Sono passati ormai 5 anni da quando lessi questo libro in MG.
Voi direte: e perché lo stai recensendo solo ora? La risposta è che l'ho proposto per il 2° sondaggio sul libro più bello del Novecento italiano (pur non avendolo amato, ma io sono strana ) e solo in seguito mi sono accorta che qui in PB non c'era ancora.
Purtroppo non se serbo un ricordo piacevole (tranne l'averlo letto insieme ad una utente con cui spero di ripetere presto l'esperienza), ma ero stata attratta dal titolo da parecchio tempo così l'avevo comprato. Avevo anche provato a cimentarmi da sola nella lettura senza riuscire a proseguire. In compagnia è stato più facile, anche se la trama non era affatto come me l'ero immaginata.
Al momento non la ricordo più quindi ne posto una presa in rete - occhio allo spoiler!
Composto tra il 1938 e il 1941, il romanzo si svolge in una terra di fantasia, a mezzo tra la Brianza e il Sudamerica, dove don Gonzalo Pirobutirro d'Eltino ha una casa di campagna, lasciatagli dal padre. Vive con lei litigandoci continuamente e in modo crudele. Il contorto affetto per la madre, l'odio per la casa (scomoda e pericolosamente isolata), la ripugnanza per i rozzi contadini e i trafficanti girovaghi, la diffidenza per l'Istituto di Sorveglianza Notturna (allegoria del fascismo) sono rappresentati in stile espressionistico, come manifestazioni di disadattamento affettivo, sociale, politico, che assumono aspetti di angoscia metafisica. Quando la madre viene assassinata (forse dall'Istituto di Sorveglianza) don Gonzalo cade preda di un enorme senso di colpa, quasi fosse fui ad averla assassinata.
Per i miei commenti fatevi bastare quelli del MG
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