La prima opera narrativa di Oriana Fallaci: la storia di una donna che, straniera a New York, non esita a sfidare le convenzioni (e le ingiustizie) di una società maschilista. Penelope che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse, ma, Ulisse lei stessa, Giò viaggia alla ricerca della sua identità e della sua libertà. Si disfa con freddezza della sua verginità, si innamora con ribellione di un uomo debole e incerto che si rivela omosessuale, affronta con coraggio il triangolo in cui si trova coinvolta da Richard (l'uomo che ama) e Bill (l'uomo amato da Richard).

Si tratta, a mio parere, di un romanzo di formazione a tutti gli effetti. La storia di una giovane donna che sbarca nella sua terra promessa e ne scopre lentamente tutte le debolezze. In secondo piano c'è anche la "storia d'amore", malsana e per nulla romantica, si percepisce anzi l'affanno della protagonista nel voler trascinare una relazione sbagliata. Quello che colpisce è il cambiamento nell'approccio di Giò all'America, alle sue relazioni con gli uomini...si può proprio percepire la crescita psicologica di una giovane donna che abbandona il mondo dell'illusione per scontrarsi con la realtà.

Richard, è l'anti-protagonista per eccellenza: una presenza senza spina dorsale, un "uomo-donna" come lo definisce l'autrice, addirittura fastidioso nella sua inettitudine e insofferenza alla vita. Giò è energica e risoluta, un modello femminista di "donna moderna" inserito nel contesto degli anni '50. Menzione d'onore a Martine: vero personaggio da romanzo, stereotipo della donna vanesia e "social" ma al contempo divertentissima e malinconica, una gioa da leggere, mi ha ricordato le donne dei romanzi americani dei ruggenti anni 20 (Daisy Buchanan, Zia Mame..).

Primo romanzo che leggo della Fallaci, mi è piaciuto molto, ho apprezzato la scrittura dell'autrice e il fatto che abbia sempre un'opinione ben chiara e leggibile su ogni argomento che affronta.
4 stelline!