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Discussione: 29° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 29° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Buonasera, siete pronti per inserire qui le vostre poesie preferite o le vostre creazioni in versi?
    Aspetto le vostre proposte, come al solito iniziamo con una a testa, poi le commenteremo una per una.
    Buon Poetic a tutti

  2. #2
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    Predefinito Ode al pomodoro, Neruda

    La strada
    si riempì di pomodori,
    mezzogiorno,
    estate,
    la luce
    si divide
    in due
    metà
    di un pomodoro,
    scorre
    per le strade
    il succo.
    In dicembre
    senza pausa
    il pomodoro,
    invade
    le cucine,
    entra per i pranzi,
    si siede
    riposato
    nelle credenze,
    tra i bicchieri,
    le matequilleras
    le saliere azzurre.
    Emana
    una luce propria,
    maestà benigna.
    Dobbiamo, purtroppo,
    assassinarlo:
    affonda
    il coltello
    nella sua polpa vivente,
    è una rossa
    viscera,
    un sole
    fresco,
    profondo,
    inesauribile,
    riempie le insalate
    del Cile,
    si sposa allegramente
    con la chiara cipolla,
    e per festeggiare
    si lascia
    cadere
    l'olio,
    figlio
    essenziale dell'ulivo,
    sui suoi emisferi socchiusi,
    si aggiunge
    il pepe
    la sua fragranza,
    il sale il suo magnetismo:
    sono le nozze
    del giorno
    il prezzemolo
    issa
    la bandiera,
    le patate
    bollono vigorosamente,
    l'arrosto
    colpisce
    con il suo aroma
    la porta,
    è ora!
    andiamo!
    e sopra
    il tavolo, nel mezzo
    dell'estate,
    il pomodoro,
    astro della terra,
    stella
    ricorrente
    e feconda,
    ci mostra
    le sue circonvoluzioni,
    i suoi canali,
    l'insigne pienezza
    e l'abbondanza
    senza ossa,
    senza corazza,
    senza squame né spine,
    ci offre
    il dono
    del suo colore focoso
    e la totalità della sua freschezza.

    P.s ci hanno fatto anche una pubblicità, veramente bella, vi posto il link, qualora potesse interessarvi: https://www.youtube.com/watch?v=ph4mIBqx1FI

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  4. #3
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    Forse fu l'alcol

    Forse fu l'alcol bevuto la sera,
    forse fu il sonno, la stanchezza del giorno.
    Sparirono ai miei occhi la colonna
    nera di legno con la testa antica, la porta della sala,
    e la poltrona rossa col piccolo divano.
    Venne al loro posto una via di Marsiglia.
    Libera l'anima mia, senza ritegno
    là di nuovo mi apparve, e si muoveva
    in forma d'un giovane bello e sensuale,
    d'un giovane corrotto: anche ciò sia detto.

    Forse fu l'alcol bevuto la sera,
    forse fu il sonno, del giorno la stanchezza.
    La povera anima mia n'ebbe ristoro, lei che sempre
    sotto il peso degli anni sta costretta.

    L'anima mia n'ebbe ristoro: essa mi apparve
    in una via graziosa di Marsiglia
    in forma d'un giovane felice e dissoluto,
    senza vergogna alcuna, certamente.

    Costantino Kavafis
    (1919)

  5. #4
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    Predefinito

    Ma che belle poesie!

    Lettera d'amore

    Non è facile dire il cambiamento che operasti.
    Se adesso sono viva, allora ero morta
    anche se, come una pietra, non me ne curavo
    e me ne stavo dov'ero per abitudine.
    Tu non ti limitasti a spingermi un po' col piede, no-
    e lasciare che rivolgessi il mio piccolo occhio nudo
    di nuovo verso il cielo, senza speranza, è ovvio,
    di comprendere l'azzurro, o le stelle.
    Non fu questo. Diciamo che ho dormito: un serpente
    mascherato da sasso nero tra i sassi neri
    nel bianco iato dell'inverno-
    come i miei vicini, senza trarre alcun piacere
    dai milioni di guance perfettamente cesellate
    che si posavano a ogni istante per sciogliere
    la mia guancia di basalto. Si mutavano in lacrime,
    angeli piangenti su nature spente,
    Ma non mi convincevano. Quelle lacrime gelavano.
    Ogni testa morta aveva una visiera di ghiaccio.
    E io continuavo a dormire come un dito ripiegato.
    La prima cosa che vidi fu l'aria, aria trasparente,
    e le gocce prigioniere che si levavano in rugiada
    limpide come spiriti. Tutt'intorno giacevano molte
    pietre stolide e inespressive,
    Io guardavo e non capivo.
    Con un brillio di scaglie di mica, mi svolsi
    per riversarmi fuori come un liquido
    tra le zampe d'uccello e gli steli delle piante
    Non m'ingannai. Ti riconobbi all'istante.
    Albero e pietra scintillavano, senz’ombra.
    La mia breve lunghezza diventò lucente come vetro.
    Cominciai a germogliare come un rametto di marzo:
    un braccio e una gamba, un braccio, una gamba.
    Da pietra a nuvola, e così salii in lato.
    Ora assomiglio a una specie di dio
    e fluttuo per l’aria nella mia veste d'anima
    pura come una lastra di ghiaccio. E' un dono.

    Sylvia Plath

  6. #5
    d'ya think i'm stupid?
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    Guardo


    pigiamone colorato, quello con gli orsetti
    niente trucco, broncio da sonno, bigodini
    fai colazione appollaiata sullo sgabello alto;
    buffa una macchia di cioccolato sulla guancia

    io che ti guardo mentre preparo il caffè
    gli occhi come un bimbo nelle fiabe


    gli scaffali nel nostro supermercato di periferia
    i tuoi gusti le tue scelte e i tuoi dinieghi:
    questo è buono e genuino, l’altro invece ingrassa...
    le sopracciglia aggrottate nel calcolare i prezzi

    io che poso diligente la roba nel carrello
    gli occhi come un bimbo nelle fiabe


    mare immenso azzurro e caldo: la brezza
    carezza il tuo bel corpo in costume, già scuro
    e ti lasci cospargere la pelle di abbronzante
    mentre con risolutezza ti stendi sul lettino al sole

    io che leggo un libro, un po’ in disparte
    gli occhi come un bimbo nelle fiabe


    la nostra figlia amata è qui oggi, col compagno;
    per offrire loro il meglio, tanto abbiamo fatto insieme
    poi esordisci nuncurante con banali frivolezze,
    il preludio al piatto forte: matrimonio e nipotini

    io che con te marito padre e figlio
    gli occhi come un bimbo nelle fiabe


    sei rimasta più del consueto alla specchiera
    ti sei truccata accuratamente, e un po’ pesante
    hai indossato i tuoi abiti più eleganti e giovanili:
    oggi esci; ma tanto non farai tardi per cena.

    io che so che non ti rivedrò mai più
    gli occhi come un bimbo nelle fiabe


    Hot

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  8. #6
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    Predefinito Canto notturno di un finanziere errante della Legione di Ancona

    Quante stelle stasera nel cielo.
    In silenzio stanno a guardare
    che qui io sto da solo
    e invece ti vorrei accanto
    anche soltanto
    per poterti parlare.

    In questa notte silente,
    mentre sto a scrutare il cielo,
    affannoso ti cerco
    tra le infinite stelle,
    compagna di altre notti
    senza luce,
    amante appassionata...

    E' in questa notte
    così lieve e serena
    che ti cerco bramoso
    tra le luci lontane.
    Eppur davanti a me
    ora ti vedo:
    vicina e irraggiungibile
    eterea e inafferrabile...

    E tu, pallida luna,
    del mio desiderio
    testimone muta,
    tra poco lascerai
    - anche tu -
    il posto al sole
    per l'eterno rincorrersi
    che è dei giorni,
    del nostro destino...

    (maclaus)

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  10. #7
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    Iniziamo con la prima poesia, Ode al pomodoro di Neruda

    La strada
    si riempì di pomodori,
    mezzogiorno,
    estate,
    la luce
    si divide
    in due
    metà
    di un pomodoro,
    scorre
    per le strade
    il succo.
    In dicembre
    senza pausa
    il pomodoro,
    invade
    le cucine,
    entra per i pranzi,
    si siede
    riposato
    nelle credenze,
    tra i bicchieri,
    le matequilleras
    le saliere azzurre.
    Emana
    una luce propria,
    maestà benigna.
    Dobbiamo, purtroppo,
    assassinarlo:
    affonda
    il coltello
    nella sua polpa vivente,
    è una rossa
    viscera,
    un sole
    fresco,
    profondo,
    inesauribile,
    riempie le insalate
    del Cile,
    si sposa allegramente
    con la chiara cipolla,
    e per festeggiare
    si lascia
    cadere
    l'olio,
    figlio
    essenziale dell'ulivo,
    sui suoi emisferi socchiusi,
    si aggiunge
    il pepe
    la sua fragranza,
    il sale il suo magnetismo:
    sono le nozze
    del giorno
    il prezzemolo
    issa
    la bandiera,
    le patate
    bollono vigorosamente,
    l'arrosto
    colpisce
    con il suo aroma
    la porta,
    è ora!
    andiamo!
    e sopra
    il tavolo, nel mezzo
    dell'estate,
    il pomodoro,
    astro della terra,
    stella
    ricorrente
    e feconda,
    ci mostra
    le sue circonvoluzioni,
    i suoi canali,
    l'insigne pienezza
    e l'abbondanza
    senza ossa,
    senza corazza,
    senza squame né spine,
    ci offre
    il dono
    del suo colore focoso
    e la totalità della sua freschezza.

    P.s ci hanno fatto anche una pubblicità, veramente bella, vi posto il link, qualora potesse interessarvi: https://www.youtube.com/watch?v=ph4mIBqx1FI

  11. #8
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    La poesia in questione, la prima di Neruda che leggo, mi ha colpito moltissimo. Mi è sin da subito piaciuta la sua “umiltà”, perché il pomodoro è umile, eppure fondamentale. Il pomodoro riempe le insalate del Cile, unisce tutti, ricchi e poveri. Poi questa poesia mi pare una laica ode, dalle sfumature quasi pagane, alla natura, a questa immensità brulicante di vita che ci culla, e ci dona pace. Ovviamente si parla di cibo, di quel bellissimo momento di nutrimento e di condivisione, con amici e parenti. Tutte queste cose: famiglia, umiltà, natura, pace, assieme mi fan pensare a una cosa: alla vita.

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  13. #9
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    Favolosa! Ci vuole davvero un grande senso della poesia per rendere il pomodoro oggetto di versi Conoscevo Neruda in tutt'altra veste e sono piacevolmente stupita.
    E' una poesia che mi trasmette senso di pienezza e, come dice Marzati, di convivialità, sembra quasi un'esortazione a guardarci intorno e a godere delle piccole cose.
    Io mangio molti pomodori, alla faccia del reflusso gastroesofageo

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  15. #10
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    Pablo Neruda è conosciuto principalmente come il poeta dell’amore e della sensualità, per la straordinaria intensità dei suoi versi amorosi.
    Però non si ispirò soltanto ai sentimenti più elevati, ma anche a un genere d’amore più semplice e che non passa mai di moda: l’amore per il cibo.
    Nella raccolta "Ode al vino e altre odi elementari", dedica i suoi versi a momenti che nella quotidianità ci paiono scontati, ma che sono in realtà ciò che rende preziosa e apprezzabile la nostra vita quotidiana.
    Ci sono infatti l’Ode al giorno felice e l’Ode alla semplicità, l’Ode al vino e quella al cocomero, e poi al carciofo, alla prugna, al pomodoro. Questi ingredienti sono visti dal poeta con occhi a tratti ingenui a tratti infinitamente profondi...
    Le immagini evocate nei versi sono talmente "percepibili" che le usano anche in pubblicità, reclamizzando una nota marca di passata con l’Ode al pomodoro di Neruda.

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  17. #11
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    Mentre stavo per scrivere un post su questa poesia, voi avete già scritto tutto.
    La gente vive così poco e spesso così male che per imparare a godersi la vita è necessario amare le cose più semplici che sono fundamentali sia per ricchi sia per poveri.

    L'amore per il cibo:

    "Lo si schiaccia dolcemente tra lingua e palato; lentamente fresco e delizioso, comincia a fondersi: bagna il palato molle, sfiora le tonsille, penetra nell’esofago accogliente e infine si depone nello stomaco che ride di folle contentezza."
    G. Flaubert


    "Dopo il non far nulla, io non conosco occupazione per me più deliziosa del mangiare, mangiare come si deve, intendiamoci. L'appetito è per lo stomaco ciò che l'amore è per il cuore.
    Lo stomaco vuoto rappresenta il fagotto o il piccolo flauto, in cui brontola il malcontento o guaisce l'invidia; al contrario, lo stomaco pieno è il triangolo del piacere oppure i cembali della gioia.
    Quanto all'amore, lo considero la prima donna per eccellenza, la diva che canta nel cervello cavatine di cui l'orecchio si inebria e il cuore ne viene rapito.
    Mangiare e amare, cantare e digerire: questi sono in verità i quattro atti di questa opera buffa che si chiama vita, e che svanisce come la schiuma di una bottiglia di champagne.
    Chi la lascia fuggire senza averne goduto, è un pazzo."

    G. Rossini

  18. #12
    d'ya think i'm stupid?
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    Trattandosi di Neruda, fin dalle prime righe mi sono sentito trascinato automaticamente in un vortice di anti-dittatura, di ribellione al tristemente golpe di Pinochet.

    Fiducioso di averci visto bene, interpretando la poesia come un incitamento al popolo oppresso, sono andato a cercarmi la data di pubblicazione e … 1954 !!!

    maccome, se il golpe è del 73

    allora ho capito la grandiosità del personaggio, premonitrice di dove avrebbe portato l’andamento socio-politico dell’epoca, profondo conoscitore delle pulsioni umane e di quel suo popolo cileno.

    un parallelo metaforico tra questo e i pomodori, gustoso, pittoresco, violento nei sapori e colori come nel carattere, ricchezze vs povertà, coesione, sangue e quant’altro…

    un’alba di umanità che non avrebbe tardato a manifestarsi, dopo essere stati uccisi e versato tanto sangue.

    un monito per quella gente che ammira e stima, a non farsi sopraffare e ribellarsi con le proprie qualità impareggiabili.

    il golpe avvenne nel 73, e solo 12 giorni dopo egli morì, morte di cui è fortemente sospetta essersi macchiata la dittatura contro un simile personaggio che, amante della gente della bellezza e dei sapori, altro poteva essere se non un dissidente.

    macchia inevitabilmente rossa e indelebile.

    come pomodoro sui vestiti.
    Ultima modifica di HOTWIRELESS; 01-30-2017 alle 07:06 PM.

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  20. #13
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    Hot. il golpe è del 73... sicuramente un refuso, che non intacca minimamente, comunque, le tue considerazioni...

  21. #14
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    Inserisco la seconda poesia, naturalmente chi vuole può ancora commentare L'ode al pomodoro

    Forse fu l'alcol

    Forse fu l'alcol bevuto la sera,
    forse fu il sonno, la stanchezza del giorno.
    Sparirono ai miei occhi la colonna
    nera di legno con la testa antica, la porta della sala,
    e la poltrona rossa col piccolo divano.
    Venne al loro posto una via di Marsiglia.
    Libera l'anima mia, senza ritegno
    là di nuovo mi apparve, e si muoveva
    in forma d'un giovane bello e sensuale,
    d'un giovane corrotto: anche ciò sia detto.

    Forse fu l'alcol bevuto la sera,
    forse fu il sonno, del giorno la stanchezza.
    La povera anima mia n'ebbe ristoro, lei che sempre
    sotto il peso degli anni sta costretta.

    L'anima mia n'ebbe ristoro: essa mi apparve
    in una via graziosa di Marsiglia
    in forma d'un giovane felice e dissoluto,
    senza vergogna alcuna, certamente.

    Costantino Kavafis
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  22. #15
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    Citazione Originariamente scritto da maclaus Vedi messaggio
    Hot. il golpe è del 73... sicuramente un refuso, che non intacca minimamente, comunque, le tue considerazioni...
    ti ringrazio della gentile segnalazione.

    certo che si tratta di un refuso, maledetto cellulare...
    ti pare possibile che abbia sbagliato contemporaneamente anno del golpe e anno della morte di Neruda ?!?

    permettimi di correre a mettere le cose a posto




    ps.): nel correggere, mi sono però accorto che nella parte finale, dove parlavo della morte (il cui anno perciò non ho sbagliato ) del poeta, avevo scritto invece proprio 73...
    meglio così, no?!?


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