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 La ballata di Iza

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Discussione: Szabò, Magda - La ballata di Iza

  1. #1
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    Predefinito Szabò, Magda - La ballata di Iza

    TRAMA:
    Alla morte del marito Vince, un vecchio magistrato, Etelka accetta la proposta della figlia di lasciare la cittadina di provincia dove ha trascorso gran parte della vita e di trasferirsi a Budapest.
    Iza, una dottoressa molto attiva e stimata da pazienti e colleghi, organizza la vita della madre in ogni dettaglio, eliminando qualsiasi traccia del passato. Poco alla volta l'anziana donna si ritrova come pietrificata in una sorta di non-esistenza, sino a quando non decide di tornare nella cittadina per assistere alla posa di una lapide sulla tomba del marito.
    Scritto nei primi anni Sessanta, La ballata di Iza ha alcuni punti di contatto con La porta, il romanzo più noto di Magda Szabó: il complesso rapporto fra due donne, la generale incapacità umana di comprendersi e di comunicare, con la storia dell'Ungheria sullo sfondo. Il romanzo conferma cosí la straordinaria bravura della scrittrice, capace di narrare l'insopportabile solitudine di Etelka, il suo lento rinchiudersi e spegnersi, l'incapacità di Iza di immedesimarsi nella madre, con una scrittura lieve ma allo stesso tempo precisa e implacabile, alla quale è difficile sottrarsi.


    COMMENTO
    Mi dispiace molto di aver letto questo libro in un periodo così complicato, dove non ho il tempo né la testa per sedermi seriamente alla scrivania e mettere insieme un commento un minimo sensato, perché lo meriterebbe davvero. Ci sono così tante cose importanti che si dovrebbero dire su questo libro e su Magda Szabò, e io non credo di esserne in grado, e mi dispiace moltissimo.
    Magda Szabò è una scrittrice straordinaria, che è entrata nella mia vita di lettrice per caso ma l'ha profondamente segnata, ponendo delle nuove pietre miliari impossibili da ignorare. La sua scrittura è straordinaria, e ogni volta mi stupisco nel constatare quanto poco (relativamente, s'intende) sia conosciuta. La sua è una scrittura estremamente chirurgica, pulita e netta, eppure conserva sempre un'eleganza naturale, non è mai eccessiva, non è mai artefatta, è sempre fluida e lucidissima.
    Le vicende raccontate nei suoi libri sono storie in apparenza semplici: si presentano come situazioni lineari, apparentemente comuni, ma poi acquisiscono spessore e vanno a costruirsi in maniera del tutto articolata e impensata, prendono strade impreviste, si avvoltolano su loro stesse e ribaltano quello che sembrava così evidente e semplice.
    “La ballata di Iza” è, di nuovo, uno straordinario, straziante racconto sulla difficoltà di amare senza ferire l'amato. Etelka è una donna di provincia, semplice e buona, una donna che per tutta la vita ha tenuto le sue agili mani impegnate in una continua lotta contro la povertà, inventando ogni giorno esperienze nuove per sfuggire alla miseria. Ha un marito che ama moltissimo, che ha avuto una vita difficile ma ora, raggiunta finalmente una certa tranquillità economica e sociale, invece di godersi meritatamente la pensione, si ammala e muore. Etelka ha anche una figlia, Iza: Iza è una donna straordinaria, è bella, è primario nel reparto di reumatologia di Pest, è buona e generosa, fa di tutto per regalare dei mesi sereni e felici al padre prima della sua morte, e quando questa sopraggiunge, prontamente prende la madre a vivere con sé, per non lasciarla sola in una casa priva di comfort e piena di tristi ricordi.
    Queste sono le premesse, premesse semplici, dove tutto sembra scorrere in maniera naturale verso una sola direzione, ma poi qualcosa cambia. Magda Szabò è un'osservatrice attentissima della condizione umana, e così i personaggi che costruisce vengono ad assumere una complessità e una profondità da lasciare sbigottiti. Le loro personalità emergono lentamente, si fanno conoscere quasi timidamente dal lettore, svelando solo in apparenza tutti i lati del proprio carattere. E così gli intrecci, le passioni, i lati nascosti delle vicende non hanno fretta nei romanzi della Szabò: il lettore viene cullato dallo scorrere di vite estremamente veritiere, per essere poi immerso sempre di più in esistenze claustrofobiche e strazianti.
    Etelka ama la figlia, e sa che la figlia la ama: solo una persona estremamente generosa potrebbe decidere, dopo aver conquistato una grande indipendenza, di prendere in casa con sé una donna anziana e bisognosa di attenzione. Ed Etelka è felicissima di poter ricambiare l'amore e la gentilezza della figlia tornando a occuparsi di lei, a proteggerla e ad aiutarla, come faceva quando lei era piccola. Le cose però assumono col passare del tempo tinte sempre più stridenti, perché Pest non è più la città che Etelka ricorda dal viaggio di nozze; Iza non è più una bambina che ha bisogno della madre perché questa la aiuti a tenere ordine nella casa o nella sua vita; la vita in città è molto più frenetica e difficile di quanto lo fosse in una provincia tranquilla e abitata da volti nuovi, e così Etelka scivola sempre di più in una situazione straziante, fatta di paura e di depressione.
    La vecchiaia raccontata dalla Szabò è qualcosa di terrificante, la solitudine, il sentirsi inutili e ormai appartenenti ad un mondo che non esiste più e che non potrà tornare mi hanno angosciata oltre ogni dire. Per di più, a questa claustrofobia si aggiunge anche l'impossibilità di riuscire a comunicare in maniera reale ed effettiva con chicchessia, nemmeno con le persone che più si amano - anzi, in particolare con le persone che più si amano. Gli esseri umani, nei romanzi della Szabò, sono delle isole, pianeti che orbitano attorno ad uno stesso centro, che si attraggono e si inseguono senza poter mai pensare di giungere ad un punto di comune comprensione. L'amore c'è, ed è straziante, ma non è mai sufficiente a creare un vero rapporto, anzi è solo un'arma che costringe le persone a porgere il fianco a ferite che non possono lasciare scampo.
    Se Etelka mi ha ricordato terribilmente la scrittrice protagonista de “La porta”, Iza invece mi è parsa una Eszter ancora più compassata e ferma nel tentativo di venire a patti con la propria natura. Iza infatti ci prova, ci prova in tutti i modi ad ascoltare la sua ballata, ad essere la donna che vuole apparire, a nascondere quel suo naturale istinto all'egoismo autoconservativo, ma alla fine resta sorda ad ogni suono, la ballata che potrebbe salvarla scivola via, lontana, senza che le sue orecchie l'abbiano ascoltata.
    A contorno di una vicenda semplice e straziante sorgono tutta una serie di personaggi secondari mirabilmente tratteggiati, che vanno a formare un sottobosco di intrecci e relazioni fondamentali per avere una diversa prospettiva rivelatrice di senso sulle due protagoniste. Antal, Gica, il dottore, il giornalaio, Lidia, sono tutti personaggi che crescono piano piano, che pur non avendo un'importanza di primo piano raggiungono una tridimensionalità rara.
    “La ballata di Iza” è un romanzo stupendo, ma racchiude un dolore tale che non sono certa di poterlo consigliare a chiunque. E' un romanzo quasi debilitante, capace di togliere la serenità per diversi giorni, impossibile da mettere da parte solo chiudendone le pagine.

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    Ho amato La porta e a brevissima distanza ho letto anche Via Katalin, che ho sempre apprezzato anche se in maniera differente. Stavo decidendo con quale proseguire e dopo la tua recensione ho la certezza di farlo proprio con questo romanzo.
    Ultima modifica di Minerva6; 08-11-2018 alle 10:55 AM.

  • #3

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    Finito di leggere questo romanzo, provo a dire la mia (con spoiler), consapevole di andare forse un po' controcorrente.

    "La ballata di Iza" è un romanzo molto toccante e dall’incisivo stile corrosivo. Assistiamo impotenti ad una lenta ma vigorosa erosione del corpo e dell’anima di Etelka, fino a veder scavato un solco abissale in cui volontà e sentimento sono risucchiati, con effetti devastanti.

    È sconvolgente come Iza fino alla fine non si renda conto di ciò che veramente sia successo e che non riesca a comprendere quanto sua madre in realtà la amasse. Non saprà spingersi oltre il velo della superficialità nell’analizzare l’accaduto, limitandosi ad accettare la versione ufficiale e formale dei fatti e a dichiararsi intimamente “innocente”. Non a caso, il titolo originale del romanzo non è “La ballata di Iza” ma “Pilatus”…

    Questo è il secondo libro della Szabò che ho il piacere di leggere, e avvicinandomi alle sue opere ho sempre più l’impressione che la Szabò nello scrivere non ci riveli tutto, che presenti i fatti e i pensieri non come qualcosa dal significato chiaro, lineare e preciso, ma come un insieme di tasselli “tridimensionali” con significati impliciti che il lettore deve ricostruire cogliendo i simboli e il non detto per andare al di là di ciò che ci viene direttamente presentato.

    Il non detto è proprio uno dei temi forti di questo romanzo. Iza ne è la sua grande vittima, che quindi è condannata a vivere in una realtà distorta, oscura e per questo tormentata.
    La condanna Antal, che non le ha mai rivelato il reale motivo che l’ha spinto a separarsi da lei, e di cui Iza non riuscirà mai a capacitarsi. La condanna Lidia, nuova compagna di Antal, che nella sua indifferenza verso Iza non si degna di spiegare né a lei né alla madre Etelka il motivo per cui pretenda la fotografia del mulino tanto cara a Vince. La condanna Etelka, che le nasconde costantemente pensieri, desideri, emozioni e sentimenti, fingendo sempre che tutto vada bene e non cercando mai un’occasione per parlarle in modo sincero. La condanna Domokos, che quando comprende ciò che è successo ad Etelka fugge via da Iza senza nemmeno degnarla di una parola.

    Nessuno le si mostra mai realmente vicino da offrirle un consiglio, un confronto, un appoggio o un punto di vista esterno. Ma nonostante la finta e fumosa realtà in cui si ritrova a vivere, Iza, per quanto provata, non si rassegna mai e cerca in ogni modo di ingegnarsi per far godere a Etelka una vecchiaia serena.

    È per questo motivo che, sebbene ogni elemento del romanzo converga verso una sferzante accusa contro Iza, non riesco a farmi convinto che lei sia l’unico vero Pilatus di questa storia. Al contrario, io credo che tutti in questo romanzo siano in qualche modo Pilatus.

    È Pilatus di se stessa Etelka, con il suo lasciar fare tutto a Iza senza mai esternare niente.
    È doppiamente Pilatus Antal, la prima volta quando lascia che Etelka si trasferisca da Iza ,consapevole del carattere di entrambe e senza curarsi di conoscere il parere di Etelka; la seconda volta quando al suo ritorno in paese invita Etelka nella sua vecchia casa ristrutturata per poi lasciarla sola nonostante il suo evidente stato confusionario.
    È Pilatus Domokos che fugge da tutti pur avendo contribuito anche lui al precipitare della situazione.
    È Pilatus Lidia che non dice una parola a Iza dei suoi intimi momenti con Vince e da cui Iza avrebbe potuto probabilmente far tesoro per calibrare meglio il suo rapporto con Etelka.

    Ognuno di loro accusa segretamente Iza, sentendosi assolutamente superiore e innocente. Ma in realtà ognuno di loro è colpevole dei fatti accaduti. E non solo verso Etelka, ma anche verso Iza, lasciata sola nell’indifferenza e nell’ipocrisia di tutti.

    D’altra parte, se i quattro capitoli sono intitolati come i quattro elementi che gli antichi greci consideravano come il fondamento della realtà, appare evidente che manca il quinto, l’etere aristotelico che rappresentava la perfezione e l’incorruttibilità in contrapposizione all’imperfezione umana.

    In questa storia, quindi, nessuno può dirsi davvero puro e innocente. Ognuno di loro è imperfetto, ognuno di loro è Pilatus.

    Chiudo con un’ultima osservazione per chi ha letto il libro. Ho trovato simbolico che Lidia affermi che Etelka prima di spirare fosse assetata, chiedendo “Acqua” e dimenticando invece sua figlia. Fin dall’inizio, infatti, quando Vince è sul punto di morire, comprendiamo come “acqua” sia confondibile con “Iza”. In quell’occasione era stata Lidia e non la moglie Etelka a capire che Vince avesse in realtà pronunciato “Iza”. Ma poi veniamo a scoprire che Lidia è conterranea di Vince, e fino alla fine sappiamo che Iza, vera o immaginaria che fosse, era sempre stata presente nei pensieri di Etelka…per cui probabilmente le conclusioni e le opinioni di Lidia sono completamente sbagliate, cosa che ha contribuito a convincermi del pensiero che in questa storia occorra mettere in discussione un po' tutti i personaggi, e non solo crocifiggere Iza come l'unica vera colpevole, fredda e insensibile.

    “La ballata di Iza” è indubbiamente un romanzo ben scritto, che segna profondamente e non si dimentica. Mi sarebbe piaciuto approfondire e capire più a fondo la simbologia della Szabò, ma nel libro non è presente nè una prefazione nè un'introduzione e in rete non ho trovato alcuna particolare riflessione a riguardo, peccato.

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    E’ un gran bel libro. Ambientato nell’Ungheria del dopo guerra, prima e dopo il periodo staliniano è la storia di una difficile convivenza tra una madre e una figlia alla morte del padre, una storia piena di grandi significati. La figlia ritiene giusto portare la madre a vivere con lei in città, dal momento che è ormai anziana e non la ritiene in grado di vivere sola nel piccolo paese di residenza. La madre accetta con entusiasmo la proposta e ringrazia la sorte di avergli dato una figlia così amorevole e generosa, che nonostante l’invidiabile posizione professionale che si è ritagliata con i suoi studi, impegno, e grandi capacità organizzative, non si dimentica della vecchia madre. Tutto perfetto sulla carta, poi……..non dico altro per non spoilerare.
    C’è anche la descrizione, seppur circoscritta quasi ai soli protagonisti e comprimari di una società ungherese a me del tutto sconosciuta, con le sue tradizioni e i suoi valori e quindi molto interessante, che fatico ad identificare con l’attuale inospitale premier Viktor Orbàn.
    Forse non è un capolavoro dal punto di vista formale, perché in qualche parte mi è sembrato un po’ troppo lento, (potrebbe essere solo una mia sensazione) ma capolavoro senz’altro lo è per il significato delle storie raccontate. Questo libro lo consiglio a tutti anche se devo avvertire che ci sono molte parti di notevole impatto emotivo.

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    [QUOTE=Trillo;454301]




    È per questo motivo che, sebbene ogni elemento del romanzo converga verso una sferzante accusa contro Iza, non riesco a farmi convinto che lei sia l’unico vero Pilatus di questa storia. Al contrario, io credo che tutti in questo romanzo siano in qualche modo Pilatus.

    È Pilatus di se stessa Etelka, con il suo lasciar fare tutto a Iza senza mai esternare niente.
    È doppiamente Pilatus Antal, la prima volta quando lascia che Etelka si trasferisca da Iza ,consapevole del carattere di entrambe e senza curarsi di conoscere il parere di Etelka; la seconda volta quando al suo ritorno in paese invita Etelka nella sua vecchia casa ristrutturata per poi lasciarla sola nonostante il suo evidente stato confusionario.
    È Pilatus Domokos che fugge da tutti pur avendo contribuito anche lui al precipitare della situazione.
    È Pilatus Lidia che non dice una parola a Iza dei suoi intimi momenti con Vince e da cui Iza avrebbe potuto probabilmente far tesoro per calibrare meglio il suo rapporto con Etelka.

    Ognuno di loro accusa segretamente Iza, sentendosi assolutamente superiore e innocente. Ma in realtà ognuno di loro è colpevole dei fatti accaduti. E non solo verso Etelka, ma anche verso Iza, lasciata sola nell’indifferenza e nell’ipocrisia di tutti.

    D’altra parte, se i quattro capitoli sono intitolati come i quattro elementi che gli antichi greci consideravano come il fondamento della realtà, appare evidente che manca il quinto, l’etere aristotelico che rappresentava la perfezione e l’incorruttibilità in contrapposizione all’imperfezione umana.

    In questa storia, quindi, nessuno può dirsi davvero puro e innocente. Ognuno di loro è imperfetto, ognuno di loro è Pilatus.


    Nel leggere il romanzo non avevo considerato questo aspetto, che mi trova perfettamente d'accordo.

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