TRAMA
Elena e Lila, le due amiche la cui storia i lettori hanno imparato a conoscere attraverso L'amica geniale e Storia del nuovo cognome, sono diventate donne. Lo sono diventate molto presto: Lila si è sposata a sedici anni, ha un figlio piccolo, ha lasciato il marito e l'agiatezza, lavora come operaia in condizioni durissime; Elena è andata via dal rione, ha studiato alla Normale di Pisa e ha pubblicato un romanzo di successo che le ha aperto le porte di un mondo benestante e colto. Ambedue hanno provato a forzare le barriere che le volevano chiuse in un destino di miseria, ignoranza e sottomissione. Ora navigano, con i ritmi travolgenti a cui Elena Ferrante ci ha abituati, nel grande mare aperto degli anni Settanta, uno scenario di speranze e incertezze, di tensioni e sfide fino ad allora impensabili, sempre unite da un legame fortissimo, ambivalente, a volte sotterraneo a volte riemergente in esplosioni violente o in incontri che aprono prospettive inattese.

COMMENTO
Ho ripreso in mano la quadrilogia de "L'amica geniale" proprio qualche giorno prima che si sollevasse l'ennesimo polverone sulla vera identità di Elena Ferrante, e questo sinceramente mi ha fatto passare un po' la voglia di parlare di questo terzo volume.
Francamente, che noia. Qualcuno ha deciso di scrivere dei libri sotto pseudonino, e va benissimo. Questo alone di mistero porta i lettori ad incuriosirsi, e va bene pure questo. Gli editori non fanno nulla per fare calare l'attenzione, e ci mancherebbe, va bene anche questo. Ma poi basta, davvero, che noia.
E "che noia" è un po' quello che mi viene da dire quando ripenso a questa lettura. Che pure è scivolata via in un sorso, il romanzo s'è fatto leggere agilmente e in pochi giorni, sollevando anche una certa curiosità momentanea nei confronti delle vite delle protagoniste, ma già solo pochi giorni dopo aver voltato l'ultima pagina non mi è rimasto quasi più niente di Lenù e Lila. Ho in mente solo una matassa di storie e storielle, personaggioni e personaggini, trame e sottotrame, ma non mi importa praticamente nulla di rimettere in ordine tutti gli avvenimenti. E ancora meno mi sento incuriosita a scoprire come diamine finirà questa storia, nonostante, come sempre, la Ferrante decida di inserire nelle ultime pagine quello che dovrebbe essere un colpo di scena troncato a metà, seguendo la tradizione delle migliori serie televisive. E che noia. Non voglio essere invogliata a concludere una saga solo perché l'autore ha rimescolato le carte in tavola a trenta pagine dalla fine del libro: voglio che un libro mi coinvolga da subito, voglio interessarmi ai personaggi ed essere incuriosita dalla loro sorte a prescindere dagli eventi lasciati in sospeso, altrimenti si tratta solo di mezzucci che possono incuriosire sul momento, senza però lasciare minimamente sazi.
Ecco, sì, i libri della Ferrante non mi saziano. Sono piacevoli, a tratti sono stimolanti, ma arrivata in fondo mi sembra di non aver trattenuto nulla. E per carità, è più che probabile che sia io quella incapace di vedere e trattenere le cose importanti, ma tant'è. Questo terzo volume, in ogni caso, mi piaciuto decisamente di più del secondo: se il secondo volume mi era sembrato, guarda un po', quasi solo una storia di amoretti, qui le cose cambiano leggermente. Restano anche gli amoretti, ma il fondale davanti al quale si sviluppano questi amoretti è decisamente più interessante: vuoi perché le protagoniste (anzi, la protagonista, 'ché finalmente Lila è relegata ad un ruolo che la rende molto più realistica e molto meno "macchietta", quello del riflesso, del contraltare lontano che dà corpo ad Elena) sono diventate più adulte, e dunque molto più consapevoli della realtà politica e sociale che le circonda; vuoi perché le tematiche della lotta di classe, degli anni di piombo, della presa di coscienza della seconda ondata del femminimso mi impotano molto di più delle bibite bevute sul lungomare di Ischia e della rivalità di un rapporto di amicizia malato e ossessivo.
Ho apprezzato molto di più il personaggio di Lila, che si trasforma quasi in un'ombra, una proiezione della mente insicura e fondamentalmente invidiosa di Elena: Lila è lo sfondo, la sostanza da cui emerge Elena, Lila è lo specchio deformato in cui Elena ha imparato a riconoscersi e a confrontarsi, è un'entità che a tratti quasi smette di essere un personaggio, per diventare eco dei pensieri di Elena. E quando è presente per davvero, attivamente, in prima persona, è finalmente ridimensionato e ricondotto ad una dimensione reale: una giovane donna dalla mente per certi aspetti indubbiamente geniali, ma che non ha - e non ha avuto - la possibilità di sfruttare e incanalare questa genialità in strade produttive, e dunque si trova a gestire una quantità di energie che la sovrastano e la spezzano. La sua mente va troppo veloce, e la testa le si scolla. Ecco, quest'immagine è perfetta per disegnare l'instabilità mentale di Lila.
Se nei primi volumi era Lila l'amica che destava di più le mie antipatie, ma qui Elena ha recuperato alla grande. Le sue insicurezze crescono in maniera del tutto egoistica, non riesce in alcun modo ad uscire dal suo piccolo orticello dove quello che conta non è nemmeno la sua felicità, ma solo l'opinione che gli altri hanno di lei. Scrive, ma lo fa per essere ammrata da Lila, per provocarle invidia, per immaginare quale sarà la sua reazione e per cercare di interpretare quello che l'amica si aspetterebbe da lei. Si sposa, si comporta da donna raffinata, cambia acconciature, abiti e modo di pensare solo per sentirsi più accettata dalla famiglia di suo marito e dai membri dell'ambiente sociale in cui vuole inserirsi. Si interessa di politica, ma non perché sia davvero preoccupata da determinate situazioni ed abbia delle posizioni ideologiche in merito, ma solo perché vuole dimostrare agli amici di essere intelligente e sveglia e informata.
Non è mai fuggita davvero, non è maturata, è solo una donnetta che si fa scudo con una mente brillante (ma non geniale) e cerca di ottenere approvazione e rionoscimento da chiunque, senza mai fare niente senza una motivazione che venga da qualcun altro. E per carità, è normale essere influenzati da chi ci circonda e dall'opinione delle persone a cui teniamo, ma trovo abbastanza aberrante pensare che Elena si interessi e scriva in maniera attiva di femminismo solamente quando è spinta dal pungolo di voler apparire degna agli occhi di un uomo. Insomma, è proprio vero che Elena non ha mai imparato a prendere i libri e a rigirarli, per usarli contro di loro stessi.
Resta tutta la sporcizia, i rapporti interpresonali che non sono altro che un fallimento, le cose mai dette chiaramente, i rancori, le elucubrazioni prive di sostanza. E la noia.