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Malombra

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Discussione: Fogazzaro, Antonio - Malombra

  1. #1

    Predefinito Fogazzaro, Antonio - Malombra

    Intorno al 1881 escono due romanzi capisaldi della letteratura italiana: I Malavoglia di Verga e Malombra di Fogazzaro.
    Non esistono due romanzi più differenti: dove Verga è "fotografico", intento a riprodurre la realtà in modo pedissequo, Fogazzaro trasfigura la realtà, la deforma, la reinterpreta in chiave spirituale e mistica.
    La contessa Marina, spirituale e folle dama, è costretta, a causa delle sue condizioni economiche, a trasferirsi da suo zio, un uomo colto e asociale in un palazzo isolato tra montagne, cipressi e rocce, in una cupa desolazione. In questo involontario romitaggio ella crede di essere la reincarnazione di Malombra, la prima moglie del padre di suo zio, imprigionata all'interno del castello, e morta sola e folle. Il suo desiderio di vendetta verso suo zio si intreccia con la tempestosa storia d'amore con il giovane Silla, verso il quale Marina nutre un rapporto di amore-odio.
    Lo stile di questo romanzo è ricco, prezioso, trasognato, la trama è estremamente interessante, ma viene purtroppo diluita in una narrazione eccessivamente lenta; Perciò è un romanzo che a mio avviso, pur essendo "di razza" non ha un soddisfacente livello di leggibilità.
    voto: 7

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  • #2
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    Prima volta che mi cimento con qst autore e devo dire che scrive molto bene, descrive i luoghi e le emozioni in maniera molto "poetica", la storia è molto interessante xò la prima metà del libro scorre lentamente e i personaggi nn fanno nulla, bisogna aspettare dopo la metà del libro che la storia prenda corpo. L'autore poi nn ha descritto,nn ha parlato della lenta caduta nella follia della protagonista, è successa e basta. Sicuramente è un bel libro,la trama c'è e stimola anche molto la fantasia e la curiostà ma, se fosse stato curato meglio penso che sarebbe stato ancora più piacevole!!

  • #3
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    anche a me era piaciuto moltissimo, come tutta l'opera di Fogazzaro d'altronde. L'ho trovato complesso e sensuale allo stesso tempo.

  • #4
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    La figura di Marina esercita un fascino innegabile. Emblematico il dialogo criptico durante la partita a scacchi con Silla. Suggestiva la descrizione del paesaggio, intriso di un respiro misterioso ed enigmatico. L'aspetto più novecentesco sta probabilmente nell'inettitudine di Silla. Personaggi squisiti Edith e Stainegge. La ridondante preziosità dello stile limita la riuscita del romanzo.

  • #5
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    E’ un bel “mattoncino” non c’è che dire. Dopo le prime pagine di panico però, forse perché piano piano mi adeguavo al tipo di scrittura dell’autore ma probabilmente perché la storia aveva una sua “solidità” al di là di certi spiritismi, ho continuato la lettura con un certo interesse. Siamo in pieno “decadentismo” e la scrittura è l’esatto contrario di quello che qualche volte mi capita di affermare per i miei autori preferiti : “non una parola di più, non una parola di meno”. Qui la scrittura e ridondante, piena di riccioli e sovrabbondante sia nelle descrizione delle cose (oggetti -stanze) che dei paesaggi. Il rovescio della medaglia è che anche la descrizione dei protagonisti, con i loro caratteri e i loro stati d’animo, ricalca le stesse modalità e che quindi i personaggi sono benissimo delineati. Si ha così una descrizione della piccola nobiltà del tempo molto precisa e sicuramente di un certo valore storico. Una nobiltà che, all’apparenza, sembra aprirsi a una sorta di democrazia a progresso, soprattutto nei rapporti con i sottoposti e la borghesia emergente , ma che in realtà è tutta tesa a conservare i privilegi acquisiti nel tempo e la salvaguardia dei propri patrimoni. Ci sono quindi anche dialoghi molto interessanti e, tra una pagina e l’altra anche alcune “perle” (il dialogo tra il conte Cesare e la contessa “Baccalà” per concordare le condizioni di un eventuale matrimonio) che rendono più piacevole la lettura. Meno mi hanno convinto le pagine “filosofiche” sulla religione, non perché non siano di qualità, ma esclusivamente per una questione mia personale che non amo la filosofia nella narrativa. E’ un tipo di prosa che esalta all’eccesso tutti i sentimenti umani, una condizione tipica di quel periodo storico, (amore, odio, onestà, arrivismo…) ma se il tipo di scrittura è ovviamente oggi del tutto superato ciò non vuol dire assolutamente che il libro sia di scarsa qualità, dal momento che anche una finissima ironia non manca E’ solo un libro del suo tempo. Per quanto detto non mi sento di consigliare la lettura del libro a tutti, ma lo consiglio a chi contro i “mattoni” è solidamente “vaccinato”, tenuto conto che l’autore è stato per me una piacevole sorpresa dal momento che nei miei pensieri l’avevo sottovalutato, pur non conoscendolo.


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