Dal sud degli Stati Uniti a Chicago, nella mitica New York degli anni venti alla Vecchia Europa, Helga Crane insegue un sogno di felicità che continua a sfuggirle. Helga è bellissima e raffinata, istruita, preparata alla vita e finirà, per un motivo qualsiasi, un incidente tanto banale quanto evitabile, per perdere. Nella Larsen ha creato con questo personaggio uno dei capolavori della narrativa afroamericana del nostro secolo: la prima donna nera della letteratura che intende vivere solo come una donna. Intende cioè ignorare quel destino ancestrale che incombe su di lei come uno scuro temporale. Alice Walker l'ha descritta come un emblema "affascinante e indispensabile", perché sbaglia, è egocentrica, pigra, totalmente priva di autodisciplina e incapace di esaminare i suoi desideri e le sue responsabilità. Perché Helga Crane è indimenticabile nella sua incapacità di scendere a compromessi con la realtà, indimenticabile e inquietante nella sua caparbia mancanza di buon senso, eroica nel suo insospettabile fallimento. Alla fine viene voglia di tornare indietro, rileggere Sabbie mobili per capire come si sarebbe potuta evitare la tragedia, per capire in quale punto Helga avrebbe dovuto fare diversamente, perché lei alla fine rimane viva e chiede ancora di essere pensata

Ho cercato confronti e diverse recensioni su questo romanzo in quanto volevo capire meglio il personaggio. Helga è figlia di una danese ed un afroamericano; sta cercando una sua dimensione sia tra le persone di colore che i parenti europei "bianchi". Non riesce comunque a ritrovarsi ed a capire cosa e come vuole essere; dove vuole vivere. Fa molti sbagli, cambia idea molte volte. Il finale non ha e non da chiarezza ed a mio parere lascia il lettore desideroso di ritornare a leggere tra le righe del romanzo.