Gli asini sono animali di grande pregio: hanno profondi occhi celesti; cocciuti un poco, mica tanto; portano il peso del tempo e anche della vita con umiltà e resistenza; sanno che gli uomini spesso li bastonano sfogando le loro frustrazioni e i loro tic. Sono realistici e perciò non si lamentano: il mondo è fatto così e non si può raddrizzare a piacimento. Però sono laboriosi e miti, dopo la fatica stanno quasi immobili, riposandosi rilassati e anche ilari. Sono per natura sbarazzini con modestia, e perciò molto avventurosi senza gloria. "Viaggio con un'asina nel cuore della Francia" attraversa le Cevenne, però è come se Stevenson viaggiasse al centro della terra e del mondo. Il viaggio è dunque piccolo e breve, ma è completo e del tutto universale; lo scrittore accompagna Modestine alla maniera di un cavaliere dei nostri tempi: non ha corazza, non innalza l'elmo con la visiera, non esibisce gambali di ferro. Un cavaliere comune e straordinario insieme, impastato delle cose minime e anche buffe della vita e della storia. (quarta di copertina)

Il viaggio di Stevenson è uno di quelli che solo i grandi e veri viaggiatori fanno, il viaggio per il viaggio, ogni luogo è buono per sperimentare i propri limiti e per apprendere attraverso il nomadismo che è il nostro stato più vero. I luoghi che racconta li conosco abbastanza bene e l'autore riesce a rappresentarli anche attraverso un aspetto molto importante anche al giorno d'oggi, la religione, che tanti danni ha fatto e fa quando diventa intollerante, come è successo da queste parti dove ci sono state guerre sanguinose contro i protestanti da parte dei cattolici. Un altro tema molto attuale è quello del rapporto con l'animale, qui Modestine, l'asina subisce un po' la supremazia umana, forse è un po' maltrattata rispetto ai canoni attuali ma tutto sommato rende il viaggio unico, tanto da meritare la citazione addirittura nel titolo.