Salve, mi chiamo Ferrari Andrea, nella vita ho lavorato come disegnatore e operaio. Scrivo dal 2007 ma solo di recente ho scritto dei romanzi e uno è stato pubblicato (a giugno 2016 dall casa editrice "96 rue de La-Fontaine Edizioni"). Tra i miei scrittori preferiti vi sono Irvine Welsh e Charles Bukowski. Del secondo ho letto quasi ogni romanzo e mi sto dedicando alle raccolte di racconti.

Il mio primo romanzo si intitola "Odio", l'autore è "Andrea Ferrari". L'opera è un romanzo di fantasia che narra la vita di un uomo, dai suoi primi passi all'internamento, all'espatrio, al lavoro in fabbrica e altro ancora. Il tutto permeato dalla solitudine e dal senso di desolazione che lo attanaglia costantemente, nonostante le donne che riesce ad avere.

Copertina:


Vi posto un estratto:

Più tardi scesi per la cena; la luce incominciava a essere fioca, per quanto si vedesse ancora. La sala da pranzo era all’aperto e coperta da delle colonne; il dormitorio aveva un giardino interno con un grosso albero e varie coltivazioni, tra cui scorgevo dell’uva o qualcosa del genere.
« È lui, l’ho riconosciuto ».
Degli italiani! Grazie a Dio. Non li approcciai subito, volevo ascoltare i loro discorsi.
« Viveva nella mia città ».
« E chi sarebbe, scusa? ».
« Stava con una ragazza, la picchiava, sono sicura che sia lui ».
« Elisa attenta a quello che dici ».
« Ma ne sono sicura! ».
Un anziano si avvicinò a me, un altro italiano, gli chiesi di cosa stessero parlando. Lui subito mi penetrò con uno sguardo assassino, poi mi disse di lasciarli perdere. Cominciai a capire: i miei futuri amici stavano asserendo che io fossi un violentatore o qualcosa del genere. A distanza di chissà quanti chilometri dalla mia città e dalla mia nazione, dovevo proprio incontrare sul mio cammino dei compaesani svitati.
Quella sera non uscii, tornai in camera mia e mi addormentai. Mi svegliai più volte durante la notte. Il caldo era un qualcosa di indescrivibile. L’inglese in camera con me si mise in mutande e faticava a respirare, era affannato e non mi diceva niente, anche se avrebbe voluto. Apriva gli occhi e mi fissava, pensava a cosa dire e poi si voltava dall’altra parte, lui e le sue mutande bianche.
Era tutto stupendo, la varietà di colori notturni e diurni, la maestosità di quella metropoli; al caldo mi sarei abituato.
Il giorno successivo mandai un messaggio sul cellulare dell’anziano che mi aveva prestato soccorso la sera precedente. Era un tipo con la pelata sopra e i capelli lunghi, bianchi, ai lati, racchiusi in un codino. Portava dei pantaloni rossi di misura e una camicia bianca. Mi diede il numero di una sua amica, anch’essa italiana, di Parma. Un segno del destino, pensai.
A breve arriveranno le prime recensioni, l'ho anche iscritto a un concorso.

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Se avete delle domande sarà felice di rispondere