Va detto che contrariamente a quanto premesso dagli autori, se non si è buddisti, o quanto meno praticanti di meditazione o discipline curative orientali, questo libro può apparire nella migliore delle ipotesi come "tante belle parole", nella peggiore come delle fregnacce. Ma anche per chi è praticante, non si può negare in alcuni tratti il libro ha un approccio consumistico alla disciplina (fai questo e starai bene, tratta questo punto shiatsu e ti guarirà quel malanno... L'antitesi dell'approccio olistico).
Al contrario per chi già conosce il Dharma questo libro costituisce un preziosissimo ripasso, perché diversamente dai tanti libri di pedagogia in commercio, non pretende di trattare i bambini come delle pulsantiere, per cui premendo i tasti giusti si ottengono le reazioni giuste. Niente affatto.
Questo libro è invece dedicato ai genitori (come scritto chiaramente nel titolo), perché gli insegnamenti del Dalai Lama servono a far diventare NOI delle persone migliori, non gli altri (nemmeno i figli). Solo una serenità e amore per la vita, anche per le inevitabili seccature della routine quotidiana, espressa in maniera concreta e tangibile, così che anche i bambini possano respirarla, diventa per loro modello d'esempio, e quindi l'inizio del loro cammino verso la pace interiore (e quindi anche dei genitori!).

Non è niente di diverso da quello che nelle sue conferenze sull'educazione sostiene anche il cattolicissimo Franco Nembrini: ogni genitore è tenuto a ricercare la santità, o per dirla in termini laici, la felicità. Ma la sua, non quella dei figli! I figli continueranno invece a fare sempre il loro mestiere: guardarci.