In poche ore di una giornata qualunque a New York, Tommy Wilhelm, un quarantenne che "ha sbagliato tutto nella vita", tocca il fondo dell'umiliazione e dello scacco. I suoi rapporti con il padre e con la moglie subiscono infatti una crisi decisiva e con l'ultimo errore si affollano intorno a lui le mancanze di un'intera esistenza. Fino ad un epilogo memorabile. (IBS)

Per me è il secondo romanzo (1956) di questo autore canadese ma naturalizzato statunitense, sono stata attratta dalla trama postata sopra visto che sono anche io una (neo)40enne che ha sbagliato (però aggiungo quasi, non sono così spietata nei miei confronti ) tutto nella sua vita. Invece sono rimasta piuttosto delusa..."L'uomo in bilico" (1944) mi era piaciuto davvero molto, ero riuscita a trovare un contatto con il protagonista, mentre qui ho percepito uno stile troppo piatto e noioso che non mi ha permesso di farmi coinvolgere dalla storia.
Il rapporto pessimo col padre e quello (forse sostitutivo) con lo pseudopsicologo che lo aiuta a giocare in borsa è abbastanza interessante ma scritto con uno stile troppo asciutto per i miei gusti, ci ho trovato poco coinvolgimento, probabilmente questa era proprio l'intenzione di Bellow, ma io non sono riuscita lo stesso ad apprezzarla. Il finale per me non sarà di certo memorabile, anzi, a distanza di poche settimane me lo sono già dimenticato. Riproverò comunque a leggere altro perché voglio approfondire questo scrittore.

Nonostante ciò, voglio postare 3 citazioni che ho sottolineato e che ho trovato molto valide:

«La gente non si rende conto di come siano sensazionali le cose che fa. Non vedono lo straordinario in se stessi. Si perde nello sfondo della vita quotidiana.»

«Una persona può stancarsi di esaminare continuamente se stesso e di cercare di correggersi. Si può passare tutta la seconda metà della vita a riparare gli errori della prima metà.».

«Voglio dirvi di non sposare la sofferenza, come fa certa gente. C'è chi sposa la sofferenza, ci mangia e ci dorme insieme, come marito e moglie. E se vanno con la gioia credono di essere degli adulteri.»