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Vedi risultati sondaggio: Quale secondo voi è il libro più bello del Novecento italiano?

Votanti
18. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Il deserto dei tartari di Dino Buzzati

    6 33.33%
  • Se questo è un uomo di Primo Levi

    10 55.56%
  • La Storia di Elsa Morante

    8 44.44%
  • La coscienza di Zeno di Italo Svevo

    5 27.78%
  • La luna e i falò di Cesare Pavese

    4 22.22%
  • Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi

    2 11.11%
  • Canne al vento di Grazia Deledda

    3 16.67%
  • Il barone rampante di Italo Calvino

    3 16.67%
  • Il sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino

    3 16.67%
  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg

    2 11.11%
  • I vicerè di Federico De Roberto

    2 11.11%
  • Novelle per un anno di Luigi Pirandello

    4 22.22%
  • La tregua di Primo Levi

    2 11.11%
  • Il bell'Antonio di Vitaliano Brancati

    0 0%
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Discussione: 4° Sondaggio: Il libro più bello del Novecento italiano

  1. #1
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    Predefinito 4° Sondaggio: Il libro più bello del Novecento italiano

    Questo è il quarto ed ultimo sondaggio che vi darà l'opportunità di votare il libro più bello del nostro '900 tra quelli proposti da noi utenti.
    I 14 titoli sono la somma dei vincitori dei precedenti sondaggi.

    Avete tempo fino a fine mese per decidere, la vostra votazione potrà essere multipla e sarà visibile a tutti.

    Potete anche dire quelli che avete letto e quelli che consigliate agli altri .

  2. The Following User Says Thank You to Minerva6 For This Useful Post:


  3. #2
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    Votato i due titoli di Calvino.

  4. #3
    *MOD* Monkey Member
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    Li voterei tutti tranne i 3* che (ancora) non ho letto, però vorrei fare una selezione...

    * I Vicere, Il bell'Antonio, Canne al vento

  5. #4
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    Ho votato quelli da cui ho tratto più piacere nella lettura e che sono impressi nella memoria in modo indelebile

  6. #5
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    Ho votato Se questo è un uomo, La storia e La luna e i falò.

    Tre libri diversi, ma per me ugualmente importanti.

    Io sponsorizzo come vincitore assoluto "Se questo è un uomo".

  7. #6
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    Ovviamente ho votato Pirandello e poi il barone rampante di calvino

  8. #7
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    Ovunque... basta che ci sia il mio cane accanto.
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    Levi, Buzzati e De Roberto. Ma sembra che Levi col suo capolavoro sia imbattibile...

  9. #8
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    Avete ancora quasi 3 giorni per votare...

  10. #9
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    Assolutamente il mio voto va a Buzzati.
    Non capisco come il sopravvalutatissimo Levi possa esser davanti...
    Buzzati parla di qualcosa che è insito in tutti noi, "Se questo è un uomo" parla di un qualcosa che può capire a fondo solo chi l'ha vissuto... (nessuno dei presenti nel forum).
    I libri sul ricordo, sull'olocausto, ecc, sono indubbiamente importanti da un punto di vista storico-sociale ma non li trovo interessanti a nessun livello, sono buoni solo per rattristare...

  11. The Following User Says Thank You to Des Esseintes For This Useful Post:


  12. #10
    The black sheep member
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    Citazione Originariamente scritto da Des Esseintes Vedi messaggio
    Assolutamente il mio voto va a Buzzati.
    Non capisco come il sopravvalutatissimo Levi possa esser davanti...
    Buzzati parla di qualcosa che è insito in tutti noi, "Se questo è un uomo" parla di un qualcosa che può capire a fondo solo chi l'ha vissuto... (nessuno dei presenti nel forum).
    I libri sul ricordo, sull'olocausto, ecc, sono indubbiamente importanti da un punto di vista storico-sociale ma non li trovo interessanti a nessun livello, sono buoni solo per rattristare...

    Anche Primo Levi parla di qualcosa che riguarda tutti noi. Non parla di Olocausto, non in senso stretto per lo meno. Prima di tutto parla di noi. Perché noi tutti siamo vittime e noi tutti siamo carnefici. E lo siamo ogni giorno, e ogni giorno dovremmo farci delle domande su chi siamo. Siamo uomini? E cos’è l’uomo? Da cosa si differenzia dal resto del mondo animale, dove, pare, la violenza sia il segno distintivo dell’evoluzione?

    Chi più chi meno, siamo tutti forti coi deboli e viceversa. E’ un meccanismo psichico innato che estremizzato porta alle conseguenze nefaste di cui il nazismo fu solo la punta dell’iceberg.

    Quando la sconfitta si fece vicino Hitler disse che non aveva fatto nulla di male. E aveva ragione. Non aveva fatto altro che proiettare sugli ebrei (e non solo) la volontà dell’uomo di prevaricare fino ad uccidere. Prima di Hitler l’umanità aveva commesso atrocità del tutto simili, anche se fu solo con il il Nazismo che la volontà di sterminare “gli altri” raggiunse livelli parossistici, esemplificati dall’industrializzazione della morte.

    Distruggere il nemico non era più una cosa istintiva, ma era diventata parte del processo evolutivo, al pari di costruire automobili o case.

    Hitler disse che fino al giorno prima avevamo fatto le stesse cose, in ogni parte del mondo e sotto ogni bandiera. Per cui lui era un uomo come un altro, che aveva solo portato mezzi moderni a bisogni primitivi.

    Se questo è un uomo.

    Se noi siamo uomini.

    Che cosa sono gli uomini?

    Primo Levi parte subito forte. E dice che, in fondo in fondo, il nazismo non ha rappresentato nulla di nuovo, nulla di eccezionale. C’è sempre stato, e ci sarà sempre, un tempo in cui gli uomini odieranno i diversi, gli stranieri. Lo scrisse all'interno del campo, nel lontano 1945. Perché siamo questi, siamo fatti per innalzarci abbassando gli altri, non siamo uomini, gli uomini non dovrebbero fare questo. L’uomo è dotato di coscienza, dovrebbe capire meccanismi elementari che per il resto del mondo animale rimarranno sempre un mistero. Non ha senso odiare chi viene da fuori. Non ha senso a livello antropologico, intendo. Ma campi di sterminio e guerre tribali, sono proprio un tratto distintivo dell’uomo-non uomo. Che non potrà mai capire le ragioni dell’altro. L’uomo non è un uomo. L'uomo si crede un uomo, ma in realtà è peggio delle bestie, che uccidono per puro istinto. L'uomo, come i gatti con i topi, uccide per puro divertimento.

    La straordinarietà del libro di Levi, al di là dell’essere scritto divinamente, sta nel fatto che la domanda non domanda del titolo non è accusatoria. Ed è un miracolo che un prigioniero di Auschwitz non si faccia dominare dalla rabbia.
    Non si chiede in modo retorico se il secondino nazista addetto ai forni crematori possa o non possa essere definito "uomo". Ma si fa anche la domanda a rovescio. Il detenuto di Auschwitz che ruba la rapa al vicino è forse un uomo?

    Levi vide atteggiamenti, da parte dei morti viventi, che non avevano nulla di umano. Persone che rubavano il cibo a bambini in fin di vita o gente che, per un piatto di minestra, faceva fucilare il prossimo sulla base di false delazioni. Questi erano forse uomini?

    Così come non giudica i nazisti, allo stesso modo non giudica, per ovvie ragioni, chi, da prigioniero compiva atti del genere.

    La grandezza di questo libro, che, non dimentichiamolo, è un diario in presa diretta, sta nel fatto che è come il racconto di un’analisi chimica di una strana reazione. C’è una profonda riflessione su cosa significhi essere uomo, e non troverai nessuna riga “triste”, come dici. Non c’è tristezza in “Se questo è un uomo”, c’è, semmai, consapevolezza e descrizione degli istinti. Analizzati per quello che sono. Come se lui fosse parte di un processo ineludibile.

    Il 99% di noi, messi in quelle condizioni e in quel determinato contesto, avrebbe fatto ciò che hanno fatto gli aguzzini. Dobbiamo smetterla di porci la domanda “com’è stato possibile?”, come se noi non c’entrassimo e come se fossimo superiori, come se i nostri meccanismi e i nostri modi di agire non fossero gli stessi di chi ha fatto cose che non comprendiamo. Aveva ragione la Harendt quando disse che il male è banale, anche se lo disse per motivi per nulla condivisibili.

    Se il male, il male estremo, perverso, è banale, davvero possiamo definirci uomini?

    E se sì, allora cos'è un uomo?

    Perché se io, te, il nostro capo ufficio, il gerarca nazista, l'ebreo morente, siamo tutti uomini, allora è il caso di rivedere le categorie che credevamo immutabili.

  13. The Following 2 Users Say Thank You to Zingaro di Macondo For This Useful Post:


  14. #11
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    Dichiaro vincitore, come libro più bello del '900 italiano, con 10 voti

    Se questo è un uomo di Primo Levi

    seguito da La storia della Morante (8) e da Il deserto dei tartari di Buzzati (6)

  15. The Following 2 Users Say Thank You to Minerva6 For This Useful Post:


  16. #12
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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Dichiaro vincitore, come libro più bello del '900 italiano, con 10 voti

    Se questo è un uomo di Primo Levi

    seguito da La storia della Morante (8) e da Il deserto dei tartari di Buzzati (6)

    Bellissima classifica!

    Ci stava anche il buon Pavese, ma non si può avere tutto.

  17. #13

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    Bellissimo sandaggio, purtroppo l'ho visto sola ora.

    Per quanto riguarda me avrei votato La coscienza di Zeno, perchè mi sembra il romanzo maggiormente aperto alle novità culturali europee dell'epoca come la psicoanalisi e perchè riesce di fatto a toccare tutte le corde dell'animo umano operando una demistificazione impareggiabile su tutto ciò che normalmente consideriamo bello ed elevato; Zeno che desiderare la morte di Guido e poi si autopunisce con un mal di testa lancinante per essere poi "curato" da Guido stesso e suscitare la sua attenzione è uno squarcio dell'animo umano che pochissimi sarebbero riusciti a rendere in modo così innocente e leggero.

    La mia seconda scelta sarebbe stata invece Il deserto dei Tartari; benchè il romanzo in sè non riesca ad avere la stessa forza evocativa de La coscienza di Zeno è ugualmente una metafora dell'esistenza che, benchè scoperta ed evidente, mantiene un valore e un significato profondo.

    Su Primo Levi da un lato mi sento portato a concordare con Des Essaintes, dall'altro con Zingaro; la mia analisi è quindi a metà tra le due e cioè che si tratti di un romanzo che non può non mostrare di essere "romanzo d'occasione" e quindi inestricabilmente legato a un preciso momento storico tuttavia con la benevolenza interpretativa del lettore il messaggio dell'autore può essere esteso a ogni tempo e ogni luogo assurgendo a opera di valore esistenziale.

    P.s. Chiedo invece consiglio su La storia di Elsa Morante perchè non l'ho mai letta... qualcuno può dirmi perchè l'ha scelta e se può quindi essere una buona lettura?

  18. #14
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    Citazione Originariamente scritto da Dallolio Vedi messaggio
    Chiedo invece consiglio su La storia di Elsa Morante perchè non l'ho mai letta... qualcuno può dirmi perchè l'ha scelta e se può quindi essere una buona lettura?
    Io decisi di leggere La storia innanzitutto perché avevo già visto ed apprezzato il film con la Cardinale. Si tratta di un'opera intensa, in cui c'è di tutto (amore, odio, guerra, dolore) ed è narrato in maniera straordinaria, te lo consiglio .

  19. #15

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    Citazione Originariamente scritto da Minerva6 Vedi messaggio
    Io decisi di leggere La storia innanzitutto perché avevo già visto ed apprezzato il film con la Cardinale. Si tratta di un'opera intensa, in cui c'è di tutto (amore, odio, guerra, dolore) ed è narrato in maniera straordinaria, te lo consiglio .
    Lo metto in lista! Volevo fare una proposta se è possibile: fare un altro sondaggio incentrato solo sui romanzi italiani dal 1970 al 2000... essendo un periodo meno "canonizzato" penso che se ne vedrebbero delle belle!

  20. The Following User Says Thank You to Dallolio For This Useful Post:


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