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 La via del tabacco

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Discussione: Caldwell, Erskine - La via del tabacco

  1. #1
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    Predefinito Caldwell, Erskine - La via del tabacco

    Alcuni libri sono delle carte vetrate passate sulla pelle del lettore, perché lo infastidiscono, irritano, e soprattutto lo fanno imprecare contro i personaggi. La via del tabacco è uno di questi libri, perché all’inizio si prova compassione per la famiglia Lester, ma man mano che le pagine scorrono quella compassione diventa fastidio, rabbia. I Lester sono una famiglia poverissima, sono così poveri che sono più i giorni della settimana in cui restano a stomaco vuoto rispetto a quelli in cui mangiano. Ma non sono i poveri di “Furore”, non sono cioè dei poveri “contro” la loro volontà, non sono gente capace di rimboccarsi le maniche e faticare, o tentare l’impossibile pur di cambiare la propria sorte. I Lester non hanno niente da mangiare eppure non fanno niente per averne, e questo dopo un po’ mi ha fatto arrabbiare, perché non riuscivo a capire, tantomeno accettare la loro passività, che è cosa diversa dalla rassegnazione. Perché rassegnato è chi ha provato tanto volte a modificare le cose senza riuscirci, passivo è invece chi non ci ha provato mai. Non a caso i figli che hanno abbandonato la famiglia sono riusciti ad uscire da quella miseria. Jeeter – il capofamiglia – non vuole andare a lavorare nelle filande anche se questo gli consentirebbe di guadagnare e sfamare la propria famiglia, non vuole farlo perché è attaccato alla sua terra e vuole coltivarla. Ed in questo non ci sarebbe niente di male, se non fosse per il fatto che questa volontà c’è solo a parole, ma poi a parte bruciare un po’ di stoppie ogni anno non fa altro. La via del tabacco è un libro tragi-comico perché in diversi punti le vicende narrate sono talmente assurde che un sorriso sulla faccia del lettore compare anche, ma resta sempre un sorriso con un sottofondo di amaro. Bella, nella sua tragicità, la figura della vecchia nonna, l’unica che cerca di procurarsi un minimo di cibo. Giunti alla fine non si riesce a non esclamare “ben gli sta!”. Bello.

  2. #2
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    Predefinito

    Anche a me è piaciuto molto. Caldwell ama i personaggi tragici e ne scrive in continuazione. O meglio ne ha scritto...
    Mi è sembrato uno di quei film in bianco e nero, con i personaggi tutti sballati che vivono in una miseria inenarrabile. Sconvolgente la vita da cani che fa la nonna, costretta a nutrirsi di cibo spazzatura, avanzi raccattati ovunque e in un certo modo comica e tenera allo stesso tempo l'avventura del giovane Dude con la predicatrice Bessie. Forse opportunisti entrambi, uno con l'altro; ma il romanzo è colmo di azioni e comportamenti, da parte dei protagonisti, dovuti all'incredibile ignoranza e povertà di questa famiglia del sud, che non si sa come, sopravvive di stenti, che nemmeno cerca di vivere con un minimo di dignità.

    Caldwell, dicevo, ha sempre amato i racconti di povere famiglie del sud. E ci ha ogni volta raccontato vicende che hanno dell'inverosimile. Io ho iniziato a leggerlo proprio con "La via del tabacco" e poi man mano mi sono letto "Il bastardo", "Un povero scemo", "Un luogo chiamato Estherville", "Gretta" e altri...
    È un po' Steinbeck e un po' Faulkner, per alcuni versi. Ma non così profondo o complicato. Si lascia leggere tutto di un fiato e alla fine ti fa sorridere, sì, ma anche riflettere.

    Mi piacerebbe vedere il film di, credo, John Ford...

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