E' un grazioso racconto scritto nel 1849 in prigione durante l'arresto dell'autore, ma pubblicato nel 1857.
Il protagonista è un giovinetto di undici anni che durante una vacanza estiva scopre l'amore, la storia è narrata in prima persona da lui stesso ormai cresciuto che ricorda quell'episodio. Essendosi invaghito di una donna molto più grande di lui e sposata, sarà un amore platonico il cui ricordo però gli resterà nel cuore. Mentre diventerà amico di un'altra donna (la monella) che si divertiva a punzecchiarlo, dopo il suo gesto eroico di provare a cavalcare un cavallo imbizzarrito.
Non aggiungo altro perché è di sole 70 pagine quindi fate prima a leggerlo e scoprire da voi cos'altro succede .
Lo stile è scorrevole, adatto anche a chi non ha mai affrontato il temuto Dosto e vuole provarlo per la prima volta (ma non è il mio caso visto che mi manca solo un altro racconto e qualche saggio/diario per completare la sua bibliografia).
Mi è rimasta impressa la scena in cui raccoglie un mazzolino di fiori spontanei (di campo) che io amo molto più di quelli che si coltivano, li trovo naturali e semplici, più vicini alla mia personalità. E la parte con la riflessione sui truffatori (l'unica forse meno scorrevole per i neofiti) in cui ci citano i personaggi di Tartufo e Falstaff.