In questa raccolta sono comprese le poesie che vanno dal 1940 al 1954. Qui c'è un Montale adulto, molto diverso da quello legato ai suoi luoghi e alla natura di Ossi di seppia o alla scoperta della realtà e dell'amore di Le occasioni con l'immagine della donna salvifica. Una ricerca formale a volte complessa ma comunque affascinanti, anche la filosofia pessimistica che sta dietro i versi è maggiormente centrale e a volte per l'uomo non c'è via d'uscita. Sono poesie che richiedono maggior riflessione per comprendere le metafore o il significato delle parole, sempre di grande impatto e suggestione.

La bufera

La bufera che sgronda sulle foglie
dure della magnolia i lunghi tuoni
marzolini e la grandine,
(i suoni di cristallo nel tuo nido
notturno ti sorprendono, dell'oro
che s'è spento sui mogani, sul taglio
dei libri rilegati, brucia ancora
una grana di zucchero nel guscio
delle tue palpebre)
il lampo che candisce
alberi e muro e li sorprende in quella
eternità d'istante - marmo manna
e distruzione - ch'entro te scolpita
porti per tua condanna e che ti lega
più che l'amore a me, strana sorella, -
e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
dei tamburelli sulla fossa fuia,
lo scalpicciare del fandango, e sopra
qualche gesto che annaspa...
Come quando
ti rivolgesti e con la mano, sgombra
la fronte dalla nube dei capelli,
mi salutasti - per entrar nel buio.