Ho intrapreso la lettura di questo saggio con un’aspettativa che forse era eccessiva rispetto alla presentazione che se ne faceva in quarta di copertina. Mi aspettavo un’indagine storica sull’Islam e l’immigrazione, e magari anche una presentazione delle prospettive per il futuro. La dott.ssa Gruber tuttavia non è una storica e nemmeno una politologa; è invece una brillante giornalista e perciò si è comprensibilmente limitata a raccontare il presente. Pur facendo ammenda delle mie eccessive pretese però, trovo l’opera sia davvero modesta nello scopo che si prefigge, e che tutto sommato si limita a interviste a personaggi più o meno noti della politica e della cronaca, interviste e considerazioni raccolte in circa un anno di viaggi. Tutte cose già note a chiunque sia uso seguire la cronaca (interna ed estera) e l’attualità. I brevi capitoli che niente hanno delle grandi inchieste giornalistiche, riferiscono invece ognuno di una distinta circostanza sociale, spaziando dal nord al sud dell’Italia, dalle grandi città alle perififerie, dal Medio-Oriente al Nordafrica, senza mai approfondire nessuno degli aspetti citati, quando perché le ragioni della sicurezza lo impongono, quando perché proprio l’autrice candidamente ammette di non avere interesse a farlo. L’ultimo capitolo dedicato alle conclusioni personali, è parimenti superficiale e non difetta di retorica buonista.
In definitiva un libro assolutamente scorrevole, fin troppo breve e peraltro almeno un poco ulteriormente svilito dalle digressioni, personali o romantiche che dir si voglia, quando inframezza con gli aneddoti della sua vita di coppia.