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Trilogia sporca dell'Avana

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Discussione: Gutierrez, Pedro Juan -Trilogia sporca dell'Avana

  1. #1
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    Predefinito Gutierrez, Pedro Juan -Trilogia sporca dell'Avana

    "Il volume contiene la Trilogia nella sua interezza. Oltre a "Senza niente da fare", già noto quindi in Italia, il presente volume include "Ancorato alla terra di nessuno" e "Sapore di me". Il lettore italiano potrà finalmente apprezzare quest'opera fondamentale della narrativa contemporanea, il cui protagonista, Pedro Juan, attraversa gli anni della storia recente di Cuba, gli anni Novanta, quelli della sua crisi peggiore, che si incrocia e si fonde con la personale crisi dell'autore: il suo licenziamento da giornalista, il fallimento matrimoniale, la solitudine, la caduta rovinosa nella miseria e nella marginalità. Questa prospettiva più ampia illumina in modo nuovo le disavventure picaresche di Pedro Juan, le sue leggendarie gesta erotiche, la sua perenne caccia al rum, alla marijuana, a qualsiasi cosa permetta di sopravvivere e di provare piacere nel contesto della miseria di un paese povero. Ne viene fuori un'epopea spietata ma anche umana di una città, L'Avana, bella, sensuale, corrotta, malata, vitale."

    Trilogia sporca?
    Trilogia sudicia più che sporca...un accozzaglia di scene di sesso parecchio esplicite(altro che 50 sfumature di grigio).
    In pratica tra una scena di sesso e l'altra(ma queste donne cercano solo il protagonista Pedro Juan??????) l'autore delinea i tratti di una cuba dove sopravvivere è una lotta,di degrado,di sofferenza e di emarginazione sociale.
    In ogni caso non mi è piaciuto molto.
    Scritto con un linguaggio molto crudo.
    Ultima modifica di Minerva6; 02-23-2016 alle 08:55 PM. Motivo: aggiunta spazi nel titolo

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente scritto da Valuzza Baguette Vedi messaggio
    "Il volume contiene la Trilogia nella sua interezza. Oltre a "Senza niente da fare", già noto quindi in Italia, il presente volume include "Ancorato alla terra di nessuno" e "Sapore di me". Il lettore italiano potrà finalmente apprezzare quest'opera fondamentale della narrativa contemporanea, il cui protagonista, Pedro Juan, attraversa gli anni della storia recente di Cuba, gli anni Novanta, quelli della sua crisi peggiore, che si incrocia e si fonde con la personale crisi dell'autore: il suo licenziamento da giornalista, il fallimento matrimoniale, la solitudine, la caduta rovinosa nella miseria e nella marginalità. Questa prospettiva più ampia illumina in modo nuovo le disavventure picaresche di Pedro Juan, le sue leggendarie gesta erotiche, la sua perenne caccia al rum, alla marijuana, a qualsiasi cosa permetta di sopravvivere e di provare piacere nel contesto della miseria di un paese povero. Ne viene fuori un'epopea spietata ma anche umana di una città, L'Avana, bella, sensuale, corrotta, malata, vitale."

    Trilogia sporca?
    Trilogia sudicia più che sporca...un accozzaglia di scene di sesso parecchio esplicite(altro che 50 sfumature di grigio).
    In pratica tra una scena di sesso e l'altra(ma queste donne cercano solo il protagonista Pedro Juan??????) l'autore delinea i tratti di una cuba dove sopravvivere è una lotta,di degrado,di sofferenza e di emarginazione sociale.
    In ogni caso non mi è piaciuto molto.
    Scritto con un linguaggio molto crudo.
    Gutierrez è uno dei più conosciuti scrittori cubani. Uno di quelli tradotti all'estero in molte lingue, ma, devo dire, se voglio conoscere le nefandezze di Cuba degli anni peggiori, quando Castro addirittura fucilava chi cercava di andarsene in barca, beh, mi leggo Arenas.
    Nella penna di Gutierrez il sesso facile non è divertente, non c'è comicità. In Bukowski si. Leggo lui semmai. Con lui mi diverto. E ogni tanto mi molla anche qualche perla di saggezza di uomo qualunque.

    Ma se volete la vera letteratura cubana, quella di un paese che ha sofferto e che soffre, leggete Reinaldo Arenas! Comperatevi "Prima che sia notte", scoprite dentro quale orifizio sono stati nascosti i manoscritti perché uscissero dal paese, finché Reinaldo era in carcere (e perché era lì). È un'autobiografia, sì, ma lontana mille miglia dall'essere noiosa. C'è poesia e grazia, oltre che sofferenza di chi è nato "diverso" in un paese con la più lunga e crudele dittatura mai esistita. Quindi essere scrittore e omosessuale in una Cuba con Castro voleva dire essere perseguitato, come furono perseguitati i suoi affetti, voleva dire essere umiliato e annientato socialmente. Ma prima ancora c'erano stati i giorni della rivoluzione, gli entusiasmi di chi, come lui, non capiva che essa non era affatto "verde come le palme". Poi i giorni del disinganno, che contrastano con l'esaltazione dei corifei, cubani e non, del regime (Garcia Marquez tra questi!).

    Gutierrez offre, al contrario, una prosa disincantata, non impegnata. Il che va bene se è quello che volete. Ma stento a credere a tutto ciò che scrive. Certo, non sempre lo deve essere; è un romanzo dopotutto.
    Sono vere la magia, la Santeria e le decrepite vecchie agli angoli delle strade dell'Avana che fumano i sigari migliori del mondo. Sono veri il suo licenziamento da giornalista, i miseri edifici in degrado della città e sicuramente (l'ho visto con i miei occhi) la grande gioia di vivere e l'incredibile umanità e ospitalità dei cubani. Il loro usuale condividere quel poco che hanno con te, sconosciuto turista, abituato in grandi città o in enormi metropoli dove nessuno ti degna di uno sguardo. Non è raro, a Cuba, che ti accompagnino in un posto cui chiedi la direzione su come arrivarci e oltre a ciò, come scrive Gutierrez, è facile che il tuo accompagnatore diventi in seguito il tuo amico per tutto il tuo soggiorno sull'isola più grande dei Caraibi. Ti offrirà ospitalità e ti darà da mangiare. E quando partirai non chiederà niente in cambio. O forse apprezzerà la tua T-shirt e tu te ne priverai con piacere e oltre a quella gli regalerai gli ultimi dollari che ti sono rimasti. Tanto, ritornato in patria non ti saranno di nessuna utilità. Per il cubano medio invece, quei dieci o quindici dollari equivalgono allo stipendio di qualche mese di lavoro.
    Ma di quello che scrive Gutierrez ti rimane solo la curiosità di scoprire come va a finire l'avventura (inverosimile) in cui si è cacciato che alla fine del capitolo si legherà ad un'altra e ad un'altra ancora... Dentro a quel calderone ci mette jinetere, scopate, abuso di potere da parte dei militari, miseria di un paese senza speranze. Critica quella fetida isola che i cubani amano alla follia sebbene siano consapevoli di vivere in un paese marcio e corrotto. Lo fa con tanta crudezza e disperazione malgrado fra le righe si percepiscano divertimento e passione. Ma non basta.
    Ripeto, non può non tornare alla mente Charles Bukowski.

    In pratica il libro parla di Cuba e dei suoi sigari, del suo rum, delle sue magiche atmosfere, delle bellissime mulatte dal corpo perfetto e dai denti bianchissimi... e di vecchie santere sedute agli angoli delle strade, che, col sigaro fra le labbra raggrinzite, con la pelle bruciata dal sole, salutano i passanti, sorridendo quel loro sorriso magico colmo di gentilezza e placida comprensione che sembra dire: "ehi, c'è stata la crisi del '94 e siamo in miseria e non arriviamo a fine mese, ma oggi è uscito il sole, nell'isolato più avanti la vecchia radio suona ancora la salsa e un bicchierino di rum lo rimediamo sempre...

    PS: consiglio "Prima che sia notte" e "Il mondo allucinante" di Reinaldo Arenas, per la sua visione intellettuale di un paese forte e colmo di strazio allo stesso tempo.

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