Thomas Hardy è uno degli autori che caratterizzano la letteratura dell'età vittoriana (letteratura che amo molto) e ne critica la falsa moralità.
Soprattutto in questo romanzo le tematiche affrontate sono l'uomo in balìa di un destino ostile, di un dio crudele, di una natura avversa, ognuno la vede come vuole.
C'è un pessimismo cosmico di base, le ambizioni umane vengono ostacolate da una realtà che rimane indifferente ad esse e anche l'amore, la passione, sono elementi che ostacolano l'uomo nel raggiungere i propri razionali obiettivi per trovare una propria dimensione sociale.
Il protagonista si trova a dover scegliere tra seguire le proprie aspirazioni intellettuali e l'amore per sua cugina, amore ostacolato dalla società.
Hardy si identifica in Jude, prova compassione e lo prova anche il lettore, di rimando, perché non c'è una via d'uscita per lui, il perbenismo sociale nel romanzo risulta più forte dei veri sentimenti, è questa la tristezza ma nello stesso tempo la bellezza di "Jude l'oscuro" per me, forse perché anch'io mi identifico in questo pessimismo e rimango senza risposte e quando un romanzo tocca determinate corde è impossibile non amarlo, anche se non lascia speranze ma una razionale consapevolezza delle cose.