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Discussione: 25° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 25° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Eccoci! Apro il 25° Poeticforum di FL. Ognuno di noi potrà proporre una poesia che poi, finita la fase delle proposte, commenteremo Niente di nuovo insomma...
    Chi generalmente partecipa sa che si può contribuire con proprie creazioni, lo dico per chi ancora non lo sapesse.
    Sotto a chi tocca proporre

  2. #2
    d'ya think i'm stupid?
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    Armageddon

    Dal ciel mi sferza l’accecante luce,
    similmente a dolorosa verga, in fronte.
    La mano sollevo aperta: istinto vano…

    Buio per contrasto il mondo intorno,
    all’impari confronto inadeguato:
    tutto nell’oblio s'è obnubilato!
    Cieca è la mia vista alla bellezza,
    come parimenti a ogni bruttura.

    Molli oramai le membra, al suolo crollo;
    ma col mio dorso non copulerà la pietra!
    Dagli occhi e dalla muta urlante bocca,
    già plagia la luce, nei visceri, il mio cuore.

    E carica di un’aliena energia divina, tosto
    dal delirante petto ectoplasmatico, straziato,
    con strali psichedelici or scaturisce:
    catene che verso le stelle mi sollevan,
    inanimata bambola di pezza, levitando.

    In primordiale brodo tutto or ora fonde:
    traghetti sullo Stige, marziali cherubini alati,
    vascelli interstellari, buchi neri misteriosi,
    giardini dell’Eden, isole che non ci sono…

    O nera mietitrice, al tuo infausto passaggio,
    spalancati a noi reietti gli occhi vitrei lasci:
    che sia per darci infin la vera vista?


    Hot

  3. #3
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    piccolo paese calabro della costa jonica...
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    Piccole anime sperdute

    Scioglie questo silenzio
    irreale intorno a noi
    il respiro della notte.
    L’infinito del cielo
    avvolge l’oscurità
    carezzando le stelle
    sopra noi,
    piccole anime sperdute
    nell’immensità
    dello spazio…

    (Maclaus)

  4. #4
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    Le montagne

    Tempo fa, vicino a Bazzano, le montagne
    erano un grande coro nero.
    Le montagne erano una nera assemblea.

    Ma questa mattina ho visto le montagne da vicino
    E so che hanno una bellezza delicata.

    Dalla carne delle montagne vengono
    quei fiori di ciliegio, gli alberi che alzano
    le loro braccia fiorite in una dolce preghiera.

    Ciliegi con la pelle particolare (non corteccia)
    dei loro tronchi
    che sembrano robuste braccia umane.

    Vicino al fiume –
    acqua azzura e pietre bianche.

    Le montagne ora sono verdi.
    Su di esse sono chiazze di grano e di viti,
    trace venale di un popolo non bello.

    Volevo maledire i miei occhi encefalitici,
    ma non maledissi nulla, perché la mattina
    era bella e c’era pace nel mio cuore.

    Verdi, nuove, dolci, delicate, le montagne.
    Figlie del vecchio anno passato,
    tutte abbigliate per dire di nuovo alla Primavera:
    “Tu sei sacrosanta e dolce, dolcissima” –
    mandano alla primavera un messaggio: che se vuole tornare
    le montagne sono pronte, prima del tempo.

    Questa mattina ho lasciato cadere un fardello
    che mi gravava da anni.

    Emanuel Carnevali

  5. #5
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    Ti ho persa secoli fa
    ti ho ritrovata su Facebook,
    nel tuo profilo sembri la Gioconda
    guardi di lato con qualcosa di misterioso
    tra le mani, sei bella
    ti sei sposata, hai fatto figli
    hai visitato Córdoba e altri luoghi
    e hai l’abitudine di dormire fino a tardi
    hai 2.457 amici
    hai i capelli più lunghi
    hai un tatuaggio che sembra un indio
    hai tante cose che ieri non avevi!
    Non avevamo nulla ieri
    eravamo così giovani
    credevamo che il mondo fosse di un unico pezzo.
    Anch’io mi sono costruito una vita
    sorrido ogni giorno
    pratico yoga, e mi è venuta una pancetta
    di spiedini e birra
    e di tanto in tanto, qualche strana certezza,
    mi trascina su Facebook
    per guardarti un pochino.


    León Peredo

  6. #6
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    Iniziamo con la poesia di Hot

    Armageddon

    Dal ciel mi sferza l’accecante luce,
    similmente a dolorosa verga, in fronte.
    La mano sollevo aperta: istinto vano…

    Buio per contrasto il mondo intorno,
    all’impari confronto inadeguato:
    tutto nell’oblio s'è obnubilato!
    Cieca è la mia vista alla bellezza,
    come parimenti a ogni bruttura.

    Molli oramai le membra, al suolo crollo;
    ma col mio dorso non copulerà la pietra!
    Dagli occhi e dalla muta urlante bocca,
    già plagia la luce, nei visceri, il mio cuore.

    E carica di un’aliena energia divina, tosto
    dal delirante petto ectoplasmatico, straziato,
    con strali psichedelici or scaturisce:
    catene che verso le stelle mi sollevan,
    inanimata bambola di pezza, levitando.

    In primordiale brodo tutto or ora fonde:
    traghetti sullo Stige, marziali cherubini alati,
    vascelli interstellari, buchi neri misteriosi,
    giardini dell’Eden, isole che non ci sono…

    O nera mietitrice, al tuo infausto passaggio,
    spalancati a noi reietti gli occhi vitrei lasci:
    che sia per darci infin la vera vista?


    Hot

  7. #7
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    Caro Hot, sarò onesta con te, non posso radunare tutto in un mucchio, appena comincio a capire qualcosa e poi tutto crolla (è colpa mia).
    Secondo me, tu parli di cecità, cioè dell'indifferenza, nella bataglia tra il Bene e il Male vince "nera mietitrice", nonostante che "già plagia la luce, nei visceri, il mio cuore".
    Hot, sei un poeta davvero, m'inchino a te, ammiro la tua capacità nel tradurre i pensieri in parole.
    Con la mente io capisco che la poesia è bella.
    È la anima mia, che vuole la lucidità e la leggerezza.
    Mi scusi per favore.

  8. #8
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    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio
    Caro Hot, sarò onesta con te, non posso radunare tutto in un mucchio, appena comincio a capire qualcosa e poi tutto crolla (è colpa mia).
    Secondo me, tu parli di cecità, cioè dell'indifferenza, nella bataglia tra il Bene e il Male vince "nera mietitrice", nonostante che "già plagia la luce, nei visceri, il mio cuore".
    Hot, sei un poeta davvero, m'inchino a te, ammiro la tua capacità nel tradurre i pensieri in parole.
    Con la mente io capisco che la poesia è bella.
    È la anima mia, che vuole la lucidità e la leggerezza.
    Mi scusi per favore.
    carissima amica Olga
    le tue belle parole sono immeritate, tuttavia mi lusingano ma soprattutto mi onorano. non farti cruccio per la difficoltà nel comprendere. molti han detto che sono piuttosto ermetico, se poi aggiungi un uso della lingua un po' particolare...
    le mie poesie si comprendono innanzitutto conoscendomi, dato i significati di sfondo piuttosto costanti. poi devi sempre immaginarle come una scenografia, una rappresentazione visiva. in questo scritto titolo e chiusa si supportano, in quanto armageddon é la fine dell'umanità col giudizio eterno, il momento in cui tutto sarà chiarito... l'immagine emblematica della morte, nera mietitrice, che tutti ci prende; la constatazione un po' sinistra che i morti rimangono solitamente con gli occhi spalancati; l'inevitabile collegamento che il chiarimento finale venga percepito dall'uomo proprio aprendo finalmente gli occhi nell'ultimo istante.
    i quesiti sono un po' quelli descritti nelle strofe, i dubbi tra sacro e profano, religione e fantascienza, illusioni, filosofie...
    e noi che veniamo sollevati verso l'infinito da questa luce che é entrata nel nostro corpo e ne esce in raggi simili a catene.

    TVB

  9. #9
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    Per ora non ho tempo né testa per commentare, lo farò in seguito, perciò passiamo alla prossima poesia, dell'amico maclaus

    Piccole anime sperdute

    Scioglie questo silenzio
    irreale intorno a noi
    il respiro della notte.
    L’infinito del cielo
    avvolge l’oscurità
    carezzando le stelle
    sopra noi,
    piccole anime sperdute
    nell’immensità
    dello spazio…

    (Maclaus)

  10. #10
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio

    Piccole anime sperdute

    Scioglie questo silenzio
    irreale intorno a noi
    il respiro della notte.
    L’infinito del cielo
    avvolge l’oscurità
    carezzando le stelle
    sopra noi,
    piccole anime sperdute
    nell’immensità
    dello spazio…

    (Maclaus)
    Nella poesia di maclaus Il dolore si trasforma in luce, è particolarità delle sue poesie.
    Si sente il respiro e il movimento dell’universo (il respiro di Dio?).
    È una bella allegoria: l’universo come enunciato nel corpo, che si muove, scioglie, respira, avvolge, carezza, cioè ama e protegge “piccole anime sperdute”.
    È una vera poesia.
    Bravo.

  11. #11
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    Piccole anime sperdute

    Scioglie questo silenzio
    irreale intorno a noi
    il respiro della notte.
    L’infinito del cielo
    avvolge l’oscurità
    carezzando le stelle
    sopra noi,
    piccole anime sperdute
    nell’immensità
    dello spazio…

    (Maclaus)
    Mac riconduce tutto alla spiritualità.
    anime, silenzi, respiro della notte, infinito, spazio, oscurità, stelle ...
    non vi sono entità fisiche, concrete, terrene ...
    la sua é poesia filosofica, nel suo caso religiosa,
    dove lo stato umano vivente é solo uno stadio marginale di passaggio, di infinitesimo, di solitudine universale nell'attesa di tornare parte dell'infinito, dell'entità Dio di cui siamo componente inseparabile e fondamentale

  12. #12
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    Predefinito Prossima poesia

    Le montagne

    Tempo fa, vicino a Bazzano, le montagne
    erano un grande coro nero.
    Le montagne erano una nera assemblea.

    Ma questa mattina ho visto le montagne da vicino
    E so che hanno una bellezza delicata.

    Dalla carne delle montagne vengono
    quei fiori di ciliegio, gli alberi che alzano
    le loro braccia fiorite in una dolce preghiera.

    Ciliegi con la pelle particolare (non corteccia)
    dei loro tronchi
    che sembrano robuste braccia umane.

    Vicino al fiume –
    acqua azzura e pietre bianche.

    Le montagne ora sono verdi.
    Su di esse sono chiazze di grano e di viti,
    trace venale di un popolo non bello.

    Volevo maledire i miei occhi encefalitici,
    ma non maledissi nulla, perché la mattina
    era bella e c’era pace nel mio cuore.

    Verdi, nuove, dolci, delicate, le montagne.
    Figlie del vecchio anno passato,
    tutte abbigliate per dire di nuovo alla Primavera:
    “Tu sei sacrosanta e dolce, dolcissima” –
    mandano alla primavera un messaggio: che se vuole tornare
    le montagne sono pronte, prima del tempo.

    Questa mattina ho lasciato cadere un fardello
    che mi gravava da anni.

    Emanuel Carnevali

  13. #13
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    Citazione Originariamente scritto da HOTWIRELESS Vedi messaggio
    Mac riconduce tutto alla spiritualità.
    anime, silenzi, respiro della notte, infinito, spazio, oscurità, stelle ...
    non vi sono entità fisiche, concrete, terrene ...
    la sua é poesia filosofica, nel suo caso religiosa,
    dove lo stato umano vivente é solo uno stadio marginale di passaggio, di infinitesimo, di solitudine universale nell'attesa di tornare parte dell'infinito, dell'entità Dio di cui siamo componente inseparabile e fondamentale
    ...se ti piace il collegamento, possiamo dire che nel momento dell'Armageddon torneremo a far parte dell'infinito...noi, piccole scintille di Dio...

  14. #14
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    ...se ti piace il collegamento, possiamo dire che nel momento dell'Armageddon torneremo a far parte dell'infinito...noi, piccole scintille di Dio...
    é certamente una delle condizioni possibili implicitamente espresse nella mia poesia.
    ma sicuramente termineranno tutti i dubbi e interrogativi, che sono volutamente ciò che caratterizza la nostra fase umana esistenziale.
    motivo sufficiente per me ad escludere che armageddon contempli un giudizio.

  15. #15
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    Citazione Originariamente scritto da shvets olga Vedi messaggio
    Le montagne

    Tempo fa, vicino a Bazzano, le montagne
    erano un grande coro nero.
    Le montagne erano una nera assemblea.

    Ma questa mattina ho visto le montagne da vicino
    E so che hanno una bellezza delicata.

    Dalla carne delle montagne vengono
    quei fiori di ciliegio, gli alberi che alzano
    le loro braccia fiorite in una dolce preghiera.

    Ciliegi con la pelle particolare (non corteccia)
    dei loro tronchi
    che sembrano robuste braccia umane.

    Vicino al fiume –
    acqua azzura e pietre bianche.

    Le montagne ora sono verdi.
    Su di esse sono chiazze di grano e di viti,
    trace venale di un popolo non bello.

    Volevo maledire i miei occhi encefalitici,
    ma non maledissi nulla, perché la mattina
    era bella e c’era pace nel mio cuore.

    Verdi, nuove, dolci, delicate, le montagne.
    Figlie del vecchio anno passato,
    tutte abbigliate per dire di nuovo alla Primavera:
    “Tu sei sacrosanta e dolce, dolcissima” –
    mandano alla primavera un messaggio: che se vuole tornare
    le montagne sono pronte, prima del tempo.

    Questa mattina ho lasciato cadere un fardello
    che mi gravava da anni.

    Emanuel Carnevali


    Poco fa ho scoperto la poesia di questo poeta straordinario.

    Cercando informazioni su di lui ho letto queste parole:
    "Vedrai, te ne innamorerai…” (Paolo Pianigiani) e anche io mi sono innamorata della sua poesia:

    Sapevo che in questo mondo
    quando due cose si avvicinano e si toccano,
    il risultato è un bacio,
    che l’orizzonte infinitamente delicato
    tocca la terra baciandola,
    che non c’è suono o poesia
    se non quando due cose
    si incontrano e si abbracciano.


    Luoghi comuni

    Che piacere vederti
    Che piacere vederti:
    la mia vita mancava
    di qualcosa:
    ed ecco che vieni tu
    ad appagare il desiderio di te
    nel respiro di un'ora triste.
    È certo che ti volevo vedere
    perché ti saluto con parole troppo comuni
    per nascondere una bugia:
    "Che piacere vederti".

    Venti in visita

    Dalla finestra aperta,
    una volta sola e non più,
    entrano i venti in visita
    dall’infinito.

    Tutte queste parole
    le ho lette un milione di volte −
    sempre le stesse parole,
    sempre le stesse…

    Venti in visita…


    L’ultimo giorno

    I miei occhi sono grida acute
    come gli occhi di un cane frustato, affamato
    C’è un giornale
    accartocciato
    ucciso dal fango
    Le mie mani spaventate
    tremano
    dissennate
    e la tua mano bianca
    la sento
    dentro di me che strappa quel poco di anima
    che ancora mi resta.


    Ai poeti

    Essenze di ogni bellezza popolare,
    violini dalle corde vibranti
    lunghe, soffici, delicate armonie –
    anche se sfiorati dalle ruvide dita del mondo
    anche se sfiorati dalle fredde dita del dolore –
    pensate al giorno in cui, dormendo nelle vostre tombe,
    sarete svegliati dal tuono delle vostre voci
    e dal vento forte e gelido della vostra musica:
    poiché nel suolo fertile degli anni
    le vostre voci fioriranno mutando in tuono,
    la vostra musica muterà in vento che monda e gener



    Quella mattina l’alba salì dai fradici selciati cittadini,
    era un respiro grigio e ammalato.
    Mi ero speso chiedendo alla notte il sonno.
    Ero a pezzi – soltanto lo spirito del male interamente in me;
    c’era una maledizione sulle mie morse sanguinanti labbra…..
    e poi…..
    Oh, poi giunse il solito vecchio impudente fantasma;
    portava i miei sformati e logori calzoni, e non era rasato;
    la sua faccia avevo visto nello specchio
    sin troppe volte.


    Tormentato dalla malattia, “stanco di essere stanco” , egli cerca di non perdersi d'animo:

    “Una volta fuori dalla casa di cura mi sentii rinnovato, ristabilito. Non ero mai stato tanto felice. Non ero io a essere nuovo, ma l’universo intero intorno a me. La primavera era tutta un lievito, tutta un movimento, tutta una frenesia di danze e di ritmi, tutta nuova e pulita…
    Tutto era fresco, nuovo, bello. Ogni cosa intorno a me pareva importante, vitale, potente, forte. Fluttuavo nell’aria dei pomeriggi ventosi. Danzavo sulla città e la campagna, contento, timorosamente contento. Non mi sentivo quasi più solo – quel tanto che bastava a temperare la mia contentezza; ero fiero di capire tutta quella gioia, quel movimento che era anche più bello della gioia, tutta quella nuova, così nuova, tranquilla freschezza della vita. Persi la testa dalla gioia, un giorno, quando una ragazzina, che avevo oltrepassato per strada, mi disse «tesoro». Fui felice per tutto il giorno. Ballai, ballai davvero, e dipinsi alcune figure nella mia stanza e ripresi a scolpire con la plastilina” (da Il Primo Dio)

    Mi sembra che queste parole erano trasformate nella poesia Le montagne (“…nel 1922 ritornò in Italia, dove visse gli ultimi vent'anni fra l'ospedale e varie pensioni di Bazzano, il Policlinico di Roma e la clinica bolognese Villa Baruzziana” ), è stato un passaggio dalla disperazione alla pacificazione:

    “Volevo maledire i miei occhi encefalitici,
    ma non maledissi nulla, perché la mattina
    era bella e c’era pace nel mio cuore.”


    Emanuel Carnevali (Firenze, 4 dicembre 1897 - Bologna, 11 gennaio 1942), è stato un poeta e narratore italiano, che merita di essere conosciuto, apprezzato e ricordato.

    "(...) io sono incerto come ramo curvo di salice
    che fa cenni nell'acqua
    Ammiro il diavolo perché lascia a metà le cose
    Ammiro Dio perché finisce tutto."
    Emanuel Carnevali

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