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Il giro di vite

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Discussione: James, Henry - Il giro di vite

  1. #16
    Vukodlak Mod
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    Marino (RM)
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    bello. bello. bello.
    ho ancora i brividi a pensare al fantasma con il naso schiacciato contro la finestra mentre cerca i bambini

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  • #17
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    è l unico libro che mi ha messo un po di paura.bellissimo.
    non è che non ho paura leggendo i libri o vedendo i film perchè sono coraggioso,ma non mi fanno quell effetto.sorridere piangere o incavolarmi si perche mi immedesimo ma paura di solito no

  • #18
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    Finito ieri di leggerlo!
    Il libro mi è piaciuto,ma non in maniera eccezionale...poi il finale mi ha lasciato il dubbio di non aver capito niente di tutto il libro! I vostri commenti mi hanno,come sempre,dato una buona mano!
    L'istitutrice non mi è apparso un personaggio positivo,non perde un occasione per sottolineare (su un diario) la propria superiorità intellettuale e,dallo stesso istante in cui si rende conto,o pensa,di non essere lei a possedere l'intelligenza più fine in quella casa,comincia a perdere di vista i doveri che si era preposta.
    Più di una volta mi sono chiesto se non fosse pazza e se l'altra donna non agisca sotto le sue indicazioni solo perchè "oppressa" dell'intelligenza della protagonista.
    Molte cose tornerebbero...molte altre no.
    Non mi sono chiari i ruoli dei bambini (vittime?),dei fantasmi...
    Mi è sembrato un po' incompleto,ma forse è giusto così.
    Comunque lo consiglierei!

  • #19
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    Un bel libro rovinato da un finale brusco e poco approfondito a mio modesto parere, la storia era molto coinvolgente e tesa e avrebbe meritato di più.

  • #20
    Alfaheimr
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    Citazione Originariamente scritto da Sopraesistito Vedi messaggio
    Un bel libro rovinato da un finale brusco e poco approfondito a mio modesto parere, la storia era molto coinvolgente e tesa e avrebbe meritato di più.
    A mio parere il finale è deliberatamente brusco. Così com'è - specie in virtù di quel finale che diverso non potrebbe essere - quest'opera è un capolavoro.

  • #21
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    Ho letto questo racconto lungo o romanzo breve, tra i più famosi di James, all'interno di un antologia che raccoglie i racconti di fantasmi dell'autore americano. Non lo considero tra i migliori, ma riesce comunque a creare un atmosfera di tensione e tenebrosa. Sicuramente gioca a favore di questa atmosfera il fatto che la storia coinvolga due bambini e che l'autore giochi sul creare il mistero se i bambini vedano effettivamente i fantasmi e ne siano complici, oppure siano solo vittime della loro istitutrice.
    Effettivamente la figura della giovane è , a mio parere, inquietante. Solo lei vede i fantasmi e cerca poi di forzare Flora e Miles ad ammettere di vederli, i fantasmi stessi potrebbero essere una proiezione della malvagità dell'istitutrice e il vero orrore del racconto stà nel pensare a questi ragazzini in mano ad un adulto del genere.
    L'aspetto bello di questo racconto stà proprio in questo dubbio che l'autore riesce a creare , su chi sia effettivamente il malvagio ; la parte che invece ho trovato negativa è un pò troppa prolissità .

  • #22
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    Il racconto è davvero oscuro con tutte le apparizioni e le figure che si avvicendano nel libro. Mi è piaciuta l' introduzione che vede l' inizio della storia come un racconto scritto di primo pugno dalla protagonista, ma poi il tutto diventa ambiguo. Lo scrittore lascia molto al lettore l' immaginazione persino di un finale diverso. Almeno a me sta capitando così, penso ad un possibile seguito. Le figure dei bambini le ho trovate a dir poco spaventose.

  • #23
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    Citazione Originariamente scritto da danilo87 Vedi messaggio
    Finito ieri di leggerlo!
    Il libro mi è piaciuto,ma non in maniera eccezionale...poi il finale mi ha lasciato il dubbio di non aver capito niente di tutto il libro! I vostri commenti mi hanno,come sempre,dato una buona mano!
    L'istitutrice non mi è apparso un personaggio positivo,non perde un'occasione per sottolineare (su un diario) la propria superiorità intellettuale e,dallo stesso istante in cui si rende conto,o pensa,di non essere lei a possedere l'intelligenza più fine in quella casa,comincia a perdere di vista i doveri che si era preposta.
    Più di una volta mi sono chiesto se non fosse pazza e se l'altra donna non agisca sotto le sue indicazioni solo perchè "oppressa" dell'intelligenza della protagonista.
    Molte cose tornerebbero...molte altre no.
    Non mi sono chiari i ruoli dei bambini (vittime?),dei fantasmi...
    Mi è sembrato un po' incompleto,ma forse è giusto così.
    Comunque lo consiglierei!
    sottoscrivo in pieno!

  • #24
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    Inquietante ma non entusiasmante. Non mi ha convinto del tutto. Mi sembra che manchi qualcosa ma non saprei definire cosa. Forse è proprio questo il fascino del libro.

  • #25
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    Questo libro mi ha abbastanza delusa.
    Forse avevo aspettative eccessive.
    Non conoscevo l’autore, ma avevo letto recensioni entusiaste e c’erano tutti gli elementi che mi facevano presagire una lettura intrigante, una storia neogotica, con ampi rimandi alla lettura romantica inglese, a Jane Eyre, ma con qualcosa di Poe.
    In effetti gli elementi nel libro ci sono tutti, la storia è quella lì, l’istitutrice e il misterioso datore di lavoro, la splendida Bly, isolata dimora immersa nella campagna, due bambini da accudire, misteriose apparizioni… Ma per me la narrazione non ha mai preso il volo.
    La spiegazione me la sono data: lo stile. In parte avrei dovuto essere preparata, perché la mia edizione presenta all’inizio, prima del romanzo vero e proprio, una “Nota del traduttore”, che in realtà è una traduttrice, Nadia Fusini, che in qualche modo mi ha illuminato sul mio mancato coinvolgimento nella lettura.
    Scrive la Fusini:
    "E’ una lingua, quella di James, semplice – nel senso che James non agogna a particolari effetti di bella prosa: non insegue l’ideale di una lingua alta, sublime.
    ….
    Quello che invece è davvero complesso è il periodo. La sua passione per la frase complessa, per la linea serpentina nella sintassi è clamorosa, la prova di un godimento quasi indecente. E’ tale godimento linguistico che il traduttore dovrebbe rendere.
    Giudicherete voi se ci sono riuscita.
    Se vi perderete nella lingua, se vi fermerete spesso chiedendovi ma di che parla? Che dice il personaggio? Se vi sentirete presi nel gorgo di frase avvitate strette attorno a pronomi impersonali, intorno ad un impalpabile neutro, allora sì, ci sarò riuscita”

    Ecco, sì, posso dire che per quello che ho potuto sperimentare io nella mia lettura, ci è riuscita.
    La fatica della lettura mi ha completamente tolto ogni possibilità di godere della storia. E’ vero che più volte mi sono fermata meravigliata dal gorgo lessicale in cui ero stata inghiottita in una singola frase, anche ammirata della capacità di creare un tale gorgo.
    Ma di ciò ne ha risentito completamente la mia possibilità di entrare nella storia, nella narrazione, nel vivere la suspance che un simile racconto dovrebbe creare. Ne sono uscita quasi nauseata, ma soprattutto senza nessun particolare sentimento di attaccamento ai personaggi e alle loro vicissitudini.

    Francesca

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  • #26
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    Molte sono le domande e le riflessioni che questo libro apre sin dall'inizio e che tengono il lettore sempre in uno stato di inquietudine perché non si riesce ad afferrare il senso e la realtà di ciò che viene rappresentato. Dove sta l'orrore e la malvagità? fino alla fine possiamo solo fare supposizioni, ma anche alla fine non ne siamo del tutto sicuri. Come in Cuore di tenebra, l'urlo finale è raccapricciante. Tutto si gioca sul doppio, due bambini, due fantasmi, due istitutrici, due verità. Io ho la mia idea che però nel mondo degli spettri di James potrebbe essere suggestione, impressione o manipolazione.

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  • #27
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    Premesso che è la prima opera che leggo di questo autore, devo dire che non ci ho capito molto. Probabilmente è questo che l'autore voleva, lasciare un senso di incompiutezza, ma a me non è piaciuto. Il finale aperto va bene, ma non così, non per me almeno. E non per un'opera così breve, 40000 parole. I personaggi potevano essere gestiti meglio, pur lasciandoli come sono, perché a quanto pare questi "errori" non sono casuali ma ben congeniati. L'autore li voleva, ha cercato di trasmettere qualcosa che però non mi arriva se non a tratti... Insomma, non è facile giudicare, ma non è facile nemmeno gustare quest'opera. Il finale poi ci lascia con un senso di vuoto: ciliegina sulla torta o mazzata sui piedi?

    A prescindere da questo però il libro si è rivelato capace di dare più che un semplice intrattenimento. Vi si apre uno spaccato di vita, di emozioni e pensieri che non è facile portare su carta. L'autore ha creato personaggi complessi ma a prima vista banali, perché James ha nascosto (volutamente?) molte informazioni utili in posti poco naturali, compressi nelle poche pagine disponibili.

    Forse, in fin dei conti, non un libro da leggere, ma da rileggere più e più volte, facendo ricerche, non cercando risposte...

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  • #28
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    Secondo libro che leggo di questo autore che già con Il carteggio Aspern (forse meno celebre, ma non per questo meno interessante) era stato per me quasi una rivelazione.
    Il giro di vite, benché affronti una vicenda completamente diversa dal punto di vista narrativo (trattasi di una ghost-story o presunta tale, a seconda delle numerose e contrastanti interpretazioni che si sono susseguite negli oltre cento anni dalla sua pubblicazione), secondo me presenta delle tematiche comuni che non hanno fatto altro che confermare la forte empatia provata per questo autore.
    Innanzitutto: l'atteggiamento giocoso e mistificatorio con cui lo scrittore si pone davanti ai suoi lettori. James ha l'incredibile capacità di disseminare o nascondere “indizi” a seconda di quanta “certezza” (o piuttosto dovremmo dire “in-certezza”!) voglia concedere ai lettori circa la legittimità delle proprie ipotesi sullo svolgersi della vicenda e magari persino sul suo esito. Con questo non voglio dire che James si diverta a prenderci in giro, tutt'altro, ma la sua scrittura gioca tutta sull'ambiguità, non tanto sull'inganno quanto sulla possibilità di un inganno. E questo perché in realtà ciò che gli interessa non sono i fatti in sé per sé ma ciò che questi fatti suscitano nei suoi personaggi, le dinamiche che scatenano, le conseguenze più o meno estreme a cui possono condurre... In poche parole, la vocazione di James è prettamente psicologica.
    Di conseguenza, il lettore è tutt'altro che un burattino nelle sue mani, ma anzi è chiamato a partecipare a questo gioco, a fare le sue ipotesi, a “spendersi” mentre vive insieme ai personaggi lo svolgersi della trama e delle sue relazioni.
    Tutto questo vale sia per Il carteggio Aspern sia per Il giro di vite che, a mio avviso e benché abbia letto anche commenti non troppo entusiastici, è un autentico capolavoro.

    Devo ammettere di essere stata particolarmente fortunata, avendo letto questo romanzo breve (una forma letteraria che, al pari dei “mattoni”, sto scoprendo a me particolarmente congeniale) in un'edizione* corredata di note sempre interessanti e a volte illuminanti. Senza togliermi alcun piacere nella lettura, mi hanno permesso di cogliere tanti particolari che magari mi sarebbero sfuggiti, quegli “indizi” di cui parlavo prima, anche se più spesso trattasi di blanks ossia “vuoti” da riempire con le nostre supposizioni, che rendono la ghost-story ancora più ammantata di mistero.
    Ad esempio, la sensibilità e l'impressionabilità dell'istitutrice sono sottolineate fin dall'inizio proprio per instillare il germe del dubbio sulla veridicità del suo racconto. Il suo rapporto con la governante, Mrs. Grove, è costruito con grande sapienza, episodio dopo episodio, e si basa sulla disparità culturale e sociale, sul diverso ruolo e potere decisionale all'interno della casa e allo stesso tempo su una (sincera? ambigua? strategica?) amicizia fra le due donne che si suggellerà in una vera e propria alleanza, tutta a vantaggio dell'istitutrice, appoggiata nelle sue suggestioni più o meno verosimili e nei suoi deliri di onnipotenza.
    Un climax parallelo è costruito intorno alla figura dei bambini, talmente “puri” e “angelici” da non sembrare di questo mondo (e già qui...). É chiaro che James ci sta preparando la strada a qualcos'altro, a quello che, insieme alla “sanità mentale” della narratrice resta il grande dilemma insoluto di quest'opera: i bambini sono creature innocenti da proteggere o piuttosto complici dell'inganno, strumenti (magari non per una propria originale colpa ma per “contaminazione demoniaca”) di malvagità?
    Il crescendo attraverso cui i bambini (e in particolar modo Miles) perdono la loro "innocenza" o forse l'istitutrice prende coscienza della loro vera natura, necessariamente non "angelica" ed "eterea" come lei vorrebbe, è realizzato con grande maestria ed efficacia.

    Insomma, sia l'istitutrice, sia i bambini (e persino, secondo alcune interpretazioni, la povera governante!) sono figure estremamente ambigue ed è proprio quest'ambiguità a creare il pathos e l'angoscia che la sola presenza dei fantasmi non riuscirebbe a giustificare. Ammetto di essere stata molto presa dalla lettura di questo breve romanzo, proprio perché mi rendevo conto poteva essere vero una cosa, così come il suo contrario. Ancora una volta, l'intento di James si conferma quello non di fornire una spiegazione o una verità univoca, bensì di sperimentare ciò a cui possono condurre, nei rapporti umani soprattutto, determinate condizioni. In questo caso l'istitutrice era talmente convinta della “sua” verità da trascinare tutti con sé nel proprio delirio... alla fine conta davvero sapere se i fantasmi fossero “reali” o allucinazioni? Contava davvero sapere se il famigerato “carteggio Aspern”, in funzione del quale tutti i personaggi dell'omonimo romanzo agiscono e si relazionano fra loro, esistesse realmente o no?
    Ammetto di aver particolarmente apprezzato, in questo caso, il finale aperto (che normalmente non gradisco, soprattutto quando mi sembra un escamotage per tirarsi fuori dai guai quando non si sa che pesci prendere...) anche perché non amo tanto la componente soprannaturale, una “soluzione” che ho sempre trovato troppo “facile”...

    E poi... perchè privarsi di decenni e decenni (più di un secolo!) di straordinari dibattiti, critiche, meta-critiche e meta-meta-critiche? Spendo le ultime righe di questo commento per dire che la bella edizione che avevo a disposizione presenta un'introduzione molto interessante la quale, fra le altre cose, prende in rassegna tutte le principali interpretazioni sul significato di quest'opera (per ognuna di queste, più e più saggi: roba da non crederci!): quella soprannaturale, quella psicologica e in particolar modo freudiana, quella allegorica (lotta del Bene contro il Male), quella semantica (per la quale, in soldoni, nessuna interpretazione è neppure legittima in quanto il significato si esaurisce nel valore del linguaggio stesso), e chi più ne ha più ne metta... Davvero il dibattito critico a Il giro di vite sarebbe esso stesso da studiare perché in pratica ha seguito il percorso spirituale/culturale/scientifico del Novecento...
    A me solo sapere questo mette i brividi. Un romanzo capace di scatenare tutto ciò è un capolavoro!

    * ed. Marsilio a cura di Giovanna Mochi.
    Ultima modifica di ayuthaya; 01-07-2018 alle 12:54 AM.

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  • #29

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    C'è da riconoscere sicuramente che l'opera di James eccelle nello smarrire il lettore,e per riuscirci quale modo migliore di offrire un anti-eroe come protagonista del racconto. Costringe a guardare nei meandri bui di sè stessi,perchè quasi sempre in ciò che leggiamo finiamo per impersonarci.
    Ma forse alla fine non è neppure un anti-eroe l'istitutrice,è diventata semplicemente instabile a causa del male di quella casa dov'è finita,è una sorta di Shining il romanzo.
    Tuttavia dovrei leggerlo per dirlo con certezza.

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  • #30
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    L'abbiamo letto e commentato all'interno del 90° GdL, in quanto ghost-story, perché volevamo qualcosa legato al significato cabalistico del numero 90, ossia la paura.
    Aldilà dei protagonisti e della storia in sé che non è stata apprezzata da tutti (me compresa) ne è venuto fuori un interessante dibattito sul senso di quello che l'autore voleva trasmettere ed ognuno si è fatto una propria idea che è stata poi confrontata con le varie interpretazioni citate da ayu. Era da tanto che non riuscivamo ad avere un gruppo di lettura così nutrito, siamo stati 11 partecipanti e sono soddisfatta di averlo proposto proprio io, anche se di James ho apprezzato maggiormente altre opere.

    http://www.forumlibri.com/forum/showthread.php?t=23091

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