vita la scrittura di VanderMeer che avevo imparato ad amare, e mi hanno convinta che c'è ancora un ultimo tuffo da compiere.