Il nero Johnny Sosa vive a Mosquitos, una cittadina dell'Uruguay, con la sua fidanzata, la bionda Dina. Johnny conduce un'esistenza modesta ma sogna in grande: alimentato dal suo programma radiofonico preferito e dal blues a stelle e strisce, arde in lui il sacro fuoco dell'arte. La sua più fervida aspirazione sarebbe diventare come uno di quei cantanti americani che gli piacciono tanto, ma per il momento si accontenta della platea dello Chantecler, il bordello del posto, anche se Dina non pare esserne troppo contenta. Finché una mattina, a casa, spiando il mondo attraverso una fessura nel muro, vede una fila di camion: sono i soldati, che hanno occupato Mosquitos e tutto il paese. Da allora non si trasmettono più film western al cinema Daguerre e non si ascolta più musica straniera alla radio. E il nostro Johnny, sdentato, con la cinturona e gli stivali a punta, assomiglia più a un vecchio cowboy che a un cantante di bolero, come lo vorrebbero i militari, pronti a offrirgli una brillante carriera se accetta di cambiare vita. Ma non sarebbe come consegnare talento e libertà nelle mani della tirannia e vederli sparire nel nulla, proprio come è accaduto al suo vicino, il povero Nacho Silvera? La ballata di Johnny Sosa è una parabola contro tutte le dittature, un libro che invita a leggere a voce alta, un romanzo, come scrive Luis Sepùlveda nell'introduzione, «pensato da un poeta e allo stesso tempo un tenero poema epico»."

Un piccolo romanzo che racchiude tante cose,la prima sensazione che mi ha fatto provare è l'ineluttabilità del tempo,del periodo in cui è ambientato,del regime militare che impone le sue regole e non permette nemmeno la libertà artistica.
Nonostante sia molto breve e quindi "abbia potuto conoscere poco il personaggio" Johnny è fantastico.
Molto scorrevole,piacevole lettura ma intrisa di tristezza.