Sono passati dieci anni da quando, grazie a una lunga serie di sotterfugi e manipolazioni, Francis Urquhart ha raggiunto l’apice. Ora si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del paese: lo spettro della vecchiaia incombe, è tempo di bilanci e di pensare a come guadagnarsi un posto nella Storia. Ma nel corso della sua impietosa scalata il nostro protagonista si è fatto molti nemici, e oggi si ritrova con un branco di lupi alle calcagna pronti ad azzannarlo, mentre i molti scheletri da tempo sepolti nell’armadio minacciano di saltare fuori. Nel suo ultimo atto, Urquhart è costretto ad affrontare un’inaspettata crisi di governo che coinvolge lo scacchiere internazionale: deve operare nella questione cipriota, complicata ulteriormente dal ritrovamento di certi giacimenti petroliferi a cui sono in molti ad ambire. Ma il petrolio non è l’unico segreto dell’isola: Urquhart è legato a questa terra da una tragica vicenda personale del suo passato, pronta a perseguitarlo. Come prevedibile, l’instancabile FU non è pronto a farsi da parte, né a cedere di fronte a chicchessia. È ancora disposto a tutto e determinato a lasciare il segno. Ci riuscirà?

Terzo ed ultimo capitolo della saga letteraria House of cards, con protagonista il calcolatore, tenace, acuto Francis Urquart. Lo avevamo lasciato, alla fine del secondo libro, alle prese con uno scontro tra governo e monarchia a pochi mesi dalla sua prima elezione a Primo ministro. Lo ritroviamo più di dieci anni dopo, ultrasettantenne, ancora a capo del governo, ma con una popolarità in netto declino, nemici, insidie e questioni in sospeso che sembrano spuntare da dietro ogni angolo. Ma FU non cede, deciso com’è a restare a lungo al governo ed a trovare un posto d’onore sui libri di storia. Un ex membro del suo partito, però, sembra acquisire popolarità e comincia a dargli qualche pensiero; inoltre Urquart si trova coinvolto nell’instabile equilibrio internazionale tra Grecia e Turchia che si contendono l’isola di Cipro, con il suo petrolio e le sue guerre passate che tornano prepotentemente a far sentire la loro voce. Ancora sorprendentemente tormentato da drammatici ricordi del passato, Urquart si trova a prendere decisioni rischiose per la sua politica e per tante vite umane al di là del mare. Non tutto va come previsto ed il nostro primo ministro, ormai in declino, decide di lasciare la scena a suo modo, riscattandosi, qualunque sia il prezzo.
Già nel secondo volume avevo notato l’aria di crisi che si respirava per tutto il libro, che risultava molto diverso e meno brioso ed acuto del primo. Anche qui, sebbene non con lo stesso grigiore, si parla di un uomo politico in declino e di una situazione politica, interna ed estera, molto complessa. Ulteriore demerito di questo libro è la presenza di più campi d’azione, di più situazioni da analizzare, non ben staccate tra loro. Ci troviamo di fronte a capitoli lunghissimi nei quali sono condensati gli scenari più vari: dalla lotta politica in Parlamento alle montagne di Cipro, dai pensieri di Urquart e di Claire allo stadio di Nicosia… questa pluralità di scenari risulta interessante per la trama, ma allo stesso tempo fuorviante e confusionaria. Per non dire che l’acume che aveva caratterizzato Urquart nel primo volume sembra quasi svanito: lo ritroviamo vecchio, con i riflessi rallentati, perso dietro i fantasmi del passato… Anche gli altri personaggi, giocoforza, risultano un po’ appannati e non ben caratterizzati, penalizzati dalla troppa carne al fuoco nella trama.
Tuttavia credo che l’ultimo capitolo, con il discorso di Urquart e la fine della sua carriera politica, sia qualcosa di tanto spettacolare quanto meritevole. Mi azzarderei a sostenere che, al di là della volontà di portare a termine la serie, valga la pena leggere le precedenti 500 pagine solo per arrivare a quel capitolo!
Consigliato, dunque? Sì e no: sì se volete finire la serie e siete curiosi di sapere cosa sarà di Urquart; no se i primi due libri non vi sono piaciuti.