Le interviste impossibili è stato prima di tutto un programma radiofonico andato in onda sulla seconda rete Rai dal 1973 al 1975 in cui persone di cultura contemporanea (per esempio Eco, Calvino e altri) si immaginano di incontrare personaggi famosi ormai morti da tempo.
Fra questi intervistatori c’è stato anche Manganelli.
Il libro è la trasposizione letteraria delle sue interviste.
Ogni personaggio viene incontrato in un luogo non ben definito, un aldilà laico, una specie di limbo di Virgilio. Cito alcuni dei personaggi tanto per rendere l’idea: Fregoli, Nostradamus, Marco Polo, De Amicis, Eusapia Palladino (ammetto questa di non averla mai sentita nominata prima della lettura del libro e mi sono documentata su chi fosse), Gaudì.
Ad ognuno di questi personaggi, Manganelli associa una caratteristica che diventa lo sfondo di tutta l’intervista. Questa caratteristica è sempre sorprendente per l’orginalità. Così si assiste ad un improbabile e impossibile colloquio con Nostradamus che solo per sentire le domande deve fare avanti su e giù nel tempo, chiedendo di ripetere sempre la stessa per poter capire in quale periodo temporale staziona il suo intervistatore. Oppure ci imbattiamo nelle crisi di identità di Fregoli (che ho scoperto essere stato interpretato nell’intervista radiofonica da Paolo Poli, quale interprete migliore avrebbe mai potuto ridar vita ad personaggio del genere?). O ancora re Desiderio umilmente, quasi vergognoso della sua gente e della loro cultura barbara, ci racconta il sollievo della sua sconfitta e del poter vivere da re umile.
E che di dire di De Amicis che analizza con cinismo e realismo il suo Cuore, raccontandoci i segreti meccanismi del suo successo?
Insomma, un libro divertente ma non di facilissima lettura, perché Manganelli è un autore di grande originalità, sia stilistica che di contenuto, di un’ironia raffinata e un po’ snob, che rende la sua narrazione adatta a lettori di palato fino, per i miei gusti e le mie possibilità anche troppo fino.


Francesca