INCIPIT
Cogliendosi nello specchio solitario Lesser si svegliò per finire il suo libro. Sentì l'odore della terra viva nella morte invernale. In lontananza il lamento di una nave lasciava il porto. Ah, se potessi andare anch'io dove va quella nave. Cerca di riaddormentarsi ma non ci riesce, è come se un cavallo lo trascinasse fuori dal letto per le gambe legate. Devo alzarmi per scrivere, altrimenti non avrò pace. In questo senso non ho scelta. "Mio Dio, gli anni". Butta via la coperta e vacillando accanto alla sedia sgangherata dove ha posato i vestiti s'infila lentamente i pantaloni gelidi. Oggi è un altro giorno.

TRAMA
Bernard Malamud pubblicò "Gli Inquilini" (The tenants) nel 1971. La prima edizione italiana uscì per Einaudi nel 1972 tradotta da Floriana Bossi.

Harry Lesser è uno scrittore che occupa un appartamento in una palazzina che sta per essere abbattuta, ma Levenspiel, il proprietario, ebreo come lui, non lo può fare perché lo scrittore, l'unico inquilino rimasto, intende finire il suo libro prima di andarsene. Lì l'ha iniziato e lì deve finirlo! Non potrebbe essere altrimenti. Ma la fine non arriva a causa del classico blocco dello scrittore e un giorno, esasperato dalle insistenze di Levenspiel che vuole farlo sloggiare e che gli offre addirittura dei soldi per andarsene, Harry Lesser, girando per lo stabile sente un ticchettio di una macchina per scrivere provenire da chissà dove. In una stanza poco lontano si è rifugiato un ex galeotto che vorrebbe essere il prossimo Richard Wright o James Baldwin.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Il romanzo non è all'altezza de "Il commesso" o de "L'uomo di Kiev" o di qualche altra opera di Malamud, ma è un buon romanzo. Dopo la parte iniziale, sicuramente inferiore al resto, parte in quarta, e l'arrivo di Willie Spearmint, un aspirante scrittore afroamericano, che occupa abusivamente un appartamento accanto, ravviva la storia e trasforma il loro rapporto da un'iniziale ma scontrosa amicizia in uno spietato duello senza esclusione di colpi. Dà in pratica uno scossone alla ferma e sterile quotidianità di Harry.

Se ho scritto che "Gli inquilini" non è all'altezza di altri romanzi di Malamud intendevo solo che in questo suo lavoro la pecca, se così si può definire, è che la storia si svolge decisamente in discesa. Nel senso che si percepisce fin dall'inizio del rapporto fra Harry e Willie che tutto è destinato ad andare a rotoli.
Più o meno scontato, a mio parere, l'epilogo.
In salita invece è la bizzarra relazione fra i due, condita con piccole scaramucce iniziali per poi sfociare in veri e propri litigi dovuti alle critiche di Harry alle varie stesure dei primi capitoli del romanzo "nero" d'esordio di Willie, che quest'ultimo gli chiede di leggere senza accettare critiche di alcun tipo.
Quando poi Harry è invitato ad un party da Willie, conosce la sua fidanzata Irene, una bianca ebrea come lui. Fra i due nascerà qualcosa che a Willie, manesco e opportunista nei confronti della sua "ganza bianca", non piacerà. Le abitudini stagne di Harry allora escono ancora di più allo scoperto. Si ritrova incapace di cambiare e dare priorità a ciò che dovrebbe ritenere più importante, e ancora la sua quasi paranoica fissazione di dover rimanere nell'appartamento dove si rifugia gli impedisce di uscire da quel bozzolo dentro il quale è fuggito per rintanarsi e trovare la creatività la cui mancanza da troppo tempo ormai condiziona i suoi rapporti personali e intimi con l'altro sesso. La pignola ricerca del paragrafo perfetto, forse la latente competizione con il collega che invece batte sui tasti come un forsennato, lo blocca fino a farlo sprofondare in un ambiente dal quale non riesce più ad uscire. Tutto diventa meno importante della creazione che non arriva.

Ho avuto anche la sensazione che Harry Lesser potesse essere stato l'alter ego di Malamud in un periodo della sua carriera poco ispirato. Eppure, sebbene io sia di parte in quanto ho sempre amato Malamud, a me il romanzo è piaciuto molto. Mi è piaciuto perché se, come dicevo, può sembrare che si intuisca facilmente la fine che avrà la storia, l'arrivo dell'aspirante scrittore (e della combriccola che lo circonda) fa schizzare il racconto dandogli verve e freschezza. Quando poi entra in gioco la ragazza di Willie, l'equilibrio precario della pseudo amicizia fra i due, racchiusa tutta nell'arte dei loro lavori, viene intaccata dal mondo esterno. Quindi i conflitti razziali portati allo scoperto, soprattutto da Willie, involontariamente o meno creano un attrito che "farà" il romanzo. Un romanzo feroce, forse brutale in cui il solito antieroe, quasi sempre presente nei lavori di Malamud, si trasformerà nel classico esempio della decadenza umana.

Il romanzo ha 211 pagine ed è più corto di tanti altri di Malamud.

PS: ho cercato di spoilerare il meno possibile...



Prima edizione italiana de "Gli Inquilini". Edizione Einaudi 1972. In copertina Beige et beige di Lourdes Castro.