Un uomo come tanti. Una vita regolare, un buon impiego, una moglie affettuosa e una tragedia con cui convivere, da quando l'unico figlio non c'è più. Da allora George e Mary hanno cercato di riprendere un'esistenza normale, ma in realtà niente è più come prima: qualcosa in George si è spezzato per sempre. Così, quando viene informato che la sua villetta, la sua ditta, l'intero quartiere in cui abita saranno spazzati via da un inutile prolungamento autostradale non ha dubbi e si schiera a fianco dei condannati a morte. Ambientato ai tempi di un'indimenticabile crisi energetica, nell'America angosciata e impaurita dal futuro, un romanzo duro e incalzante di Stephen King firmato con lo pseudonimo di Richard Bachman.


Questo libro l'ho dovuto leggere come compito per le vacanze, se non ricordo male nell'estate del 1996, non so se è stato per il fatto che sono stato costretto a leggerlo da un insegnante, ma lo ho odiato con tutto me stesso e mi ha fatto disprezzare King per molto tempo, ho ripreso a leggere le suoi romanzi (apprezzandoli) soltanto dall'anno scorso.
Nonostante siano passati un sacco di anni ricordo benissimo la trama e non era molto entusiasmante, anzi direi che era alquanto banale.
Del libro ricordo soprattutto che il protagonista continuava a bere southern comfort misto a seven up, continuava a descrivere quell'intruglio come fosse la cosa migliore del mondo e qualche anno dopo (nel 96 ero ancora piccolo), per curiosità lo avevo provato, una cosa orrenda.