Javier Mallarino, disegnatore satirico che per quarant’anni ha fustigato la classe politica colombiana, si appresta a ricevere l’omaggio alla carriera tributatogli proprio dal governo. È la celebrazione del suo potere assoluto, del privilegio di orientare il corso della storia filtrando le versioni ufficiali, di smascherare semplicemente attraverso la deformazione dei tratti somatici la vera natura e le reali intenzioni dei politici. Ma quando un ricordo del passato, troppo sbiadito per offrire certezza, si insinua nel tempo del racconto, Javier Mallarino si ritrova a fare i conti con una memoria fallace e fragile, tanto quanto lo è la costruzione della reputazione, con una storia da ricostruire, con l’inquietudine che anche il passato possa continuamente cambiare. Come la storia, che non è solo quella raccontata dal potere, ma anche quella che la letteratura sa far rivivere, insieme alle amare riflessioni sull’insolubile conflitto tra vita privata e immagine pubblica.


Romanzo complesso ed affascinante, scritto molto bene, su un argomento sottile che è quello dei ricordi reali o costruiti o semplicemente suggeriti o supposti, una rete fragile che lega la memoria al passato e che costruisce le "reputazioni" degli uomini. La reputazione è una delle protagonista della storia, sia quella che viene distrutta da un sospetto sia quella che viene esaltata costruendola sull'immagine che le persone vogliono costruire proiettando il loro bisogno di venerare miti ed eroi. La reputazione anch'essa fatta di materia fragile e multiforme che però condiziona le storie degli uomini in maniera importante, come viene sottolineato in questo bel romanzo.