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Confessioni di un italiano

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Discussione: Nievo, Ippolito - Confessioni di un italiano

  1. #1
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    Predefinito Nievo, Ippolito - Confessioni di un italiano

    ll protagonista Carlo Altoviti detto Carlino, nato nel 1775, narra nel 1858 le proprie vicende, intrecciandole con quelle d'Italia, dalla disgregazione della società settecentesca a causa dei colpi inferti dai nuovi rivoluzionari, al consolidarsi della nazione italiana durante la Restaurazione, passando poi alle prove di libertà sui campi di battaglia.
    Carlino, orfano, viene allevato, poiché sua zia è moglie del conte di Fratta, nel Castello di Fratta nel Friuli, vicino a Portogruaro. Qui, la vita si svolge ancora nei dettami e con gli usi di una societa di stampo feudale, ridicola e fuori tempo massimo.
    Carlino è sopportato più di quanto sia amato; ma gli vogliono bene un vecchio servo, Martino, e, a suo modo, la sua cugina Pisana, bambina affatto originale e anticonformista, la quale sarà per tutta la vita il suo romantico amore, nonostante ella si sposi poi con un vecchio, ricchissimo nobile veneziano. Carlino, studente a Padova, entra in contatto con ambienti liberali. Arriva Napoleone. Venezia è venduta col trattato di Campoformio.
    La Pisana se ne lamenta con l’amante, un còrso, ufficiale dell'esercito napoleonico, che non ha cuore di farsi restauratore della libertà veneziana; la Pisana lascia il marito e si unisce a Carlo.
    Ma questi è costretto alla fuga: Milano, Firenze, e poi Roma.
    Entra nella legione comandata dal Carafa di cui la Pisana, solo per l'odio che nutre nei confronti dei reazionari, è diventata amante.
    Carlo, combattendo poi per la Repubblica Partenopea, viene fatto prigioniero da Gaetano Mammone, capo dei Sanfedisti; ma è salvato dalla morte grazie al romanzesco e provvidenziale intervento della Pisana e del dottor Vianello, uno dei frequentatori del castello di Fratta, innamorato della contessina Clara, sorella della Pisana che si era fatta monaca perché la famiglia non le aveva permesso le nozze con lui.
    Caduta la Partenopea, Carlo e la Pisana vanno a Genova. La città è difesa dal Massena. Si recano a Bologna. Ma la volubile donna abbandona Carlo, che torna a Venezia in occasione della formazione del Regno ltalico.
    Qui Carlo si ammala, e la Pisana lo cura affettuosamente, accompagnandolo quand'è ancora convalescente in una gita sui luoghi dell'infanzia.
    Nell'occasione, Carlo conosce una ragazza, Aquilina, che gli vorrà bene; e la Pisana vuole che i due si sposino, sacrificando il suo affetto intenso ma bizzarro alla pace di lui. Dopo il matrimonio si allontana.Caduto Napoleone, Carlo è fra i liberali; nel 1820, soldato di Guglielmo Pepe, e ferito, fatto prigioniero e processato per alto tradimento; condannato ai lavori forzati, perde la vista e gli viene commutata la pena nell'esilio.
    È opera della Pisana, ancora una volta: che lo accompagna a Londra, lo cura, lavora, chiede l'elemosina per aiutarlo. Carlo riacquista la vista per opera del dottor Vianello, anch'egli esule a Londra; ma la Pisana, stremata dalla vita di privazioni e stenti, muore.
    Carlo conserva però vivo il ricordo della donna, e ne elegge lo spirito a guida anche negli ultimi anni. Sono questi anni che segnano la decadenza della famiglia di Fratta; anche del Castello non resteranno che alcuni ruderi.
    Nel romanzo si alternano due registri; quello lirico-evocativo, che prevale nel racconto dell'infanzia e dell'adolescenza di Carlino, sullo sfondo pittoresco del Castello di Fratta e il paesaggio del basso Friuli; e quello narrativo-romanzesco, pieno di colpi di scena, rivelazioni, incontri, avventure.
    L'opera è scritta in pochi mesi, fra il 1857 e il 1858; nel '59 il Nievo si arruola fra i garibaldini e nel '60 partecipa all'impresa dei Mille; nel marzo del '61 muore naufrago.
    Il romanzo, per questa ragione, non ebbe revisione; da questo certamente derivano il contrasto e i tanti elementi inutili che a tratti appesantiscono il racconto. Però, anche nella parte artisticamente più debole, emergono i grandi ideali risorgimentali, primo fra tutti quello educativo.
    Nievo è un educatore anch'egli: entusiasta e sicuro. L'umorismo in lui non trascende mai in un'ironia che offuschi in qualche modo la fede.
    Lo stesso svolgimento concitato e sfocato della seconda parte del romanzo, così pieno di fatti da restarne soffocato, è segno di un'energia romantica.
    Ad ogni modo, per la potenza evocatrice d‘un mondo che scompare, per l'umorismo a tratti lieve e giovanile, altre volte pensoso, e soprattutto grazie alla creazione di un personaggio indimenticabile come la Pisana, questo romanzo resta fra i piu suggestivi libri del nostro '800.


    Il libro è lungo, lunghissimo per me perché l'ho trovato arzigogolato e pesante.Ovviamente lo stile dell'epoca non poteva essere diverso e da come riporta la recensione sopra non è stato rivisto prima della pubblicazione.
    Ci ho impiegato molto a finirlo , mi annoiava abbastanza, tuttavia non ho desistito. Quello che viene raccontato in mille pagine si poteva farlo in 500.
    A voi la scelta se cimentarvi nella lettura di questo classico.
    Ultima modifica di Minerva6; 03-06-2017 alle 11:55 AM. Motivo: Edit titolo

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