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Discussione: 28° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #16
    Pensatore silenzioso
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    Ovunque... basta che ci sia il mio cane accanto.
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    Predefinito Il Male di Arthur Rimbaud

    Il Male

    Mentre gli sputi rossi della mitraglia
    sibilano senza posa nel cielo blu infinito;
    scarlatti o verdi, accanto al re che li schernisce
    crollano i battaglioni in massa in mezzo al fuoco,

    mentre un'orrenda follia, una poltiglia
    fumante fa di centomila uomini,
    - Poveri morti! Nell'estate, nell'erba e nella gioia
    tua, o natura! tu che santamente li creasti!

    - C'è un dio che ride sulle tovaglie di damasco
    degli altari, nell'incenso e nei grandi calici d'oro,
    che s'addormenta cullato dagli Osanna,

    - e si risveglia, quando madri chine
    sulla loro angoscia, piangendo sotto i vecchi cappelli neri
    gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto.

  2. #17
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    La prossima poesia è del nostro amico Marzati

    Con gli occhi spenti
    e la mente offuscata
    avanzo senza meta
    nella confusa moltitudine
    di nessuno.

    Marzati

  3. #18
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Eccoci qui per commentare la prossima poesia

    Un'altra sosta


    Appoggiami la testa sulla spalla:
    ch'io ti accarezzi con un gesto lento,
    come se la mia mano accompagnasse
    una lunga invisibile gugliata.
    Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
    che dolga di tormento e di stanchezza
    scendono queste mie carezze cieche,
    come foglie ingiallite d'autunno
    in una pozza che riflette il cielo.

    Antonia Pozzi
    Milano, 23 aprile 1929
    Scusate il ritardo

    Ho scelto questa poesia per primi due righe:

    Appoggiami la testa sulla spalla:
    ch'io ti accarezzi con un gesto lento


    In esse è l'essenza femminile, una caratteristica intrinseca di ogni donna - l'amore, empatia, morbidezza, accoglienza…
    Pensavo che poesia dedicata ad un uomo: dichiarazione d'amore, poi scusa e consapevolezza che lui, unico e amato, non ha bisogno delle suoi carezze, come l’albero non ha bisogno delle foglie ingiallite... Foglie ingiallite nella pozza (pozza Pozzi)
    Così ho pensato fino a quando ho letto che la poesia dedicata a sua amica Lucia Bozzi, a cui dedicata anche un'altra bellissima poesia:

    Rigurgito di giovinezza
    a L.B.

    Umida strada
    cielo d’ametista
    lacrime e lacrime
    sulle tue lunghe ciglia
    sulle mie lunghe dita
    ma la mia anima
    canora contro il vento
    come un drappo di seta
    a sbandierare
    frenetica di strappi
    per versare in uno squarcio
    la sua giovinezza
    ed inondarne te
    nuvola bionda
    impolverata dalla vita

  4. #19
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    La prossima poesia è del nostro amico Marzati

    Con gli occhi spenti
    e la mente offuscata
    avanzo senza meta
    nella confusa moltitudine
    di nessuno.

    Marzati
    A mio parere qualsiasi breve poesia è una sintesi di esperienza personale e lunghi ripensamenti che può spiegare solo autore. Mi dispiace se questa poesia è una espressione di solitudine e dell'incomprensione, in questo caso la mia simpatia per l'autore, o magari la poesia è un’avvertimento a tutti noi, peggio se è l’arroganza - sono perplessa dalle parole "confusa moltitudine di nessuno"

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  6. #20
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Eccoci qui per commentare la prossima poesia

    Un'altra sosta


    Appoggiami la testa sulla spalla:
    ch'io ti accarezzi con un gesto lento,
    come se la mia mano accompagnasse
    una lunga invisibile gugliata.
    Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
    che dolga di tormento e di stanchezza
    scendono queste mie carezze cieche,
    come foglie ingiallite d'autunno
    in una pozza che riflette il cielo.

    Antonia Pozzi
    Milano, 23 aprile 1929
    I primi 3 versi sono di una tenerezza incredibile e, concordo con Olga, di una femminilità incredibile: si percepisce la voglia di proteggere, di essere di conforto con fare quasi materno. Si sente moltissimo il sentimento. Poi l' attenzione si rivolge a "ogni fronte che dolga di tormento e di stanchezza", a sottolineare quasi come tutti meritino un momento di quiete, di riposo; forse è una mia impressioni ma mi sembra quasi come l' autrice rassicuri ma al contempo cerchi e trovi sicurezza in quel gesto volto all' altro. Bellissimi poi i due ultimi versi, lasciano senza parole.

    Il mio componimento più in là lo spiegherò, sono curioso dei pareri e delle critiche vostre, dico solo che è stata la mia prima "poesia", un vero e proprio esperimento dunque.

  7. #21
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    Appoggiami la testa sulla spalla:
    ch'io ti accarezzi con un gesto lento,
    come se la mia mano accompagnasse
    una lunga invisibile gugliata.
    Non sul tuo capo solo: su ogni fronte
    che dolga di tormento e di stanchezza
    scendono queste mie carezze cieche,
    come foglie ingiallite d'autunno
    in una pozza che riflette il cielo.

    Antonia Pozzi
    Milano, 23 aprile 1929

    Bellissima, come avete già detto si nota l'essenza della donna e il suo spirito protettivo...mi fa pensare ad una coppia "anziana" (nel senso del tempo trascorso insieme) e solida, come ce ne sono poche o almeno così credo.

  8. #22
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    Con gli occhi spenti
    e la mente offuscata
    avanzo senza meta
    nella confusa moltitudine
    di nessuno.

    Marzati

    Mi piace molto, nella sua semplicità. Un bel contrasto tra la maturità dello stile, l'intelligenza dei versi e il senso di sperdimento espresso, tipicamente giovanile (anche se talvolta non abbandona nemmeno gli adulti, affatto ). "La confusa moltitudine di nessuno" vuole esprimere il senso di solitudine in mezzo alla gente?

  9. #23
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    Su, coraggio, nessun altro commento?

  10. #24
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    piccolo paese calabro della costa jonica...
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    La solitudine e la mancanza di speranza mi appaiono evidenti...
    Possibile che in un ragazzo così giovane ci siano sentimenti così "pesanti"?
    Spero per Marzati che non sia autobiografica...

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  12. #25
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    Le mie “poesie” sono scritte per me solo, sono il frutto di una introspezione personale. Questa è, poi, ancora più particolare: fu la prima che scrissi, e tutt’ora a tratti la amo, a tratti la odio. Ho deciso di pubblicarla, pubblicando una parte del mio animo a tutti celata, forte dell’anonimato ma soprattutto curioso di vedere se e cosa fa provare agli altri. Ho lavorato sulle parole, sull’ atmosfera e i campi semantici ma soprattutto sul messaggio, che avete tutti colto (il che non so se indichi le mie capacità, o ne dimostri l’assenza). Ho affrontato il tema del dolore e della confusione interiore e quasi totale, dello smarrimento e della solitudine mostruosa che attanaglia l’uomo.
    Confusa moltitudine di nessuno, un ossimoro, nonché il pezzo forte del componimento. Indica la totale indifferenza degli altri a me, quasi l’essere essere in mezzo a tanti che è come se non ci fossero; può anche essere interpretato come il simbolo dell’incomprensione. Aggiungo solo che la poesia è stata scritta seguendo due orizzonti: quello collettivo, afferente al disagio giovanile che in questi termini si esprime e che coinvolge tutti; quello individuale, afferente alla mia interiorità, al mio personale sentire.
    Spero di non essermi dilungato troppo, né di essermi dato arie da poeta che, ahimè, non sono. Vi ringrazio per aver letto la mia creatura.

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  14. #26
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    La solitudine e la mancanza di speranza mi appaiono evidenti...
    Possibile che in un ragazzo così giovane ci siano sentimenti così "pesanti"?
    Spero per Marzati che non sia autobiografica...
    A me invece sembrano sentimenti tipici della sua età... Marzati ha la fortuna di avere una maturità e una capacità espressiva che gli consentono di definirli e persino di metterli su carta, come ha fatto qui prima in versi e poi spiegandoli (benissimo ) e magari, in qualche modo, di esorcizzarli, spero

  15. #27
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    Scusate il ritardissimo, ecco la prossima poesia, ancora di Antonia Pozzi

    Sventatezza


    Ricordo un pomeriggio di settembre,
    sul Montello. Io, ancora una bambina,
    col trecciolino smilzo ed un prurito
    di pazze corse su per le ginocchia.
    Mio padre, rannicchiato dentro un andito
    scavato in un rialzo di terreno,
    mi additava attraverso una fessura
    il Piave e le colline; mi parlava
    della guerra, di sè, dei suoi soldati.
    Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
    mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
    le radici succhiavan forse ancora
    qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
    dal desiderio di scattare fuori,
    nell'invadente sole, per raccogliere
    un pugnetto di more da una siepe.

  16. #28
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Scusate il ritardissimo, ecco la prossima poesia, ancora di Antonia Pozzi

    Sventatezza


    Ricordo un pomeriggio di settembre,
    sul Montello. Io, ancora una bambina,
    col trecciolino smilzo ed un prurito
    di pazze corse su per le ginocchia.
    Mio padre, rannicchiato dentro un andito
    scavato in un rialzo di terreno,
    mi additava attraverso una fessura
    il Piave e le colline; mi parlava
    della guerra, di sè, dei suoi soldati.
    Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
    mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
    le radici succhiavan forse ancora
    qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
    dal desiderio di scattare fuori,
    nell'invadente sole, per raccogliere
    un pugnetto di more da una siepe.
    Molto filosofica e tenera poesia, leggerezza, sconsideratezza e l'angoscia,il dolore. Padri e figli, connessione tra passato e futuro.
    Ho una foto in cui avevo 3 anni e mio padre mi tiene stretto, lui è ancora giovane nella foto, guardava al futuro, credeva che il comunismo sarà nel 1980 , io vivevo nel presente nella mia felice e spensierata infanzia, non pensavo al futuro e non guardavo al passato…
    Tra dieci, venti anni mio padre ha guardato sempre più al passato. Lui poteva e voleva raccontarmi "della guerra, di sè, dei suoi…", ma
    "io ardevo
    dal desiderio di scattare fuori…"

    Io tutta ero in futuro.
    Tra poco sarò anziana ed io e mio padre gia insieme guardiamo al passato. Spesso gli chiedo raccontarmi della sua vita… si stanca presto di parlare e tace…

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  18. #29
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    Trovo che questa poesia abbia un'enorme forza espressiva ... sembra quasi di vedere il quadretto davanti, di sentire lo scoraggiamento del padre di fronte al naturale desiderio della figlia di fuggire e di occuparsi di faccende infantili, e contemporaneamente la forza vitale della figlia che scalpita ...

  19. #30
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Scusate il ritardissimo, ecco la prossima poesia, ancora di Antonia Pozzi

    Sventatezza


    Ricordo un pomeriggio di settembre,
    sul Montello. Io, ancora una bambina,
    col trecciolino smilzo ed un prurito
    di pazze corse su per le ginocchia.
    Mio padre, rannicchiato dentro un andito
    scavato in un rialzo di terreno,
    mi additava attraverso una fessura
    il Piave e le colline; mi parlava
    della guerra, di sè, dei suoi soldati.
    Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
    mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
    le radici succhiavan forse ancora
    qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
    dal desiderio di scattare fuori,
    nell'invadente sole, per raccogliere
    un pugnetto di more da una siepe.
    Prima di tutto, le parole di Olga ancora mi hanno colpito, credo che abbiano la stessa "forza espressiva" (come, giustamente, ha detto Alessandra) della poesia. Concentrandosi su quest' ultima... l'ho trovata molto bella, leggero il modo in cui è stata scritta, e bello ciò di cui parla: c'è la forza dell'evento bellico, nella sua deflagrante potenza che è ancora rimasto impresso nelle menti (è il mio cuore/ il paese più straziato, scrisse Ungaretti) e nei luoghi (sotto terra/le radici succhiavano forse ancora/qualche goccia di sangue; figura tra l' altro bellissima, che sembra indicare come questi posti, forse, siano stati segnati per lungo tempo da questa tragedia, e forse lo sono tutt'ora). Ma c'è anche la figura della bambina, che quasi indenne da questo avvenimento è spinta da una forza vitale ad esistere e a vivere ancora, forse simboleggiando la rinascita e la guarigione, che giungono anche dopo catastrofi di grande portata come la guerra. Infine c'è il tempo, inesorabile, maestoso....

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