"Berie Carr, una quarantenne americana, è seduta accanto al marito in un bistrò di Parigi, ma con la mente si trova a mille miglia da lui...a Horsehearts, la cittadina dove è nata e dove ha trascorso parte della sua adolescenza. Il flusso dei ricordi le riporta, niitida, l'immagine di Sils, l'amica d'infanzia, la compagna che l'aiutava a curare le rane ferite dai ragazzi con i fucili ad aria compressa, la giovane donna - spregiudicata e inquieta quanto bella e affascinante - che tutti i maschi di Horsehearts sognavano di conquistare. Insieme a Sils, Berie rivede anche la propria eccentrica famiglia, la propria casa, sempre affollata di ospiti (spesso troppi), che arrivavano da ogni parte del mondo...e l'onda del rimpianto la sommerge: per quella irripetibile stagione della vita, per quei giorni che - pur nella loro banalità o con le loro inevitabili difficoltà - si coloravano comunque di piccole, sorprendenti, indimenticabili emozioni, per l'intensità con cui si "sentiva" l'amore, potente come il suono di un'orchestra che, prima di iniziare un'esecuzione, accorda gli strumenti, facendo nascere note ancora scombinate, imperfette ma molto più affascinanti del pezzo vero e proprio...L'ospedale delle rane è un romanzo ricco di sentimento, di poesia e permeato dall'ironia calda e avvolgente dell'autrice, che riesce a creare uno stretto legame fra la non sempre facile età dell'adolescenza e il lungo, faticoso percorso della maturità."

Questo libro è scritto(a mio avviso) molto bene,non ho nulla da ridire sull'autrice,il problema per me è il contenuto,per la maggior parte del tempo mi sono ritrovata a pensare che qualcosa doveva pur succedere...e invece nulla...é nostalgico,nell'ultima parte migliora sensibilmente,sopratutto quando Marie rivede la sorella adottiva Laroue.
Ma bisogna ammettere che durante tutta la lettura non succede nulla di particolarmente eclatante,un romanzo che racconta del passaggio dall'adolescenza all'età adulta ma lo fa in maniera noiosa.
Per me senza infamia e senza lode.