Sottotitolo - Storie dal manicomio di Teramo (1880-1931).

Si tratta di un saggio che parte dall'analisi di un vasto numero di cartelle cliniche, redatte dai dottori del manicomio di Teramo, nel periodo citato nel sottotitolo.
Lo scopo è quello di descrivere la percezione della malattia mentale nel periodo preso in esame, attraverso le tante storie personali dei ricoverati.
Infatti le cartelle cliniche oltre a raccogliere dati forniti dalle autorità delle località di provenienza dei malati, comprendevano periodiche interviste e la corrispondenza scambiata con l'esterno
o indirizzata ai responsabili della struttura. Tutto utile a descrivere lo stato e i cambiamenti della psiche dei ricoverati.

Quindi attraverso la citazione delle storie personali, si delinea l'evoluzione del Manicomio, inteso a seconda del periodo e dei responsabili, come luogo di cura o di segregazione.
Si comprende come la definizione di malattia e malato viaggiassero su un confine incerto dove potevano coesistere i "pazzi della fame" resi tali dalla malnutrizione o pessima alimentazione e i "pazzi morali", coloro che assumevano un qualche atteggiamento di scandalo per la comunità di cui facevano parte. I "pazzi di guerra" vittime dello shock da combattimento e coloro che non reggevano ai cambiamenti portati dall'emigrazione in terra straniera.
Appaiono poche e approssimative le cure. Infatti molto tempo ancora sarebbe dovuto passare prima di arrivare alle innovazioni ed evoluzioni della seconda metà del 1900.

Per certi aspetti il libro può sembrare, letteralmente, frammentario. Credo però che si possa considerare un pregio, proprio il lavoro di ricomposizione delle mille tessere di un mosaico fatto di frammenti recuperati da cartelle cliniche, corrispondenza, resoconti.

Voto decisamente positivo.