Nella lunga lettera, raccolta dall'autore, che la compagna di gioventù aveva scambiato col suo amante Agostino, emerge molto più di quanto lo stesso padre della chiesa avesse "confessato" circa la sua natura estremamente passionale, che lo portava cioè a patire per la sua condizione. L'intensa ricerca spirituale che lo rese celebre, a me personalmente, appare quindi come una sorta di ragionata ricerca di redenzione per una condotta di vita che tutto sommato era in realtà deprecabile solo in virtù della nuova morale cristiana che andava diffondendosi, a cui sua madre Monica (pure dichiarata santa) non smetteva mai di richiamarlo. La lucida analisi filosofica del conflitto interiore del santo, quella narrata dall'originale autrice delle missive, che probabilmente molto soffriva le continue ingerenze della madre nella vita, pur non volendo mai porvi realmente fine. E che forse prende addirittura come pretesto per nascondere le sue gravi contraddizioni: l'abbandono dell'amante e compagna di vita per un matrimonio socialmente più opportuno e anche economicamente conveniente. La separazione dal loro figlio che a lei impone in maniera spietata, e ancora l'addossargli buona parte delle colpe per le sue debolezze, svolgono da cornice per tutte le pretenziose elucubrazioni per cui la donna assurge secondo il dottore della chiesa, al ruolo di tentatrice "diabolica", ossia che divide l'uomo dal disegno di Dio.
Un ridimensionamento del santo di Ippona che io trovo assolutamente doveroso in quanto rivelatosi incapace di riconoscere il sacro nella relazione amorosa, e talmente vile da essersi nascosto dietro la gonna della mamma pur di non ammettere il suo smarrimento esistenziale.