Il film si apre con la cerimonia che si svolge in una villa nella campagna siciliana dopo che è stato fatto il funerale di Giuseppe, giovane che muore improvvisamente e lascia la madre attonita e nel comprensibile dolore. Il giorno stesso arriva una ragazza da Parigi che dice di essere la fidanzata del figlio e che era stata invitata da lui a trascorrere alcuni giorni presso la casa della madre. La madre accoglie la ragazza ma non dice nulla della morte del figlio, fingendo che lo sta aspettando e che rientrerà da lì a poco per la cerimonia pasquale.

Primo lungometraggio del regista di Caltagirone, già collaboratore di Sorrentino, che si ispira all'opera di Pirandello "La vita che ti diedi". Tutto verte sull'assenza e sull'attesa in un continuo rimando tra le due donne, dove la madre vive come reale l'attesa della ragazza e che quindi accoglie come unico filo di speranza e di illusione. Il film tende ai barocchismi e ai simbolismi talvolta eccessivi, raffreddando quel pathos e quella sospensione che una tragedia di questo tipo avrebbe dovuto portare con sé. E' tutto un aprire e chiudere finestre, primi piani di sguardi silenziosi e di lacrime, dialoghi in francese smorzati da momenti conviviali e messaggi lasciati nella segreteria del cellulare. Anche le protagoniste risultano alla fine senz'anima. L'attesa resta quella dello spettatore per arrivare alla fine, che il regista sembra non riuscire a decidere quale deve essere.