TRAMA:
Fredrik Sj÷berg ha trascorso sette anni a caccia di mosche su una piccola isola svedese, un paradiso naturale di quindici chilometri quadrati al largo di Stoccolma. Da quellĺesperienza Ŕ nato*Lĺarte di collezionare mosche, uno straordinario libro di viaggio, di storia naturale, di divulgazione scientifica, di passione, aneddoti, divagazioni e tanta poesia.*

Partendo dalla sua personale esperienza di entomologo e dalla eccezionale biografia di RenÚ Malaise, naturalista svedese di fine Ottocento inventore di una famosa trappola per insetti, Fredrik Sj÷berg ha scritto un libro che si legge come una meditazione sulla vita e sulla gioia del collezionare. Che si tratti di opere dĺarte o di sirfidi, mosche che si travestono da imenotteri per sfuggire alla cattura degli uccelli, che temono i loro pericolosi pungiglioni. In sette anni lĺautore Ŕ riuscito a classificare 202 specie di sirfidi, di cui 180 solo nel suo giardino. Il suo sguardo si fissa sullĺinfinitamente piccolo per ricostruire una rete di relazioni con la natura, la storia, lĺarte. D.H. Lawrence, August Strindberg, Thomas de Quincey, Milan Kundera, Bruce Chatwin, Linneo sono interlocutori delle sue riflessioni, la Birmania e il deserto della Kamchatka alcuni luoghi delle storiche spedizioni naturalistiche di cui si racconta. Con un tono spesso scanzonato e sempre autoironico, Sj÷berg osserva il mondo attraverso il prisma di questa sconosciuta specie di insetti, riuscendo a farci riflettere sulla vita, sul mondo naturale e come impariamo a interpretarlo, ma anche sulla lentezza, la libertÓ e la beatitudine della contemplazione. Best-seller in Svezia, Inghilterra e Germania,*Lĺarte di collezionare mosche*Ŕ stato pubblicato in tutto il mondo.



COMMENTO:
Questo libriccino Ŕ stata un'esperienza curiosa, una lettura diversa e per certi versi interessante, ma non credo ripeterei troppo volentiri l'esperienza.
╚ un collage, un misto (spesso poco armonico) di memoir, biografia, autobiografia, diario, raccolta di riflessioni e saggio divulgativo sull'entomologia. Ecco, un esperimento potenzialmente interessante, ma qualcosa di questa potenzialitÓ si Ŕ persa, secondo me, nella poca coerenza con cui le varie parti sono amalgamate. E non solo i vari aspetti che compongono il libro sono poco omogenei, ma anche la scrittura Ŕ altalenante: ci sono capitoli geniali, interessantissimi, persino poetici, ma accanto a questi ci sono anche numerosissime pagine piuttosto noiose, infarcite di riflessioni opache e in qualche modo giÓ lette.
Certo, devo almeno riconoscere a Sj÷berg il merito di avermi fatto leggere 200 pagine sulla catalogazione delle mosche (o meglio, dei sirfidi) senza che avessi l'impressione di trovarmi in un testo di biologia, a me che la biologia non l'ho mai studiata volentieri e delle mosche non mi Ŕ mai imporato granchÚ.
Credo che il modo migliore di godere di questa lettura sia proprio prenderla per una specie di divertissement, un esperimento un po' diverso, un libro fuori dagli schemi classici del romanzo o del saggio, e afferrare solo quei capitoli interessanti, lasciando scivolare invece le frasi meno significative.
E allora resta la bottonologia, resta un uomo che tutte le sere attraversa la cittÓ con un agnello stretto fra le braccia e varca cosý le porte del Teatro Nazionale, restano i commoventi tentativi di difesa di mosche che assumono le fattezze di insetti dotati di pungiglione, ignare che a certe latitudini questi insetti siano estinti da anni.
Si tratta di suggestioni, si immagini fugaci che rischiano di sbiadire fra resoconti di viaggio di un esploratore vagamente arrogante e aste a cui vengono vendute case dai gabinetti illustri.
Non mi Ŕ piaciuta molto l'ironia forzata dell'autore, quella che lo spinge a sminuire il non-entomologo quasi per difesa, quasi si aspettasse da un momento all'altro di essere deriso e umiliato per via dei propri studi poco noti ai pi¨. Un atteggiamento un po' adolescenziale, ecco, che qualche volta ha gettato un'ombra su pagine altrimenti molto interessanti.

E poi, mi resterÓ sempre una domanda: davvero in Svezia c'Ŕ la convinzione che <i> i treni del sud Europa </i> siano popolati da banditi armati di cloroformio pronti ad addormentare e derubare interi vagoni?