Lo dico subito non penso di aver capito la vera portata di questo libro. Diciamo che ho avuto l’impressione di aver letto un tipo di libro per i 2/3 delle pagine, e per il restante 1/3 un libro completamente diverso. Più della metà del libro ha infatti una trama semplice, divertente, forse a tratti anche banale – io sinceramente l’avrei visto benissimo scritto sotto forma di commedia – poi all’improvviso la svolta.

Augusto Perez, il giovanotto protagonista del libro, un giorno si innamora casualmente di Eugenia, o forse di Rosario, o forse di ogni bella ragazza che incontra per strada, o forse di nessuna per davvero. Iniziano così le sue domande e le sue confidenze sui suoi patimenti amorosi al povero Orfeo che essendo un cane non può rispondere, né tantomeno ribellarsi. A leggere la/le storia/e d’amore di Augusto, ma anche quelle degli altri personaggi non si può non sorridere, ribadisco sembrano i protagonisti di una strampalata e divertente commedia. Tanto che il nostro ingenuo eroe finisce con il farsi menar per il naso dalla sua bella (Eugenia? Rosario? Tutte e due? Leggetevi il libro per saperlo) e qui c’è la svolta. Perché il nostro eroe a questo punto va da Unamuno ad informarlo del suo proposito di suicidarsi!

Vi immaginate il protagonista di un libro che, insoddisfatto, va dal suo autore a lamentarsi? Beh tra i due inizia un bello scambio di idee. Chi esiste davvero? Augusto o Unamuno? Un autore ha diritto di vita e di morte sui personaggi delle sue opere? Inoltre il personaggio di un libro acquisisce vita propria quando comincia ad esistere nella mente del suo autore e dei lettori che leggono la sua storia?

Beh a questo punto per capire il vero significato del libro si deve tener conto del periodo in cui è stato scritto, siamo nel 1914 alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e quindi al crollo di tutto un mondo e delle sue certezze, ma anche il periodo in cui cominciano a svilupparsi le scienze psicologiche e in cui l’uomo non appare più come un monolite dalla personalità stabile. Pirandello non ha ancora scritto il suo Uno, nessuno e centomila, ma le premesse che avrebbero portato a scrivere un’opera sulle molteplici sfaccettature di una personalità, e quindi sul crollo dell’individualità, e della stessa identità si stavano già delineando. Se si vuol capire appieno il significato e soprattutto l’innovazione che il testo di Unamuno rappresentò bisogna tener conto di tutto questo. Io non penso di esserci riuscita, mi sono divertita a leggerlo consapevole però che molto della sua importanza e della sua innovazione mi sfuggiva.