Da Ibs:
22 giugno 1941: l'uragano di ferro e fuoco che Hitler ha scatenato verso Oriente comporta per l'urss la perdita di milioni di uomini e di vasti territori e il nemico arriva presto alle porte di Mosca. Centinaia di migliaia di donne e ragazze, anche molto giovani, vanno a integrare i vuoti di effettivi e alla fine saranno un milione: infermiere, radiotelegrafiste, cuciniere e lavandaie, ma anche soldati di fanteria, addette alla contraerea e carriste, genieri sminatori, aviatrici, tiratrici scelte. La guerra "al femminile" - dice la scrittrice - "ha i propri colori, odori, una sua interpretazione dei fatti ed estensione dei sentimenti e anche parole sue". Lei si è dedicata a raccogliere queste parole, a far rivivere questi fatti e sentimenti, nel corso di alcuni anni, in centinaia di conversazioni e interviste.

E' il secondo libro che leggo del Premio Nobel Aleksievic, ma stavolta devo dire che non sono rimasta affascinata come da "Preghiera per Černobyl' ". Lo stile è sempre il medesimo, decine di registrazioni trascritte dall'autrice, che non interviene se non per brevissimi commenti.
I racconti però sono piuttosto ridondanti e la tesi stessa, cioè che in fondo anche in guerra le donne portassero la loro femminilità, intesa come capacità di sacrificio, di cura dell'altro, di dedizione estrema, di amore per il bello (anche nell'abbigliamento, nella cura di sé), non mi pare poi così "sconvolgente" o sconveniente, come invece pare risulti nell'ex mondo sovietico
Insomma, rievocando la guerra le donne non parlano di battaglie e strategie, ma di umanità. A quanto pare in Russia questo risulta inconsueto e poco opportuno