Questa è la seconda raccolta di poesie di Montale, scritta tra il 1928 e il 1937 e c'è un chiaro cambiamento che lo porta ad allontanarsi sempre di più dalle ambientazioni liguri di Ossi di Seppia per entrare nel mondo delle relazioni e della realtà sempre con quella visione pessimistica che però non impedisce la partecipazione alla vita. Poesie filosofiche, esistenzialiste e per questo ancor più vicine al nostro modo di sentire.

Una su tutte tra le tante che mi hanno affascinato:


Verso Vienna

Il convento barocco
di schiuma e di biscotto
adombrava uno scorcio d'acque lente
e tavole imbandite, qua e là sparse
di foglie e zenzero.

Emerse un nuotatore, sgrondò sotto
una nube di moscerini,
chiese del nostro viaggio,
parlò a lungo del suo d'oltre confine.

Additò il ponte in faccia che si passa
(informò) con un solo di pedaggio.
Salutò con la mano, sprofondò,
fu la corrente stessa...
Ed al suo posto,
battistrada balzò da una rimessa
un bassotto festoso che latrava,

fraterna unica voce dentro l'afa.