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Discussione: 31° Poeticforum - Le poesie che amiamo

  1. #1
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    Predefinito 31° Poeticforum - Le poesie che amiamo

    Carissime ragazze e carissimi ragazzi da 0 a 150 anni, apro il 3d dedicato al 31° Poeticforum dove, come sempre, ciascuno di noi potrà postare la poesia che desidera commentare insieme agli altri partecipanti.
    Sono ammesse (lo ripetiamo per la centomilionesima volta, ma si spera che ci sia sempre qualche nuovo partecipante) e gradite creazioni dei forumpoeti... e, ovviamente, non.
    Dopo aver presentato una proposta a testa, passeremo a commentarle.
    Buon Poeticforum, a voi la parola

  2. #2
    Lunatic Mod
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    Predefinito

    Lo so che abbiamo fatto il GdL sull'Antologia di Spoon River di E. L. Masters, ma un po' di ripasso non fa male

    Ne ho scelto una che non credo sia tra le più famose.

    Mrs Williams

    Io ero la modista
    chiacchierata, calunniata,
    la madre di Dora,la cui strana sparizione
    fu attribuita all'educazione ricevuta.
    Il mio occhio sensibile al bello
    vedeva molto al di là di nastri
    e fibbie e piume,
    e paglie di Firenze e feltri,
    che danno risalto a un bel viso,
    e a una chioma bruna o bionda.
    Vi voglio dire una cosa e domandarvene un'altra:
    le ladre di mariti
    si mettono cipria e fronzoli,
    e cappelli alla moda.
    Mogli, metteteli anche voi.
    Un cappello può provocare un divorzio
    ma anche evitarlo.
    E ora ditemi:
    se tutti i bimbi nati qui a Spoon River
    fossero stati educati dalla contea, in una fattoria;
    e padri e madri fossero stati liberi
    di vivere e godersela, cambiando compagno a piacere,
    credete che Spoon River
    sarebbe peggio di così?
    Ultima modifica di alessandra; 05-22-2017 alle 06:08 PM.

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  4. #3
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    Citazione Originariamente scritto da alessandra Vedi messaggio
    Lo so che abbiamo fatto il GdL sull'Antologia di Spoon River di E. L. Masters, ma un po' di ripasso non fa male

    Ne ho scelto una che non credo sia tra le più famose.

    Mrs Williams

    Io ero la modista
    chiacchierata, calunniata,
    la madre di Dora,la cui strana sparizione
    fu attribuita all'educazione ricevuta.
    Il mio occhio sensibile al bello
    vedeva molto al di là di nastri
    e fibbie e piume,
    e paglie di Firenze e feltri,
    che danno risalto a un bel viso,
    e a una chioma bruna o bionda.
    Vi voglio dire una cosa e domandarvene un'altra:
    le ladre di mariti
    si mettono cipria e fronzoli,
    e cappelli alla moda.
    Mogli, metteteli anche voi.
    Un cappello può provocare un divorzio
    maanche evitarlo.
    E ora ditemi:
    se tutti i bimbi nati qui a Spoon River
    fossero stati educati dalla contea, in una fattoria;
    e padri e madri fossero stati liberi
    di vivere e godersela, cambiando compagno a piacere,
    credete che Spoon River
    sarebbe peggio di così?
    Nion sarà forse tra le più famose, ma è magnifica!!!

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  6. #4
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    Predefinito Tina Modotti è morta

    Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
    forse il tuo cuore sente crescere la rosa
    di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
    Riposa dolcemente, sorella.
    La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
    ti sei messa una nuova veste di semente profonda
    e il tuo soave silenzio si colma di radici.
    Non dormirai invano, sorella.
    Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
    di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
    d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
    la tua delicata struttura.
    Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
    ancora protende la penna e l'anima insanguinata
    come se tu potessi, sorella, risollevarti
    e sorridere sopra il fango.
    Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
    nella mia patria di neve perché alla tua purezza
    non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
    laggiù starai tranquilla.
    Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
    di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
    Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
    Sorella, sono i tuoi passi.
    Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
    prima che le rose di ieri si disperdano,
    verranno a vedere quelli d'una volta, domani,
    là dove sta bruciando il tuo silenzio.
    Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
    Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
    nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
    Valoroso era il tuo cuore.
    Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
    polverose, qualcosa si mormora e passa,
    qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
    qualcosa si desta e canta.
    Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
    quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra,
    col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
    Perché non muore il fuoco.

    (Pablo Neruda , 5 gennaio 1942)

  7. #5
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    Non resteremo con due sole proposte, vero?!?!?!

  8. #6
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    Predefinito Le stanze della memoria

    Nella penombra della stanza
    una chitarra ormai scordata,
    e l'eco di una radio
    in lontananza...

    Sulle note dei ricordi,
    il tempo inesorabile.

    Canzoni e voci e volti
    che ritornano
    e le stanze della memoria
    si riempiono...

    Si colorano
    i ricordi sbiaditi
    con un suono,
    un accordo appena accennato,
    una canzone che a poco a poco
    torna prepotente dal passato,
    colonna sonora
    del tempo andato.

    Torna il passato
    ma il presente è perduto!

    Irrimediabilmente tiranno,
    il tempo passa:
    giorno dopo giorno,
    anno dopo anno.

    Sulle note dei ricordi,
    il presente è già passato...

    (maclaus)
    Ultima modifica di alessandra; 06-12-2017 alle 06:14 PM.

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  10. #7
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    Di mia madre

    Di mia madre nulla saprei dire –
    come ripeteva rimpiangerai un giorno,
    quando non ci sarò più, e come non credevo
    né nel "più", né nel "non ci sarò",
    come mi piaceva guardare, quando leggeva
    un romanzo alla moda,
    sbirciando subito l'ultimo capitolo,
    come in cucina, reputando che questo non è per lei
    il luogo adeguato, prepara il caffè domenicale,
    oppure, ancora peggio, i filetti di merluzzo,
    come attende l'arrivo degli ospiti e si guarda
    allo specchio,
    facendo quella faccia che la proteggeva
    efficacemente dal
    vedere realmente se stessa (cosa che, pare,
    ho ereditato da lei, assieme ad alcune altre debolezze),
    come poi disinvoltamente disserta di cose
    che non erano il suo forte, e come io scioccamente
    la stuzzicavo, come in quella occasione in cui si
    paragonò a Beethoven facentesi sempre più sordo,
    e io dissi, crudelmente, ma sai, egli
    aveva talento, e come tutto mi perdonava
    e come io lo ricordo, e come volavo da Houston
    al suo funerale e in aereo veniva proiettato
    un film comico e come piangevo di riso
    e di rimpianto, e come non ero in grado di dire nulla
    e continuo a non esserlo.

    Adam Zagajewski

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  12. #8
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    Bene! Partiamo dalla prima proposta!

    Mrs Williams

    Io ero la modista
    chiacchierata, calunniata,
    la madre di Dora,la cui strana sparizione
    fu attribuita all'educazione ricevuta.
    Il mio occhio sensibile al bello
    vedeva molto al di là di nastri
    e fibbie e piume,
    e paglie di Firenze e feltri,
    che danno risalto a un bel viso,
    e a una chioma bruna o bionda.
    Vi voglio dire una cosa e domandarvene un'altra:
    le ladre di mariti
    si mettono cipria e fronzoli,
    e cappelli alla moda.
    Mogli, metteteli anche voi.
    Un cappello può provocare un divorzio
    ma anche evitarlo.
    E ora ditemi:
    se tutti i bimbi nati qui a Spoon River
    fossero stati educati dalla contea, in una fattoria;
    e padri e madri fossero stati liberi
    di vivere e godersela, cambiando compagno a piacere,
    credete che Spoon River
    sarebbe peggio di così?

  13. #9
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    Non conoscevo le poesie de "L'Antologia di Spoon River", approfondirò.
    Mi colpisce di questa poesia l'atmosfera familiare e quotidiana che si respira, dove in un paese ci si conosce l'un l'altro, dove si instaura un rapporto confidenziale, in questo caso con la modista del paese, la signora Williams, che conosce di ogni famiglia i segreti più intimi, le confidenze delle signore e purtroppo tra queste signore c'è sempre qualcuna che critica, giudica, guarda in malo modo, ipocritamente.
    Forse l'autore vuole farci riflettere sul fatto che prima di guardare gli altri dovremmo guardare noi stessi.

  14. #10
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    Ispirata dal GdL su La campana di vetro della Plath (che inizierà il 1° giugno) posto questa sua poesia trovata in rete:

    Papaveri a luglio di Sylvia Plath

    Piccoli papaveri, piccole fiamme d’inferno,
    Non fate male?
    Guizzate qua e là. Non vi posso toccare.
    Metto le mani tra le fiamme. Ma non bruciano.
    E mi estenua il guardarvi così guizzanti,
    Rosso grinzoso e vivo, come la pelle di una bocca.
    Una bocca da poco insanguinata.
    Piccole maledette gonne!
    Ci sono fumi che non posso toccare.
    Dove sono le vostre schifose capsule oppiate?
    Ah se potessi sanguinare, o dormire! –
    Potesse la mia bocca sposarsi a una ferità così!
    O a me in questa capsula di vetro filtrasse il vostro liquore,
    Stordente e riposante. Ma senza, senza colore.
    Ultima modifica di Minerva6; 05-28-2017 alle 09:02 PM.

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  16. #11
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    Predefinito Mrs Williams

    Non so perché, fra varie poesie dell'Antologia che ho riletto, ho scelto questa, forse perché l'ho trovata notevole pur non ricordandola. Una visione controcorrente e anticonvenzionale del mondo in quell'epoca, ma lo sarebbe anche oggi. Parole provocatorie e avvelenate contro l'ipocrisia e la falsa morale della società, in particolare dei piccoli centri. Il mio sogno sarebbe scrivere (in prosa) una piccola Spoon River ("dei poveri", ovviamente) del paese dove vivo, ma dovrei andare a spettegolare e a scocciare tutti gli abitanti e non è il caso

  17. #12
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    Di questa poesia dell'Antologia mi ha sempre colpito - e mi piace - l'espressione "ladre di mariti",
    con la quale si vuole parlare in modo molto elegante delle prostitute...

  18. #13
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    Oggi vi propongo la seconda poesia

    Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
    forse il tuo cuore sente crescere la rosa
    di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
    Riposa dolcemente, sorella.
    La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
    ti sei messa una nuova veste di semente profonda
    e il tuo soave silenzio si colma di radici.
    Non dormirai invano, sorella.
    Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
    di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
    d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
    la tua delicata struttura.
    Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato
    ancora protende la penna e l'anima insanguinata
    come se tu potessi, sorella, risollevarti
    e sorridere sopra il fango.
    Nella mia patria ti porto perché non ti tocchino,
    nella mia patria di neve perché alla tua purezza
    non arrivi l'assassino, né lo sciacallo, né il venduto:
    laggiù starai tranquilla.
    Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
    di grande dalla steppa, dal Don, dalle terre del freddo?
    Non odi un passo fermo di soldato nella neve?
    Sorella, sono i tuoi passi.
    Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
    prima che le rose di ieri si disperdano,
    verranno a vedere quelli d'una volta, domani,
    là dove sta bruciando il tuo silenzio.
    Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
    Avanzano ogni giorni i canti della tua bocca
    nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
    Valoroso era il tuo cuore.
    Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade
    polverose, qualcosa si mormora e passa,
    qualcosa torna alla fiamma del tuo adorato popolo,
    qualcosa si desta e canta.
    Sono i tuoi, sorella: quelli che oggi pronunciano il tuo nome,
    quelli che da tutte le parti, dall'acqua, dalla terra,
    col tuo nome altri nomi tacciamo e diciamo.
    Perché non muore il fuoco.

    (Pablo Neruda , 5 gennaio 1942)

  19. #14
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    Tina Modotti, hermana, no duermes, no, no duermes
    tal vez tu corazon oye crecer la rosa
    de ayer, la última rosa de ayer, la nueva rosa.
    Descansa dulcemente, hermana.


    Questi versi di Pablo Neruda sono incisi sulla lapide che copre la tomba di Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, nel Pantheon de Dolores a Città del Messico.
    Ho scelto questa poesia perché mi piacciono moltissimo le poesie in spagnolo, trovo che lo spagnolo, sia scritto che parlato, abbia un suono molto dolce.
    Neruda era molto affezionato a Tina (ho parlato della vita di questa fotografa in un altro thread del forum) e scrive questi versi contro l'ipotesi di un complotto intorno alla sua morte (si pensa ad un avvelenamento da parte degli stalinisti).
    Il titolo della poesia è diretto e crudo ma se si legge la poesia si nota tanta delicatezza nel ricordo del poeta ma anche tanta verità, è presente infatti nella poesia un ritratto di donna ma anche di appassionata combattente, con forti ideali, un bellissimo ritratto, questa poesia rende visivamente l'immagine di Tina.
    Sono talmente affascinata da questa figura determinata e dal mistero intorno alle cause della sua morte che spero di leggere al più presto la sua biografia.

  20. #15
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    In spagnolo è tutta un'altra cosa! I versi in italiano in questo caso suonano duri, forse troppo imponenti, però è bello conoscere il significato della poesia, alla luce della spiegazione di Ondine.

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