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 Zio Vanja

Mostra risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Cechov, Anton - Zio Vanja

  1. #1
    *MOD* Monkey Member
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    Predefinito Cechov, Anton - Zio Vanja

    Di questo autore avevo potuto già apprezzare gli straordinari racconti, poi ho deciso di dedicarmi anche alle opere teatrali ed ho iniziato proprio da questa, un breve dramma (così l'ho trovato classificato ma non concordo del tutto) in quattro atti, sfruttando la sfida dei 100 libri consigliati dal prof Dorfles.
    Ero molto prevenuta di fronte alla lettura di tali testi, preferivo vederli rappresentati su un palco, credevo di fare confusione tra i vari personaggi, invece poi con Il misantropo e Aspettando Godot mi si è aperto un mondo e zio Vanja è stato per me un altro successo.
    Non vedo l'ora di proseguire con Il gabbiano, Tre sorelle e Il giardino dei ciliegi.
    Ultima modifica di Minerva6; 05-23-2016 alle 08:14 PM.

  2. #2
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    Predefinito citazioni con considerazioni personali

    - Non voglio più niente, non ho bisogno di niente, non amo nessuno...

    A volte mi ritrovo anche io a dire così, soprattutto per le prime due considerazioni perché quello che voglio non si realizza quasi mai .

    - Il mio tempo è trascorso, per me è tardi... Sono invecchiato, ho lavorato troppo, mi sono involgarito, i sentimenti si sono spenti e mi pare che non potrei più affezionarmi a nessuno. Io non amo nessuno e... non amerò più.

    Io amo ancora qualcuno, ma vorrei non fosse così perché spesso amare è sofferenza, se tieni troppo a qualcuno sei anche sempre in ansia e preoccupato per quello che gli può accadere (ma forse è solo un problema mio ). Però i sentimenti per il genere umano mi si sono assopiti, dopo troppe delusioni non riesco più a concedermi totalmente al prossimo come mi accadeva in passato, la mia disponibilità ora è davvero limitata a pochi "eletti" .

    - Mi pare che la verità, qualunque essa sia, non sarà mai così terribile come l'incertezza.

    No, l'incertezza è meglio... Resta sempre la speranza..

    Concordo con Sonia, resta ancora la speranza e l'illusione, anche se capisco che in certi casi l'incertezza può essere fatale e a volte è meglio sapere subito la verità.

    - Oh, capisci... ( stringe convulsamente la mano di Astrov) capisci, se si potesse trascorrere quel che resta della vita in qualche modo, in modo nuovo. Svegliarsi in una limpida, tranquilla mattina e sentire che hai ripreso a vivere da capo, che tutto il passato è dimenticato, è svanito come fumo. ( Piange).Cominciare una vita nuova... Suggeriscimi come cominciare... da che cosa cominciare... (zio Vania)

    Pur essendo io una convinta nostalgica sempre in venerazione della memoria del passato, sarei disposta a dimenticare tutto per ricominciare la mia vita daccapo ... però sapendo quello che ho sbagliato per poterlo cambiare .

  3. #3
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    Inutile discutere, i russi hanno una marcia in più! Cechov (che praticamente non conoscevo) rimane sulla stessa linea introspettiva-sociologica-esistenziale di Tolstoj e Dostoevskij e mette in scena personaggi di valore eterno: il "vecchio" che scopre retrospettivamente di aver gettato via la sua vita, il disilluso, che trova unico conforto nel progetto (forse irrealizzabile) di salvaguardare il territorio, la giovane donna ammaliatrice ma di fatto incapace di dare senso a ciò che vive, l'anziano vanaglorioso, fatuo e prepotente, capace di tiranneggiare tutti coloro che lo circondano...
    Un piccolo grumo di umanità, poche pagine densissime in cui tutti noi possiamo riconoscere pezzi della nostra vita.

    Minerva, non sei solo tu ad essere perennemente in ansia per quelli che ami

  4. #4
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    Ho guardato la lista dei 100 libri consigliati dal prof Dorfles con paura di non trovare lì Cechov , purtroppo c'è solo Zio Vanja, io aggiungerei i suoi preziosi racconti, che leggo e rileggo tutta la mia vita cosciente, ma le sue opere teatrali mi sembravano noiosi, pessimistici e solo recentemente io, vissuto una vita con i suoi alti e bassi, capisco tutta la loro saggeza, amara verità , umanità e mi sembra che Cechov mi dice : "Non avere paura, io sono qui".

    La frase più famosa di Anton Cechov: “In un uomo tutto deve essere bello: il viso, gli abiti, l'anima, il pensiero.”
    E ancora: “vedremo il cielo cosparso di diamanti”
    Da Zio Vanja:
    “ASTROV
    In un uomo tutto deve essere bello: il viso, gli abiti, l'anima, il pensiero. Lei è bellissima, non si discute, ma... non fa che mangiare, dormire, passeggiare, incantarci tutti con la sua bellezza, e nulla più. Non ha doveri di sorta, per lei lavorano gli altri... Non è cosi? Una vita oziosa non può essere pura.”


    “VOJINICKIJ (Solo) Se n'e andata…
    Dieci anni fa l'ho incontrata da mia sorella buon'anima. Aveva diciassette anni, allora, e io trentasette. Perche non me ne sono innamorato allora e non ho chiesto la sua mano? Tutto sarebbe stato cosi possibile! E ora sarebbe mia moglie...
    Sм... Adesso ci saremmo svegliati tutti e due per il temporale; si sarebbe spaventata per il tuono e io la terrei fra le mie braccia sussurrando: "Non avere paura, io sono qui". Oh, che pensieri meravigliosi, che bello, ne rido persino... ma, Dio mio, i pensieri mi si confondono in testa…”


    “SONJA
    Che fare, bisogna vivere!
    Pausa.
    Noi vivremo, zio Vanja. Vivremo una lunga, lunga sequela di giorni e di interminabili sere; affronteremo pazientemente le prove che il destino ci manderа, adesso e in vecchiaia, senza conoscere riposo. E quando verrа la nostra ora, moriremo rassegnati e lа, nell'oltretomba, diremo che abbiamo sofferto, che abbiamo pianto, che abbiamo conosciuto l'amarezza, e Dio avrа pietа di noi e tu ed io, zio, caro zio, vedremo una vita luminosa, meravigliosa, splendente; noi ci rallegreremo e, commossi, ci volteremo a guardare le sciagure di oggi, con un sorriso, e riposeremo. Io credo, zio, credo ardentemente, appassionatamente... (Si inginocchia davanti a lui e poggia il capo sulle sue mani; con voce estenuata).Riposeremo!
    Telegin suona sommessamente la chitarra.
    Riposeremo! Sentiremo gli angeli, vedremo il cielo cosparso di diamanti, vedremo tutto il male della terra, tutte le nostre sofferenze annegare nella misericordia che colmerа di se il mondo, e la nostra vita diverrа quieta, tenera, dolce, come una carezza. Io credo, credo... (Gli asciuga le lacrime con un fazzoletto).Povero, povero zio Vanja, tu piangi...
    (Tra le lacrime).Non hai conosciuto gioia nella tua vita, ma aspetta, zio Vanja, aspetta... Riposeremo... (Lo
    abbraccia).Riposeremo!”

    Le opere teatrali di Cechov così poliedrici e multistrati,che mille registi teatrali metteranno in scena mille diverse spettacoli ed è per questo le sue opere saranno vivi!
    Cechov dice a tutti:"Non avere paura, io sono qui"!

  5. #5
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    Grazie olga, ieri sera avevo pensato di postare anche il finale di quest'opera, mi hai preceduta .

    Ho cercato su youtube i video di varie versioni che sono state rappresentate, in quella originale si percepisce più forte il dramma, mentre noi italiani in qualche caso l'abbiamo reso meno tragico, ma sempre intenso e toccante.
    Dal mio punto di vista infatti non l'ho letto come un dramma vero e proprio, anche se Sonia alla fine parla di rassegnazione, piuttosto ho percepito molto il desiderio, ma anche la paura di cambiare la propria esistenza, quindi il restare nelle stesse condizioni, anche se non soddisfa del tutto, è meglio di qualcosa di nuovo che potrebbe nascondere delle difficoltà maggiori.

  6. #6
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Grazie olga, ieri sera avevo pensato di postare anche il finale di quest'opera, mi hai preceduta .
    L'altro giorno avevo pensato di postare la recensione del Zio Vanja, mi hai preceduta 1:1

    Voglio postare le parole brillanti di Andrej Belyj su Cechov, A.Belyj "è stato un poeta e scrittore russo.Nella prima metà del Novecento Andrej Belyj, romanziere poeta e filosofo, è stato un illustre protagonista della letteratura russa ed esponente del simbolismo russo" :

    “Sembrerebbe che Cechov sia il più brillante interprete del pessimismo, e nelle sue opere non c'è posto per un'allegra leggerezza; meno d'ogni altra cosa ci si
    sarebbe potuto aspettare da lui l'umiltà d'una quiete eterna. E, tuttavia, non è così. Infatti l'autentico concetto di simbolo deve distruggere nella vita la
    divisione tra essenza e apparenza, consuetudine ed eccezione. Il simbolo è l'unica, eterna realtà, [ … ] Nel simbolo noi abbiamo l'eliminazione dei concetti
    di formale e sostanziale, così che l'artista-simbolista autentico, per quanto non raffiguri la vita attraverso il prisma del determinismo, involontariamente porti
    sempre in essa un'ineffabile leggerezza e beatitudine. [ … ] L'orrore dell'ordinarietà, la volgarità sono nel loro genere il procedimento metodologico di Čechov, grazie al quale le sue immagini ottengono l'accuratezza di un disegno, rimanendo nell'ambito della quotidianità. La quotidianità diviene però una scenografia mobile, mentre i personaggi che agiscono sono silhouette dipinte sulla tela. In Cechov la sottile precisione e la modellazione delle immagini si uniscono al soffio impercettibile del Fato, come in Maeterlinck,
    ma, come in Hamsun, dietro questo soffio traspariscono una debole malinconia e una silenziosa felicità come fossero una conoscenza diretta, che anche il Fato
    è un'illusione. [ … ] sì, certo, egli sa qualcosa che noi non sappiamo ancora. Conosce il mistero, il simbolo davanti al cui soffio si disperde il Fato.”

    “Egli percepisce ciò che non sanno i suoi tristi eroi, la debole malinconia e la leggerezza, ciò di cui non si può parlare, ma ciò che è e di cui è a conoscenza
    colui che guarda nell'abisso: come rendere a parole la libertà dell'ultima schiavitù, dove il pessimismo non è più pessimismo. Infatti è qui che scorre
    l'ultima felicità... nella Pace Eterna, l'eterna pace che involontariamente respirano dall'esterno i suoi personaggi senza speranza. E quanto è forte la sua
    involontarietà! Ecco che pensa uno dei personaggi dei suoi racconti, guardando un quadro: “Julija immagina lei stessa camminare per il ponticello, poi per il
    sentiero, ancora e ancora, e tutt'intorno silenziosamente gridano le galline assonnate, scintilla una luce in lontananza. E per qualche motivo all'improvviso
    iniziò a sembrarle di aver visto già molte volte queste stesse nuvolette che si allargano per la parte rossa del cielo, e il bosco, e il campo. Si sentiva sola e
    voleva andare, andare e andare per il sentiero; e lì, dove c'era il crepuscolo della sera, c'era il riflesso di qualcosa di divino, eterno.” (Tri goda) Ed ecco il
    simbolo involontario, sul quale non si può chiedere: “Che cos'è e perché queste parole sull'eterno?” C'è qui anche qualcosa di irrisolvibile; senti che
    tutto questo è così. Quando, congedandoti dalla persona amata, abbandonata in un angolo sperduto di provincia, una delle sorelle dice alle gru che volano:
    “Mie care!” senti la musica della Pace Eterna che riempie la vita di un oblio imperturbato nonostante tutto! Anche se i personaggi di Cechov dicono
    stupidaggini, mangiano, dormono, vivono fra quattro pareti, vagano per piccoli e grigi sentieri, da qualche parte lì, nell'abisso, senti che anche questi grigi
    sentieri sono i sentieri della vita eterna e che non ci sono quattro pareti lì dove ci sono superfici eterne, inesplorate. Più normalmente parlano, più il loro
    discorso diventa simile ad un sussurro, così che non c'è più già alcun loro discorso, ma la più eloquente voce del silenzio in superfici sconosciute. Essa
    cresce sempre più, è l'invitante campana della Pace Eterna. E già probabilmente sai dei sentieri grigiastri, che se si percorsi ancora e ancora, allora lì davanti, dove c'è il crepuscolo della sera, giacerà un riflesso divino, eterno.”

    “Arriverà un tempo in cui anche la critica valuterà più in profondità il carattere autentico del pessimismo cechoviano. Leggendo le sue opere elegantemente
    leggere, sempre musicali, trasparenti e tristi
    , saranno trasportate in quell'angolo di cuore dove non c'è già più nemmeno una sofferenza né una felicità, ma solo
    la Pace Eterna. Non c'è già nemmeno lui. È nella Pace Eterna. Anche se si pronunceranno discorsi confusi, mormoreranno più dolci dei discorsi sulle sue
    ceneri le tristi betulle, sussurreranno favole, favole dell'Eternità. In un giorno di sole dorato e nel cattivo tempo, e attraverso le tenebre e attraverso le braccia
    impercettibilmente burrascose delle argentee tormente inizierà suggestivamente a splendere sulla sua tomba una lampadina cremisi. L'orologio batterà il tempo.
    E molto a lungo, ricordandolo, si recheranno alla tomba silenziosa, circondata dall'eterna pace senza tempo.”

    “Tale è Cechov. I suoi personaggi vengono delineati con tratti esteriori, e noi lì comprendiamo interiormente. Essi camminano, bevono, dicono stupidaggini e
    noi vediamo gli abissi dello spirito che traspaiono in loro. Parlano come se fossero rinchiusi in una prigione, e noi abbiamo capito di loro qualcosa che
    loro non hanno notato in se stessi. Nelle piccole cose di cui essi vivono si apreper noi una sorta di codice segreto, e le piccole cose non sono più tali. La
    volgarità della loro vita viene neutralizzata da qualcosa. Nei suoi dettagli si apre da ogni parte qualcosa di grandioso. Questo non si chiama forse guardare
    attraverso la volgarità? E guardare attraverso qualcosa significa essere un simbolista. Guardando attraverso io unisco l'oggetto a ciò che c'è al di là di
    esso. Con questo atteggiamento il simbolismo è inevitabile.”

    La traduzione da "La ricezione di A.P. Cechov nel simbolismo
    russo: due casi (D.S. Merežkovskij e A.
    Belyj)"

    E ancora: “Non si può giudicare la pièce, non averla vista sul palco” - Cechov

  7. #7
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    Che dire? Mi è piaciuto moltissimo, ma si commenta da sé ... in queste poche pagine c'è tutto, sono leggere e allo stesso tempo così dense...c'è il rimpianto di Vanja, personaggio bellissimo, il suo forte senso morale, la sua rassegnazione; l'apparente superficialità della giovane moglie del professore, apparente perché bellezza, ricchezza e l'amore di tutti gli uomini non le danno uno scopo per vivere e quindi la gioia interiore; la malinconica consapevolezza di se stessa di Sonja, una donna che si rende conto della sfortuna di non avere un aspetto attraente, eppure non si incattivisce; c'è il tipico Tiranno pieno di sé, il professore; il medico, estraneo per nascita alle vicissitudini della famiglia ma partecipe per affetto e presenza, un vero amico... in questo libricino c'è amore, amicizia, odio, gelosia, invidia, rimpianto, rassegnazione, disperazione, senso di inadeguatezza, preoccupazione, tutti i sentimenti umani, la vita di tutti noi. La forma di opera teatrale, fatta di dialoghi diretti, è molto efficace.

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