Un libro che mi ha messo molto in difficoltà.
Perché credo di non essere riuscita a seguire l’autore là dove mi avrebbe voluto portare.
La storia parla dell’amicizia fra un raro esemplare di dromedario pezzato (a cui non viene mai dato un nome, e che viene sempre chiamato solo “il pezzato”) e Ukhayyad, appartenente ad una tribù dei tuareg del deserto, e si svolge durante il periodo dell’invasione italiana in Libia.
Un’amicizia che sfida qualsiasi cosa, il deserto e le difficilissime condizioni di vita che impone, le dure leggi delle tribù, le divinità che lo popolano, l’avidità umana.
Il deserto è il vero protagonista, implacabile su tutti e tutto.
Ma nella lettura non sono riuscita a lasciarmi andare alla durezza della magia descrittiva di un tale luogo fisico e psichico, né all’incanto pauroso dei ginn e delle altre divinità che popolano questi luoghi deserti, né alla saggezza degli sheikh e degli indovini, né al mantra sulla pazienza: “la pazienza è l’unico talismano che ti protegge dal deserto. La pazienza è preghiera, la pazienza è fede”
Quello che mi ha più colpita sono state la cultura e le dinamiche sociali che emergono dalla storia.
“Chi era la donna? Il nodo scorsoio che Satana stringe al collo degli uomini per trascinarli via. E il ragazzo? Il giocattolo con cui il padre si diverte, credendo di guadagnare attraverso di lui, l’eternità e la salvezza, accorgendosi poi sulla sua pelle che non è altro che uno strumento per distruggergli l’esistenza e dissipargli i beni. E cos’ il disonore? Un’altra illusione creata dalla gente del deserto per vivere in schiavitù”.
Tutto il libro secondo me ruota attorno ad una frase che ho trovato illuminante:
“L’essere umano è ciò che gli viene inculcato dalla nascita, succhiando il latte materno. L’uomo è ostaggio delle sue convinzioni, così come è prigioniero del suo corpo”.

E’ un libro claustrofobico, come probabilmente lo è il deserto. Che non lascia alcuna speranza, nessun messaggio di lieto fine, amore che trionfa, amicizia che sconfigge la meschinità… niente di tutto ciò. Sembra che il cielo infinito che si stende sul deserto sia un macigno che schiaccia tutto e tutti al suolo e non lascia via di scampo.
Un libro che apre mille interrogativi su quanto davvero l’ambiente e le convenzioni sociali imprigionino l’uomo che anche quando fa scelte contro queste convenzioni è destinato a soccombere, senza nessuna speranza di redenzione.


Francesca