Il nano e la bambola è una raccolta di 30 racconti scritti da Boll tra il 1950 ed il 1970. Sono racconti eterogenei per argomento - anche se a dominare sono i temi a lui cari della religione e della guerra – e per lunghezza, si va infatti da racconti lunghi appena un paio di pagine a racconti che arrivano alla quarantina di pagine. In una raccolta tanto ampia va da sé che i racconti – mi duole ammetterlo perché Boll è tra i miei autori preferiti - non hanno tutti lo stesso valore e la stessa bellezza. Alcuni li ho trovati bellissimi, altri hanno lasciato il tempo che hanno trovato ed altri francamente non li ho capiti.

Molto bello “Aneddoto con effetto deprimente sulla morale del lavoro” un titolo quasi alla Lina Wertmuller per un brevissimo racconto sulla inutilità della frenesia lavorativa per raggiungere risultati che si possono raggiungere anche senza frenesia.

“Quando scoppiò la guerra” e “Quando finì la guerra” sono due racconti complementari che inducono a non poche riflessioni.

Bello e in un certo senso romantico il racconto “La Valle degli zoccoli tonanti”, il più lungo di tutta la raccolta.

Surreali i racconti “Nel paese dei rujuk”, “Nel suo giardino aveva un pesco” e “Ricordi di un giovane re”.

Triste ma bello “La morte di Elsa Baskoleit”.