TRAMA
Ottavio Tondi non ha mai incontrato Ligeia Tissot. Si sono scritti messaggi per quattro anni sul social network Panorama, l'ha vista in foto e ha passato un'infinità di ore a guardare il suo letto disfatto. Prima di quei messaggi, Ottavio Tondi non aveva mai scritto nulla, non una parola né un appunto. Il suo lavoro e la sua vita erano dedicati alla lettura. Ma non era un lettore qualunque. Era il lettore, colui che aveva determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi, e che da allora decideva delle fortune dei romanzi in libreria. Ma tutto questo succedeva prima, prima dell'incidente di ponte Sisto, prima che il mondo smettesse di leggere i libri, prima cheLigeia Tissot entrasse nella vita di Ottavio Tondi.*


COMMENTO

Ho un metodo tutto mio nell'accatastare libri sulla libreria, un metodo che, a dispetto del mio disordine cronico, rispetto rigorosamente. Il caso - o meglio, le mie idiosincrasie da accumulatrice di carta - ha voluto che l'ultima fatica di Pincio trovasse posto accanto al piccolo "Mendel dei libri" di Ztefan Zweig. Mi piace pensare che sia giusto così, che due libri che parlano così tanto di libri come oggetti degni di venerazione in quanto contenitori e non contenuti, che libri così intrisi di amarezza e angoscia, seppur in maniera così diversa, abbiano qualche cosa da dirsi.
"Panorama" è il romanzo dello sguardo, dove il "guardare" è qualcosa di molto diverso dal "vedere", ma dove è comunque lo sguardo il punto focale che determina e legittima ogni esistenza. In un benthamiano Panopticon moltiplicato all'infinito grazie ad un gioco di rimandi e specchi, un social network che rende prigionieri e guardiani allo stesso tempo - ma più di tutto ottenebra e acceca - Pincio si muove con sicurezza, trascinando il lettore in un viaggio surreale nel mondo della letteratura e dell'editoria contemporanea.
"Panorama" è un libriccino che si legge in poche ore ma su cui si riflette per settimane: i livelli di lettura sono innumerevoli, gli stimoli per la riflessione ancora di più. A tratti avrei voluto che Pincio si sbilanciasse un pochino di più, che andasse un po'oltre e fosse più sferzante, ma tutto sommato, pensandoci meglio, direi che è giusto anche così: lasciar cadere uno spunto, lanciare un sasso, puntare un fascio di luce verso determinate tematiche e lasciare poi che sia il lettore a farci i conti, a metterci decisamente qualcosa di suo. Perché a volte è troppo comodo trovare tutte le domande e tutte le risposte in un libro. "Panorama" è un libro che dà alcune risposte, ma soprattutto pone domande - acute, sopra le righe, provocatorie-, e al lettore non resta altra scelta se non mettersi a sua volta in gioco.
In pochissime ore di lettura Pincio mi ha riempita d'indolenza, seguendo i movimenti molli e inetti di Ottavio Tondi, un uomo che si è sempre lasciato trasportare dalla vita, in balia di eventi che non ha mai saputo né voluto controllare: dal casuale incontro con l'editore di una grossissima Casa Editrice, la Bianca; al suo ascendere al ruolo di Lettore con l'iniziale maiuscola, quello che il pubblico si contenta di veder leggere per ore sul suo divano portato da casa; passando da una vita privata fatta di passi indietro e fallimenti; approdando infine ad un social network che ha tutti i tratti esasperati e degenerati di ciò che già conosciamo, per perdere totalmente il senno osservando il letto sfatto di una giovane ventiquattrenne.
"Panorama" è un ottimo quadro che rappresenta minuziosamente il malessere del mondo dell'editoria contemporanea e, di rimando, anche di determinate dinamiche sociali: viviamo in un mondo dove ci sono sempre meno lettori ma il numero dei romanzi nei cassetti - e non solo nei cassetti, perché il self-publishing è ormai alla portata di chiunque - continua ad aumentare; viviamo in un mondo dove la lettura, un atto privato e intimo, è sempre più oggetto di ammirazione puramente estetica, di icona, di moda, un simbolo vuoto che richiede solo uno sguardo. Ottavio Tondi viene guardato leggere, viene acclamato in quanto lettore, ma si tratta solo di sguardi. Non si parla mai di letteratura, non esistono i contenuti dei libri, esiste solo la corsa alla lettura e allo sguardo e ad ogni mezzo che possa rendere una visibile testimonianza di lettura. Perché se Bentham sperava che i prigionieri interiorizzassero lo sguardo disciplinante per autosorvegliarsi,*Panorama*- e così il fluido mondo di internet - inesorabilmente fa interiorizzare quel sottile filo rosso che unisce indissolubilmente voyeurismo ed esibizionismo: esisto se sono osservato, devo fare qualcosa per essere osservato, internet è così ricco e fluido che non posso mai sapere se qualcuno mi sta guardando - vedendo, quello mai -, e così devo fare e fare e continuare a fare per continuare ad esistere. Così la letteratura si fa pettegolezzo, dove il pettegolezzo è spiare nelle vite degli altri, e il lettore diventa icona e guru solo in quanto massimo sguardo, e diventa oggetto guardato, e la letteratura non esiste più.
E così restano editori che per mantenere un imparziale entusiasmo verso i libri che devono pubblicizzare, non leggono più nulla; restano pseudonimi e false identità a reggere le fila di best seller dall'enorme successo, e resta il vuoto attorno alla Gloria che finisce in nulla; restano sparuti gruppetti di letterati a stringersi nei cappotti davanti all'ultima libreria rimasta in città.*
E resta soprattutto una sensazione di angoscia e sfiducia incombenti, restano timori e delusioni e un'amarezza grigia che non si riesce a scrollarsi dalle dita, anche dopo aver richiuso un libro e avergli trovato un posto - tanto casuale quanto significativo - sugli scaffali della mia libreria.