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Il giro di vite

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Discussione: James, Henry - Il giro di vite

  1. #31
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    Sono diversi giorni che provo a rigirarmi in testa una recensione, perché so che ci sarebbero tantissime cose da dire su questo breve romanzo, eppure non riesco mai a decidermi a mettere le dita sulla tastiera.
    La verità è, credo, che ho letto talmente tante interpretazioni, tanti commenti importanti e tante recensioni che ora ho un po' perso di vista quella che è stata la mia personale esperienza di lettura. Potrei cercare di tirare le somme di tutto quello che ho letto, ma credo servirebbe un po' a poco.
    La verità è che, prima di iniziare a leggere, non avevo la più pallida idea di quello che mi sarei dovuta aspettare: credevo avrei trovato un racconto di fantasmi un po' datato, una bella atmosfera da classicone inglese (andiamo, una giovane istitutrice che si ritrova in una bella tenuta nella campagna inglese, come si fa a non aspettarsi una novella Jane Eyre?), e invece James mi ha trascinato in un gioco di specchi che ha saputo sì inquietarmi, ma per i motivi del tutto diversi rispetto a quel che temevo. L'inquietudine ne “Il giro di vite” deriva tutta dalla lenta presa di coscienza che niente, in questo romanzo, è come sembra, che non esistono voci affidabili, e che, forse, non ci sono misteri o verità nascoste da svelare: tutto resta nell'ombra, e lo stesso lettore comincia a dubitare di ogni parola, chiedendosi come debba interpretare ogni singola frase.
    La vicenda, in sé e per sé, non è molto più di quanto appare sul retro di copertina: in questo romanzo non accade quasi nulla, ma James, con il suo stile curatissimo e pieno di rimandi e doppie prospettive costruisce tutto nell'angoscia del lettore. “Il giro di vite” è un romanzo estremamente perturbante: James gioca con gli stilemi del genere, gioca con le certezze del lettore, gioca con qualsiasi cosa, e a noi “dall'altra parte” delle pagine non resta che cercare di mettere a fuoco queste poche vicende, cercando di far combaciare figure in apparenza simili, ma che in realtà nascondono volti mostruosi.
    Quello che ho apprezzato immensamente di questo romanzo è proprio il fatto che ognuno è costretto a cercare la propria spiegazione, la propria interpretazione dei fatti, pur senza aver bisogno d'essere un critico letterario per farlo. E' tutto l'opposto della “letteratura d'intrattenimento”, perché il lettore, qui, non può permettersi nemmeno per una riga di restare un mero ricettacolo passivo di informazioni, ma deve intervenire attivamente per provare ad interpretare e scavare oltre la superficie. E il fatto che un racconto così breve sia in grado di aprire così tante strade diverse mi sembra indicativo sulla qualità della scrittura.
    All'inizio della lettura, ammetto di essermi sentita un po' a disagio: mi “fidavo” della voce narrante, e le vere creature demoniache mi sembravano i due bambini, descritti in maniera troppo angelica ed esasperata per sembrare reali: credevo dovessero nascondere a tutti i costi qualche cosa loro, che il male si nascondesse dietro le loro faccine tropo perfette, ma devo ammettere che proseguendo la mia opinione è un po' mutata. La voce dell'istitutrice ha cominciato ad apparirmi volutamente ambigua, come se non volesse raccontare tutto, o come se volesse farlo distorcendo veramente le cose. Forse non sapremo mai la verità, ma nella mia mente si è cementata quest'idea: la pazza è l'istitutrice, che vaneggia e distorce la realtà a modo suo, per avere il totale controllo su questi due bambini. Del resto, la prima apparizione del “fantasma” di Quint arriva proprio quando lei ci dice che avrebbe voluto con tutte le sue forze vedere qualcuno, proprio come in risposta al suo desiderio.
    Ho trovato inquietantissimo soprattutto il suo legame con Miles, che appare chiaramente corrotto, quasi sensuale, decisamente non quello che una donna adulta dovrebbe avere con un bambino. E anche il fatto che Flora, alla fine, sembri scoppiare ammettendo finalmente di detestare la sua istitutrice mi sembra piuttosto significativo: questi bambini hanno sì conosciuto il male, ma in quanto vittime.
    Non so, ho trovato estremamente affascinante questo lento discendere in una spirale apparentemente calmissima, dove l'orrore sembra emergere proprio da chi avrebbe dovuto rappresentare un punto fermo (per i bambini, e per il lettore).
    Non avevo mai letto nulla di Henry James, e ora sono estremamente curiosa di immergermi di più nelle sue opere.

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  3. #32
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    Predefinito Spoileroni

    La mia interpretazione è sicuramente condizionata dalle vostre.
    Forse, se non avessi letto niente al riguardo, avrei lasciato che tutto restasse in superficie, sposando il punto di vista dell'istitutrice e l'ipotesi che i bambini fossero in combutta con i fantasmi. Interpretazione che, oltretutto, non mi dispiace.
    Invece questo gruppo ha stimolato la mia fantasia, perciò provo a giocare un po'.
    La ragazza si trova per la prima volta a contatto con il mondo, che le si presenta davanti con le sembianze di una famiglia in cui tutto sembra perfetto: due bambini talmente privi di difetti da risultare allo stesso tempo banali e inquietanti, nonché una governante, anche lei troppo buona per essere vera, volutamente sottomessa alla superiorità culturale dell'istitutrice. Unica nota stonata, un tutore sui generis che non vuole rogne: non vuole vedere i bambini, né sapere niente di loro. (Perché? Perché non è la prima volta che tutto ciò si verifica? Dunque i bambini hanno un ruolo nella "gestione" del male?)
    In realtà forse lei, essendo digiuna delle cose del mondo, non è in grado di accettare le imperfezioni degli esseri umani e per questo il male le si presenta in maniera spaventosa, ma forse, dal suo punto di vista, più accettabile rispetto ad altre forme: sotto forma di fantasmi che hanno le sembianze di chi l'ha preceduta nel suo incarico.Come se avesse timore che qualcuno potesse rubarle la gioia così facilmente conquistata e l'affetto dei bambini e Quint e la signora Jessel fossero, in questo senso, le persone più pericolose, coloro il cui confronto lei subisce. Come se i due rappresentassero per lei l'ossessione di non essere all'altezza.
    L'istitutrice rimuove il pensiero che Miles abbia commesso una malefatta tale da essere espulso dal collegio, perciò non indaga oltre, finché la situazione non inizia a sfuggirle di mano. Miles ha "detto delle cose", cioè? Ha accusato il signor Quint di pedofilia? E per questo lo mandano via, anziché proteggerlo? O non gli credono? Va be', altri tempi...
    Però, in fin dei conti, Quint e la Jessel sono morti o comunque spariti. Perché? Forse è tutto molto più semplice di quanto non pensiamo e sono i bambini a generare il male, facendo fuori chiunque entri in contatto con loro? James ci vuole semplicemente dire che spesso il male si annida nei luoghi più impensati? O che questi bimbi così soli hanno sviluppato un odio nei confronti del mondo che Miles non riesce a vivere fino in fondo poiché di indole buona, e per questo muore? Miles ha un rapporto morboso con la donna. Forse lui è l'unica anima candida lì dentro, e lei fa sì che muoia per proteggerlo, perché non potrebbe sopportare tutto il resto? O forse perché "ha visto", e questa sarebbe una conferma del suo delirio, così come la scena con lui nel giardino di notte?
    Ma quale è il ruolo di Flora? Si è salvata perché si è allontanata da quel luogo infestato dai fantasmi, forse più in senso figurato che reale?
    E la signora Grose, perché asseconda l'istitutrice? Non sarà davvero lei a voler far impazzire o far fuori chiunque minacci la sua posizione di controllo? In quella casa, lei potrebbe fare il buono e il cattivo tempo, se fosse sola con i bambini. E ha un senso di inferiorità nei confronti della ragazza, potrebbe esserne gelosa. E se fosse davvero lei la colpevole di tutto?
    Nessuna di queste ipotesi sta davvero in piedi; il romanzo è, forse volutamente, tempestato di punti interrogativi come questo post e, se fa scoppiare la testa in questo modo, è certamente un capolavoro.
    Forse l'autore vuole semplicemente dirci che non c'è mai niente di certo e che la verità si nasconde quasi sempre ben oltre le apparenze o meglio, non c'è una verità assoluta. Quella dell'istitutrice, delirante o meno, ha lo stesso valore di quella di chi fantasmi non vede.

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  5. #33
    Oceano di silenzio
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    Questa è una storia che, in superficie, può sembrare surrealista ma che, al suo interno è quanto di più vero possa esserci perché è la storia di una donna sola e delle conseguenze mentali ed emotive a cui una solitudine come quella della signorina che giunge a Bly per fare l'istitutrice può portare.
    Questa ragazza, probabilmente vissuta fino ad allora leggendo i libri del padre reverendo, si allontana per la prima volta da casa, prova un vero e proprio colpo di fulmine per lo zio tutore dei due bambini, colpo di fulmine che farà emergere in lei prepotentemente tutto un vissuto emotivo represso sotto forma di psicosi, di paranoia.
    L'impossibilità di contattare e quindi di tornare ad incontrare l'uomo è talmente insopportabile a livello razionale da farle immaginare una realtà alternativa, una sua realtà in cui lei è la protagonista assoluta, in grado di salvare due anime perdute, vittime di tutto ciò che di perverso possa esistere nel mondo, quindi lei è necessaria, indispensabile, oggetto d'amore del bambino e rivale della bambina, rivelando un complesso d'edipo mai risolto.
    I fantasmi sono nient'altro che proiezioni della parte più nascosta di noi stessi, quella parte che ci fa paura quando non si hanno gli strumenti necessari per elaborarla.
    Dopo tutto la ragazza è una vittima inconsapevole di se stessa.
    Il racconto a mò di bambola russa (o scatola cinese) mi piace sempre molto.

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