"Sembra quasi pleonastico dire che nell'immenso e misterioso "Libro" che Pessoa ci ha lasciato il centro più riposto, e certo più imperioso, è l'eteronimia. Eteronimia intesa non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l'attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come "terrain vague", come linea magica varcando la quale Pessoa diventò un 'altro da sé' senza cessare di essere se stesso. L'eteronimia di Pessoa rimanda semmai alla capacità di vivere l'essenza di un gioco; non ad una finzione, pertanto, ma ad una metafisica della finzione, o ad un occultismo della finzione; forse ad una teosofia della finzione." (Antonio Tabucchi)

Questo libro non è un romanzo di Tabucchi, ma una raccolta di sue riflessioni e studi critici su Pessoa con l'aggiunta di scritti e lettere del poeta. Lo consiglio solamente a chi ama, come me, questo grande scrittore portoghese, altrimenti si rischia di non apprezzarlo.
Anche se io adoro entrambi però non l'ho trovato molto scorrevole in alcune parti, l'ho letto in un periodo non proprio sereno, mi ci sarei dovuta applicare di più, magari in futuro lo riprenderò in mano con più attenzione.