Ho avuto modo di conoscere questo scrittore solo da qualche anno, attraverso le sue opere minori, e vi ho scoperto con piacere un umorismo particolare che non avrei mai creduto di trovare. Ovviamente di nome già mi era noto per i suoi romanzi per ragazzi più famosi.
Questo libro però non l'ho trovato così spiritoso e non mi ha fatto fare quelle grasse risate che mi feci con i racconti; sicuramente la colpa sarà stata della sua lunghezza, infatti l'idea di fondo è ottima, ma si è prolungata troppo per poterla apprezzare pienamente, perciò l'effetto divertente è stato di minore intensità.
Ma vi ho trovato diverse parti che fanno riflettere sulle differenze tra monarchia e repubblica, tra civiltà e inciviltà... non che mi fossero sconosciute, ma è sempre utile rievocarle per un confronto tra presente e passato (e oggi siamo ancora più evoluti dei tempi di Twain).
Il protagonista (un americano, ovviamente) racconta di essere tornato indietro nel tempo, a Camelot, durante il regno di Artù e di essere stato scambiato per un mago come Merlino, anzi di più, visto che con le sue conoscenze tecnologiche del 19° secolo ha potuto (ri)creare molte cose che sembravano davvero magia agli occhi ancora non preparati della gente del VI secolo.
L'ho trovato, nello stile di narrazione e in alcune descrizioni, abbastanza simile alla trilogia del nostro Calvino.

Una citazione in particolare mi ha colpito con cui mi ritrovo d'accordo:
Non esiste quella cosa che noi chiamiamo natura, ciò che noi definiamo con questo ingannevole nome è semplicemente ereditarietà ed educazione. Non abbiamo pensieri nostri, opinioni nostre. Ci vengono trasmessi, impressi con l'educazione.