Schivo e superstizioso, collerico e vendicativo, collezionista avidissimo di oggetti preziosi e naturalia, di rarità e anomalie, Rodolfo II, sullo scorcio del 1500, si circondò di pittori, distillatori, alchimisti, botanici, orafi, astronomi, astrologhi. E fra questi vi fu anche Arcimboldo; pittore di corte a Vienna e poi a Praga, egli si fuse a tal punto con l’atmosfera rodolfina, da entrare nella mitologia di quel tempo, assumendo qualcosa di quella magica ambiguità e malinconia saturnina. La sua arte è fortemente connessa con le predilezioni di Rodolfo II: con il suo amore degli automi e dei fantocci meccanici, con il mondo bizzarro ed esotico che lo attorniava, con il senso alchemico dell’amalgama di corpi diversi, e soprattutto con l’ansia di collezionare che incalzò il sovrano. C’è un intenso rapporto tra i ritratti ibridi di Arcimboldo e la “Kunstkammer” di Rodolfo.

Opera editoriale che pubblica questo stralcio tratto da "Praga magica", capolavoro indiscusso dell'autore. Consigliato a tutti quelli che amano la storia attraverso gli occhi di un saggista poeta, colto e sensibile come Ripellino.