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Discussione: 207° MG - Il libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa

  1. #16
    Ananke
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    Letto il frammento 2... la poetica di Pessoa è eccellente, ma la cosa che mi turba assai è la mancanza di speranza (e la speranza è l'unica cosa che tiene in vita gli uomini!) la rassegnazione del protagonista (alias Pessoa) è veramente terrificante! Io che mi immedesimo nei libri che leggo è come precipitare in un abisso senza fine, non so se mi spiego, mi fa paura La vita di Pessoa dev'essere stata un incubo totale a occhi aperti!

    Quello che manca alla poetica pessoiana per farne un capolavoro "vivo" (visto che sembra un libro che ispira più alla morte, alla bellezza della morte), a mio avviso, è la mancanza d'amore....

  2. #17
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    Sarà che io nell'abisso mi ci ritrovo già perciò questi frammenti non mi scuotono più di tanto in senso negativo, anzi ritrovandomi in parecchi di loro mi sembra di stare meglio, per la serie: mal comune, mezzo gaudio .

    Ne ho letti già 20 ma aspetto te per postare le citazioni segnate.
    Prenditi tutto il tempo che vuoi, te l'avevo già detto che bisogna centellinarli.
    Essendo una seconda lettura per me è anche più facile gestirli.

  3. #18
    Ananke
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    mi sembra di stare meglio




  4. #19
    Ananke
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    Ho letto fino al frammento numero 5, che è molto bello, una parte era riportata nell'introduzione e mi aveva colpito molto per la sua negatività
    Se vuoi riportarlo la evidenzio

  5. #20
    Ananke
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    Frammento 6: finalmente un po di ironia! Questo frammento è molto fantozziano, le descrizioni dell'ufficio e lui che non sa/non vuole mollarlo come se fosse dipendente da una droga! Questo è un classico esempio di paralisi joyciana

  6. #21
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    Citazione Originariamente scritto da bonadext Vedi messaggio
    Ho letto fino al frammento numero 5, che è molto bello, una parte era riportata nell'introduzione e mi aveva colpito molto per la sua negatività
    Se vuoi riportarlo la evidenzio
    Scusami ma non ho capito a quale parte ti riferisci , in questi giorni sono stralunata più del solito , se vuoi posta la foto altrimenti mandamela su wapp e poi faccio io il copia e incolla .

  7. #22
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    Citazione Originariamente scritto da bonadext Vedi messaggio
    Frammento 6: finalmente un po di ironia! Questo frammento è molto fantozziano, le descrizioni dell'ufficio e lui che non sa/non vuole mollarlo come se fosse dipendente da una droga! Questo è un classico esempio di paralisi joyciana
    E meno male che Joyce c'è , così ti permette di apprezzare anche Pessoa .

    Appena ho un po' di tempo posto le mie parti segnate fino a questo frammento, le ho segnate sul lettore ed ora non è con me.

  8. #23
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Scusami ma non ho capito a quale parte ti riferisci , in questi giorni sono stralunata più del solito , se vuoi posta la foto altrimenti mandamela su wapp e poi faccio io il copia e incolla .
    Posta tutto il frammento 5

  9. #24
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    Ho chiesto tanto poco alla vita e anche questo poco la vita me l’ha negato. Un raggio di sole, un campo, un sorso di quiete con un morso di pane: che non mi angosci molto sapere che esisto, e che non esiga niente dagli altri né che gli altri lo esigano da me. Pure questo mi è stato negato, come chi nega l’elemosina non per mancanza di bontà d’animo, ma per non doversi sbottonare la giacca.
    Scrivo, triste, nella mia stanza quieta, solo come sempre sono stato, solo come sempre sarò. E penso se la mia voce, apparentemente così poca cosa, non incarni la sostanza di migliaia di voci, la fame di dirsi di migliaia di vite, la pazienza di milioni d’anime sottomesse come la mia al destino quotidiano, al sogno inutile, alla speranza senza fondamento. In questi momenti il mio cuore palpita più forte per la coscienza che ho di esso. Vivo più, perché vivo più grande. Sento nella mia persona una forza religiosa, una specie di orazione, una somiglianza di clamore. Ma la reazione contro me proviene dalla mia intelligenza… Mi vedo al quarto piano in Rua dos Douradores, mi assisto con sonno; guardo, sul foglio mezzo scritto, la vita vana senza bellezza e la sigaretta economica che, nel fumarla, appoggio sul vecchio tampone della carta assorbente. Io qui, in questo quarto piano, a interrogare la vita! A dire ciò che le anime sentono! A fare prosa come i geni e le celebrità! Qui, io, così…


    L'inizio è meraviglioso, l'avevo evidenziato sul lettore

  10. #25
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Ho chiesto tanto poco alla vita e anche questo poco la vita me l’ha negato. Un raggio di sole, un campo, un sorso di quiete con un morso di pane: che non mi angosci molto sapere che esisto, e che non esiga niente dagli altri né che gli altri lo esigano da me. Pure questo mi è stato negato, come chi nega l’elemosina non per mancanza di bontà d’animo, ma per non doversi sbottonare la giacca.
    Scrivo, triste, nella mia stanza quieta, solo come sempre sono stato, solo come sempre sarò. E penso se la mia voce, apparentemente così poca cosa, non incarni la sostanza di migliaia di voci, la fame di dirsi di migliaia di vite, la pazienza di milioni d’anime sottomesse come la mia al destino quotidiano, al sogno inutile, alla speranza senza fondamento. In questi momenti il mio cuore palpita più forte per la coscienza che ho di esso. Vivo più, perché vivo più grande. Sento nella mia persona una forza religiosa, una specie di orazione, una somiglianza di clamore. Ma la reazione contro me proviene dalla mia intelligenza… Mi vedo al quarto piano in Rua dos Douradores, mi assisto con sonno; guardo, sul foglio mezzo scritto, la vita vana senza bellezza e la sigaretta economica che, nel fumarla, appoggio sul vecchio tampone della carta assorbente. Io qui, in questo quarto piano, a interrogare la vita! A dire ciò che le anime sentono! A fare prosa come i geni e le celebrità! Qui, io, così…

    Quello che ho sottolineato è devastante, il massimo della negatività

    Però devo dire che è anche sublime

  11. #26
    Ananke
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    Sono arrivato al frammento 23. Devo dire che mi stanno piacendo questi frammenti, se letti in ottica diversa dalla mia solita, in maniera più distaccata, più ironica, risultano piacevoli

    Nel numero 17 mi sei venuta in mente, quindi te lo dedico a te

    Come trovi la traduzione? Per me è perfetta, fluida, e con la giusta musicalità


    --------------------- -------------------- --------------------

    Cit. dal frammento 16
    Ho avuto grandi ambizioni e sogni sconfinati - ma questi li hanno avuti anche il garzone o la sartina, perchè i sogni ce l'hanno tutti: ciò che ci differenzia è l'intensità per raggiungerli o il destino che li raggiunge per noi.

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  13. #27
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    Avendo letto prima quella di Tabucchi sono affezionata alla sua traduzione , ma anche questa è intensa, scorrevole e poetica, poi cerco un frammento uguale per farle confrontare anche a te.

    Intanto ecco il 17 che ovviamente avevo evidenziato, ormai mi conosci bene :

    Varie volte, nel corso della mia vita oppressa dalle circostanze, mi è accaduto, quando voglio liberarmi da qualche loro groviglio, di vedermi improvvisamente accerchiato da altre dello stesso ordine, come se ci fosse definitivamente una inimicizia nei miei confronti nella tela incerta delle cose. Tiro via dal collo una mano che mi soffoca. Vedo che nella mano, con la quale ho tirato via l’altra, è rimasto impigliato un laccio che mi era caduto sul collo con il gesto di liberazione. Allontano, con precauzione, il laccio, ed è con le mie stesse mani che quasi mi strangolo.

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  15. #28
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    Predefinito Ecco altri frammenti che ho evidenziato

    9
    E io sono così, futile e sensibile, capace di impulsi violenti e coinvolgenti; buoni e cattivi; nobili e vili; ma mai di un sentimento che perduri, mai di una emozione che continui e penetri nella sostanza dell’anima. Tutto in me tende ad essere poi un’altra cosa: una impazienza dell’anima verso se stessa, come verso un bambino inopportuno; una inquietudine sempre crescente e sempre uguale. Tutto mi interessa e nulla mi prende. Seguo tutto sognando sempre; fisso le minime contrazioni del viso di colui con cui parlo, colgo le intonazioni millimetriche del suo modo di dire; ma nell’udirlo, non lo ascolto, penso ad un’altra cosa, e quello che meno ho colto della conversazione è stata la nozione di ciò che è stato detto, da parte mia o da parte di colui con cui ho parlato. Così, a volte, ripeto a qualcuno ciò che già gli ho ripetuto, gli chiedo di nuovo ciò a cui lui ha già dato una risposta; ma posso descrivere, in quattro parole fotografiche, il sembiante muscolare con cui lui ha detto ciò che non ricordo, o l’inclinazione di udire con gli occhi con cui ha recepito la narrazione che non ricordavo di avergli fatto. Io sono due, e entrambi distanti – fratelli siamesi non congiunti.

    10 LITANIA
    Noi non ci realizziamo mai.
    Siamo due abissi- un pozzo che fissa il cielo.


    12
    Ciò che scrivo e che riconosco brutto, può anche offrire momenti di distrazione da una cosa peggiore ad un altro spirito angosciato e triste. Questo mi basta, o non mi basta, ma in qualche modo serve, e così è tutta la vita.

    20 ASSURDO
    Divenire sfingi, anche se false, fino al punto di non sapere chi siamo. Perché, del resto, noi non siamo che sfingi false e non sappiamo chi siamo realmente. L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi. L’assurdo è il divino.
    Fissare teorie, pensandole pazientemente e onestamente, solo per poi agire contro di esse – agire e giustificare le nostre azioni con teorie che le condannino. Ritagliarsi un cammino nella vita, e poi agire in modo contrario per non seguire quel cammino. Avere tutti i gesti e tutte le attitudini di qualche cosa che non siamo, né pretendiamo di essere, né pretendiamo di essere considerati come se lo fossimo.
    Comprare libri per non leggerli; andare ai concerti ma non per sentire la musica né per vedere chi c’è; fare lunghe passeggiate perché sazi di camminare e andare a passare dei giorni in campagna solo perché la campagna ci annoia.

  16. #29
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    In questi giorni sono arrivato al frammento 29...

    Uno dei miei frammenti preferiti è il 23

    Il frammento 24 è molto interessante perchè abbiamo l'interpretazione di Pessoa sulla letteratura

    Il frammento 27 è fondamentale per capire la storia di Bernardo Soares, e da dove nasce la sua negatività visto che non ha mai ricevuto l'amore materno



    @mine: se vuoi posta pure questi frammenti per me

  17. #30
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    Predefinito Eccoli

    23
    Dare ad ogni emozione una personalità, ad ogni stato d’animo un’anima. Avevano fatto la curva del tragitto ed erano molte ragazze. Lungo la strada cantavano e il suono delle loro voci era felice. Non so se loro lo fossero. Le ho ascoltate per un po’ in lontananza, senza un sentimento specifico. Mi sono sentito stringere il cuore per loro. Per il loro futuro? Per la loro incoscienza? Non direttamente per loro – o, chissà? Forse solo per me.

    24
    La letteratura, che è arte coniugata al pensiero e realizzazione senza macchia della realtà, mi sembra che sia il fine cui dovrebbe tendere ogni sforzo umano, se fosse veramente umano, e non il superfluo della parte animale. Credo che nominare una cosa è conservarle il pieno valore e spogliarla del suo aspetto terrifico. I campi sono più verdi quando si descrivono che nel loro reale colore verde. I fiori, se saranno descritti con frasi che li definiscano sull’aria dell’immaginazione, avrebbero colori talmente persistenti, da essere introvabili nella vita naturale delle cellule. Muoversi è vivere, dirsi è sopravvivere. Non c’è niente di reale nella vita se non ciò che si è descritto bene. I critici della casa dalle ristrette vedute sono soliti sottolineare che la tal poesia, lungamente ritmata, in fondo, non vuol dire altro che il giorno è bello. Ma dire che il giorno è bello è difficile, e il giorno bello, perfino esso, passa. Dobbiamo, quindi, conservare il giorno bello in una memoria fiorita e prolissa, come anche costellare di nuovi fiori o di nuovi astri i campi o i cieli dell’esteriorità vuota e passeggera.
    Tutto è ciò che siamo, e tutto sarà, per coloro che ci seguiranno nella diversità del tempo, a seconda di come noi lo avremo immaginato, ossia, a seconda di come saremo veramente stati, con l’immaginazione inserita nel corpo. Non credo che la storia, nel suo grande panorama sbiadito, sia niente di più di un decorso di interpretazioni, un consenso confuso di testimonianze distratte. Il romanziere è noi tutti, e narriamo quando vediamo, perché vedere è complesso come tutto. Ho in questo momento tanti pensieri fondamentali, tante cose veramente metafisiche da dire, che mi stanco repentinamente e decido di non scrivere più, di non pensare più, ma di lasciare che la febbre di dire mi faccia venire sonno, e faccia festa con gli occhi chiusi, come si fa festa a un gatto, a tutto quanto avrei potuto dire.


    27
    Riconosco, non so se con tristezza, l’aridità umana del mio cuore. Vale di più per me un aggettivo di un reale pianto dell’anima. Il mio maestro Vieira2 […]
    Ma a volte sono diverso, e ho lacrime, quelle calde lacrime di coloro che non hanno, né hanno mai avuto, una madre; e i miei occhi che ardono di tali lacrime morte ardono dentro al mio cuore.
    Non mi ricordo di mia madre. È morta che avevo un anno. Tutto ciò che c’è di disperso e duro nella mia sensibilità viene dall’assenza di questo calore e dalla nostalgia inutile dei baci che non ricordo. Sono posticcio. Mi sono sempre svegliato al seno altrui, coccolato per errore.
    Ah! È la nostalgia dell’altro che io avrei potuto essere che mi smarrisce e spaventa! Chi altri sarei io, se mi avessero dato quella tenerezza che, partendo dal grembo, giunge a ricoprire di baci il viso del bambino?
    Forse la nostalgia di non essere figlio ha un grande rilievo nella mia indifferenza sentimentale! Chi, nell’infanzia, mi ha cinto al proprio viso non mi poteva cingere al cuore. Lei era lontana, in una bara – lei che mi sarebbe appartenuta, se il Destino avesse voluto che mi appartenesse.
    Mi hanno detto, più tardi, che mia madre era bella, e dicono che, quando me lo hanno detto, non ho detto niente. Ero già maturo di corpo e di anima, ignorante di emozioni, e il loro parlare ancora non era una notizia di altre pagine difficili da immaginare.
    Mio padre, che viveva lontano, si è ucciso quando avevo tre anni e non l’ho mai conosciuto. Non so ancora perché vivesse lontano. Non mi è mai importato saperlo. Ricordo la notizia della sua morte come momenti di grande serietà a tavola (mentre mangiavo) le prime volte dopo che si era saputo. Guardavano, ricordo, di tanto in tanto verso di me. E io contraccambiavo lo sguardo, comprendendo stupidamente. Poi mangiavo più correttamente, pensando, senza vederli, che continuassero a guardarmi.
    Io sono tutte queste cose, sebbene non lo voglia, nel fondo confuso della mia sensibilità fatale.
    Ultima modifica di Minerva6; 11-20-2016 alle 08:28 PM.

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