Agustina Izquierdo non esiste, è uno pseudonimo. Voci insistenti dicono che dietro questo nome femminile spagnolo si nasconda in effetti lo scrittore francese Pascal Quignard.
Se qualcuno ha letto il libro di Quignard Tutte le mattine del mondo (o come me ha visto il film che ne è stato tratto) allora noterà che effettivamente ci sono delle somiglianze tra i due libri. Sono accomunati infatti dalla stessa passione per la musica e dagli stessi silenzi. Ma izquierdo in spagnolo significa “sinistro” “oscuro” e forse L’amore puro è più oscuro, più “buio” dell’altro libro.
Da quanto avevo letto prima di iniziarlo a leggere mi aspettavo un libro diverso. E’ un libro sulle diverse facce dell’amore, sui tanti tipi d’amore e sui tanti modi d’amare. Ma forse dire “tanti tipi d’amore” è sbagliato, perché in effetti non ci sono “tanti” tipi d’amore, c’è l’amore che ognuno poi vive, sente, indirizza o rifiuta a modo suo. Per cui non è l’amore ad essere tormentato, o a farci soffrire, ma è semmai tormentato il nostro modo di approcciarci ad esso. Siamo noi a condannarci alla sofferenza con i nostri tormenti ed i nostri dubbi. Se invece si riesce a vivere l’amore nella sua “naturalità” come fa Rina allora non c’è spazio per i tormenti. Semplicemente perché non hanno ragione d’esserci, perché non ci sono le tante domande che li creano. Si ama, punto. E poi l’amore “spirituale” verso Dio e l’amore carnale devono per forza essere inconciliabili?
L’amore puro è un libro fatto soprattutto di silenzi e di gesti. Di frasi brevi. A volte brusche. Di sguardi. Un libro che mi ha infastidito e commosso. Davvero un diverso modo quello degli uomini e delle donne di amarsi fra loro, e diverso anche il loro modo di amare e di concepire Dio. Non sempre sono riuscita a capirlo, proprio per le frasi così brevi, eppure mi ha lasciato dentro della musica.