Non conoscevo per niente Strindberg, così prima di iniziare la lettura di questo libro ho letto qualcosa sulla sua bibliografia.
Ho scoperto quindi che è stato un personaggio piuttosto controverso, un intellettuale rompiscatole, spesso in polemica con la sua nazione e i suoi “colleghi”, grande drammaturgo, autore teatrale di alterna fortuna, con una vita movimentata, tre matrimoni…
Leggere un solo libro certo non permette di avere riscontri su quanto della sua vita sia passato nelle sue opere, ma di sicuro in questo romanzo la vocazione teatrale dell’autore si percepisce tutta.
Gli abitanti di Hemso è un romanzo “teatrale” e corale, in cui i personaggi sono “tridimensionali”, un Malavoglia nordico, in cui però l’ironia e la leggerezza non mancano mai anche nei momenti più tragici.
La trama è di una semplicità disarmante, il libro racconta la vita degli abitanti di un piccola isola, Hemso; in particolare descrive le vicende della fattoria dei Flod, in cui arriva Carlsson, chiamato come fattore per occuparsi della terra e degli animali, visto che morto il padrone, il figlio Gusten si mostra molto più interessato alla caccia e alla pesca che alla terra.
La natura di quest’isola sperduta fra i mari del Nord, fa da sfondo alla vita dei suoi abitanti, in perenne lotta con il mare e la terra.
Strindberg è magistrale nelle descrizioni in cui utilizza spesso elenchi di nomi quasi da specialisti, che non appesantiscono la narrazione, ma le danno un riverbero sonoro che la rende ancora più suggestiva.
L’ironia e il distacco dell’autore si percepiscono come il vento tagliente che sferza le rive dell’isola, e forse hanno proprio origine nella rassegnazione che nasce dal sapere che non si hanno le forze per combattere veramente una natura come quella di Hemso, che plasma non solo il paesaggio, ma lo stesso animo umano.
E’ in una frase nella parte finale, in cui la tragedia si consuma in tutta la forza di acqua ghiacciata e bufera che secondo me si racchiude il distacco ironico dell’autore. Alcuni personaggi vanno alla ricerca dei dispersi durante una terribile nottata sul mare e ghiaccio in tempesta, e Strindberg descrive il loro stato d’animo:
“erano seri, ma non esageratamente tristi; una vita umana in più o in meno, il mare non usava contarla con precisione”.
Ma non c’è mai tristezza né angoscia in Strindberg, solo un divertito e sereno distacco.

Francesca