Oggi ho letto sul giornale Corriere della Sera un articolo di Pietro Citati "L’universo di Nikolaj Leskov galoppa", dedicato ad uno dei migliori racconti dell’800 russo "Il viaggiatore incantato".

http://http://www.corriere.it/cultur...3fdb1e51.shtml

"Il viaggiatore incantato", che Nikolaj Leskov compose nel 1873, è il più bel racconto dell’Ottocento russo (mirabile la traduzione di Tommaso Landolfi): la Russia è viaggio, avventura, steppa, fede religiosa ed eroica, infinita latitudine e profumo, né città né cultura. Sulla nave che attraversa il lago Ladoga, ecco un uomo di enorme statura, con un viso abbronzato ed aperto, e folti capelli ondulati di un colore di piombo. Porta la zimarra da novizio, con un largo cordone monastico alla cintura, e un’alta berretta nera da monaco." (dal articolo)

L’ho letto tantissimi anni fa e mi è rimasto un bel ricordo.
Un episodio che mi ha colpito in particolare e che viene descritto anche in questo articolo:"Ivan vuole fuggire: ma i tartari gli tagliano i talloni, gli infilano crine nei piedi, e poi ritirano la pelle e la cuciono con un filo. Così egli deve trascinarsi carponi con un dolore infernale: non solo gli è impossibile fare un passo, ma non può nemmeno reggersi in piedi."

Secondo me Nikolaj Leskov è uno dei migliori scrittori russi dell'800.
"La grande peculiarità della prosa di Leskov risiede senza dubbio nell'uso dei dialoghi che seguono la tecnica dello skaz, discorsi diretti improvvisati conditi con volute sciatterie e contaminati da linguaggio popolare e gerghi professionali, che dava a questa una genuina immediatezza.
L'autore infatti fa derivare le proprie opere direttamente dalla tradizione orale e come tale, cerca di tenere vivo l'interesse dei lettori con continui scambi di battute in prima persona.
La sua abilità in tale metodo gli valse l'elogio di Gorkij, che lo definì "il mago della parola". ( da Wikipedia)